Dopo aver attraversato in lungo e in largo il Nord Europa con il suo impeccabile torpedone, Roby Merlini – volto noto ai lettori di AUTOBUS per i suoi video ironici e riflessivi – si prepara a una nuova avventura. Questa volta, però, niente traghetti artici né rotte scandinave: si vola. E la destinazione è New York. Ma non per lavoro, almeno non stavolta. Il motivo è molto più personale: Roby ha raggiunto la Grande Mela per rendere omaggio a sua figlia Chiara, neolaureata in biologia presso il Manhattan Center for Science and Mathematics.

Un viaggio che è molto più di una trasferta. È un modo per esserci, per recuperare – almeno un po’ – il tempo che il mestiere gli ha inevitabilmente sottratto. Un tema che molti conducenti di gran turismo conoscono bene. Sul suo profilo scrive: «È successo tutto così di corsa… nasci, cresci, vai a vivere lontana, diventi grande e poi donna… ora sei qui, dottoressa Merlini». Parole semplici, ma di una sincerità disarmante.

Chi conosce Merlini sa bene che dietro ai suoi sketch comici e alle battute sagaci – pensate come alternativa a quelle “demenziali”, si nasconde una sensibilità profonda. La sua “filosofia casereccia” , come ama dire, mescola concretezza, dignità e ironia: tre ingredienti indispensabili per chi passa la vita al volante, tra mille problemi, soste improvvise e (ancora troppo) scarso riconoscimento sociale.

Due note fuori copione

E se pensate di sapere già tutto del personaggio, ecco due dettagli che forse vi mancano.
Roby ha studiato canto – sì, davvero – e ogni tanto lo si sente canticchiare tra una corsa e l’altra, soprattutto quando il corridoio del bus è deserto. Ma c’è di più: anni fa, con un amico medico appassionato di recitazione, ha fondato una compagnia teatrale amatoriale. Hanno portato in scena “Forza venite gente” nelle parrocchie romane e perfino nel carcere di Rebibbia. Un’esperienza fuori dal comune, come tante della sua vita.

Ansia da decollo

Un autista teatrante e canterino, insomma. Ma con una debolezza: l’aereo. «Mai avrei potuto fare il pilota, né tantomeno il paracadutista», ammette. Le nove ore di volo verso gli States sono state un mix di tentativi di dormire, film a raffica e qualche snack offerto dalle hostess. Ma il relax, per lui, arriva solo quando è al volante. O almeno seduto in prima fila.

L’autista che vuole il controllo

In fondo, è una sensazione comune tra chi guida per mestiere: ovunque si vada, c’è sempre chi preferisce sedersi al posto di guida anche fuori servizio, perché ci fidiamo del nostro occhio, delle nostre valutazioni, dei nostri riflessi. Restare padroni del mezzo è anche un modo per restare padroni della situazione. Roby ne è la conferma: quando gli proposero un volo per sostituire un collega a Parigi, lui scelse un viaggio con Flixbus, accomodandosi – ovviamente – nei due sedili accanto al conducente.
Diciamolo chiaramente: certi colleghi, anche se non li conosciamo, ci ispirano più fiducia di un Boeing 777.

Autobus: più sicuro di quanto si creda

Secondo i dati della National Safety Council, ripresi in un’analisi pubblicata il 5 febbraio su ShawCowart.com, l’autobus è uno dei mezzi di trasporto più sicuri, secondo solo all’aereo. Gli incidenti che coinvolgono scuolabus, autobus turistici, navette aeroportuali o mezzi urbani rappresentano meno del 10% delle vittime della strada negli Stati Uniti, nonostante l’elevato numero di passeggeri trasportati ogni giorno. Al vertice della classifica c’è l’aereo, che registra appena 0,01 infortuni ogni 100 milioni di miglia aeree percorse per passeggero: un dato che ne conferma l’eccezionale livello di sicurezza.l treno non è menzionato nel rapporto, ma altre fonti lo pongono su livelli di sicurezza simili a quelli dell’aviazione.

Il collega da ascoltare

Tornando al ruolo di Roby come padre, è forse proprio questa coerenza testarda – a tratti teatrale – unita a una generosità fuori dal comune, a renderlo un collega da ascoltare. Non solo quando racconta il suo ultimo tour, o la sua tournée europea, ma anche quando, tra un parcheggio e una partenza, con pudore e orgoglio, accenna alla fatica e alla gioia di essere padre.

di Gianluca Celentano

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