Roberto Sommariva

Per chi è solito frequentare convegni e tavole rotonde aventi come argomento il ‘trasporto pubblico locale’ si sarà accorto che negli ultimi 15-20 anni alcuni termini sono così ricorrenti da diventare insopportabili. Quelli che mi colpiscono di più sono “integrazione tariffaria”. Ora, se in 20 anni non si è riusciti a mettere d’accordo i diversi soggetti del territorio facilitando il povero passeggero vessato da rincari, ritardi e scioperi forse sarebbe il momento di alzare bandiera bianca e puntare le proprie attenzioni e le proprie forze (nonché risorse) da un’altra parte. Tanto per essere chiari: l’Expo sarebbe stato un ottimo momento per la Lombardia (ma anche semplicemente per la provincia di Milano) per creare una rete che poi sarebbe rimasta un patrimonio dei cittadini. Forse sarebbe stato un bel segnale anche solo integrare il servizio Atm con quello di Trenord. No, non si è riusciti nemmeno a fare questo. Per consolarci siamo costretti a leggere la stampa straniera.  Il 26 febbraio, infatti, il Ministero della comunicazione e dei trasporti cinese ha reso noto 10 progetti atti a stabilizzare la crescita e beneficiare la popolazione, tra questi l’utilizzo di un’unica tessera per gli autobus in più di 20 città, e la costruzione e sistemazione di 200 mila chilometri di strade rurali. L’obiettivo è quello di promuovere la parità dei servizi pubblici del traffico nelle zone urbane e rurali, e rafforzare la facilitazione, i servizi e la garanzia della sicurezza dei trasporti e del traffico.  E questo sarebbe un Paese emergente? Oppure siamo noi che viaggiamo in retromarcia?

 

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