bblasi_bus_004I succulenti 3,7 miliardi messi sul tavolo dalla legge di bilancio per il periodo 2017-2033 sono la ciliegina sulla torta di una stagione, quella a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017 che ha visto finalmente buone notizie del fronte degli investimenti nel trasporto pubblico locale. Gli stanziamenti del ministero infrastrutture e trasporti e il piano industriale delle ferrovie sono altri tasselli di un puzzle di (ormai) insperato ottimismo. Nel frattempo, l’identikit del parco autobus italiano prende forma in uno studio firmato da Cassa depositi e prestiti ed Asstra. Verrà presentato domani a Roma, nella giornata finale del convegno nazionale del tpl. Gli sforzi del governo sono sufficienti? Quasi, e lo scrive il “Sole 24 ore”: per eliminare la distanza che ci separa dagli standard europei servirebbero 3,9 miliardi all’anno per i prossimi diciassette anni. Alla faccia!

In Italia i bus più vecchi, si sa

Del resto, è risaputo che partiamo da una situazione che ci vede fanalino di coda nel vecchio continente per anzianità dei bus. 11,4 anni l’età media degli autobus italiani, contro gli 8 della Spagna, 7,8 della Francia, 7,6 del Regno Unito, 6,9 della Germania. Lo standard Ue? 7 anni. Per mettersi in pari, l’ultima legge di bilancio prospetta un investimento di 1,4 miliardi annui (compresi anche stanziamenti sui treni) che sono in larga parte coperti dalla manovra.

età media autobus italia

…e se volessimo adeguare anche le infrastrutture?

Lo studio affronta anche questa questione. E le rosee previsioni di cui sopra impallidiscono: per adeguare non solo i mezzi ma anche le reti agli standard europei, secondo la responsabile ricerca e studi di Cassa depositi e prestiti Simona Camerano, servirebbero 3,9 miliardi di euro l’anno per i prossimi 17 anni. L’impatto sul sistema economico sarebbe di 5,6 miliardi l’anno di valore aggiunto in più, 137mila ogni 12 mesi i posti di lavoro creati.

Alimentazioni alternative al palo

Tornando alla “fotografia” di Asstra, emerge uno sguardo impietoso sulle alimentazioni innovative. Basti pensare che un quarto dei mezzi è ancora in classe Euro II o inferiore.  Il 71 per cento degli autobus è ancora alimentato a diesel. Il metano ne muove il 27 per cento. Elettrico ed ibrido non pervenuti: nemmeno il 2 per cento messi insieme. Non resta che attendere la svolta: secondo l’Uitp, in tema di elettrici, i prossimi dieci anni saranno decisivi.

tabella 2

Intanto il Consip prepara la prima gara unica nazionale

Sarebbe quasi tutto pronto, nel frattempo, per la prima gara unica nazionale da 1600 bus, col Consip nel ruolo di centrale unica di committenza. Si partirà con nove lotti per mezzi sia urbani che extraurbani, per un valore di 255 milioni (cofinanziamento incluso) che si aggiungono ai 500 milioni già stanziati a dicembre per le gare regionali. Lo strumento ha l’obiettivo di alleggerire il compito di Regioni e società di tpl, risparmiando loro la gestione di procedure burocratiche complicate. Per ogni lotto ci sarà un vincitore: un produttore in grado di garantire la fornitura massima indicata dal provvedimento. Ogni fornitore firmerà una convenzione con Consip e riceverà gli ordinativi dalle singole Regioni. La seconda tranche dei fondi (pari al 60%) sarà pagata al costruttore solo al momento del completamento delle forniture.

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