Se quella sgroppata con la livrea Arst, nel 2008, ha relegato l’allora  neo-sostituto dell’Intercentury a fanalino di coda, complice la zavorratura ‘frivola’ (penalizzata ex post a tavolino), con la più convincente  prestazione in esame l’i4 si è ampiamente riscattato. Macinando 3,8 chilometri con un litro di gasolio lascia alle spalle quella prova, sorpassa il Safari e tiene testa al Lion’s Regio. Pur lontano dalla diade super-performante al vertice (Omniexpress e S 415H) la cavalleria del 12 metri si è fatta comunque apprezzare, soprattutto nel tratto interurbano, dove ha viaggiato poco distante i 4 chilometri, a una velocità di crociera che ricalca grossomodo quella del 2008. Buono il ‘tiro’ del Dc9, coadiuvato dal Comfort shift a sette marce.

Omogeneizzazione o family feeling, stiamo parlando della stessa cosa: l’i4 si mette in scia all’i6 e si svincola dal complesso ancillare dei linea. L’impronta è più spartana di altri, che nascondono però un’anima kombi, essendo turistici in prestito, come il Jetliner, o ‘double earner’ come il Setra. Il vellutino ignifugo dei 51 sedili Inaza conserva l’imprinting Classe 2 (anche se questa versione è extra, reclinabile, con portariviste e bracciolo con pulsante per lo sblocco) e le bocchette sono integrate nella fascia in tinta, insieme alle luci di cortesia.

È ormai rodato il 9,3 litri Scania, il dispari targato Euro5/Eev. La formula è nota e promuove la turbina a geometria variabile e il common rail da 2.400 bar che in Svezia hanno disegnato a quattro mani con Cummins. Lavoro su omogeneizzazione della combustione, pressione e punto di fiamma che ha permesso di eludere voce di spesa e serbatoio aggiuntivo relativi all’urea tecnica. Basta il ricircolo, che smagrisce la miscela e rischia di penalizzare i consumi, anche se dipende dalle applicazioni. I 3,8 chilometri/litro sono un dato soddisfacente, ma con 14mila euro si può avere l’automatico Zf, per risparmiare qualche litro al rabbocco

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