Sono in molti a chiedersi quali e quante siano le risorse disponibili per proseguire il virtuoso processo di rinnovo e innovazione del rotabile in servizio nelle città italiane. Abbiamo scandagliato le normative vigenti al fine di stimare le risorse finanziarie disponibili nei prossimi 5 anni, da cui risulta una capienza di circa 1,3 milioni di euro, da spendere entro il 2028.

I soldi per gli autobus in servizio di linea sono finiti? Dopo la fine delle erogazioni del Pnrr e la scadenza del 31 dicembre 2025 per le rendicontazioni delle risorse del Psnms, le aziende avranno ancora risorse da spendere per l’adeguamento tecnologico del parco autobus? Quale futuro si prefigura per il processo di rinnovo delle flotte? Bene, in questo articolo proviamo a portare a sintesi un’approfondita analisi dei (complessi) strumenti normativi in vigore, al fine di stimare le disponibilità di finanziamento per gli investimenti che le aziende potranno utilizzare per proseguire il processo di modernizzazione del parco bus di linea, che negli ultimi 5 anni – e non solo grazie al Pnrr – ha avuto un’accelerazione virtuosa e importante, che ha consentito non solo di abbassare relativamente l’età media del parco circolante, ma anche di far crescere le quote di mercato degli autobus a zero e basse emissioni. 

Facciamo il punto

Va subito evidenziato che, sì, nel prossimo futuro molte aziende tpl potranno ancora impegnare finanziamenti pubblici per l’acquisto di nuovi bus. E lo strumento continuerà ad essere prevalentemente il Piano strategico nazionale per la mobilità sostenibile, ottima intuizione dell’allora ministro delle infrastrutture e trasporti, Graziano Del Rio, con il sostegno attivo della struttura tecnica di missione del Mit, all’epoca guidata dal professor Giuseppe Catalano.

Si tratta di un impianto normativo costruito – in realtà, non sempre in modo chiaro e lineare – attorno al Piano strategico, che ha mosso i suoi primi passi nel lontano 2017, per la precisione con la legge di bilancio 232/16, e successivamente messo a terra con il Dpcm del 17 aprile 2019, che ha definito un piano quindicinale di investimenti per il rinnovo del parco bus di linea – urbano, suburbano ed extraurbano – per il periodo 2019-2033, con uno stanziamento di 3,8 miliardi di euro.

Per non annoiare il lettore, evitiamo di descrivere le farraginose elaborazioni normative che hanno regolato il piano, fatte di numerosi decreti ministeriali e direttoriali, di deliberazioni della conferenza Stato-Regioni, di continue eccezioni, rinvii e rimodulazioni, in parte dovute anche alla fase critica del Covid.

Questa analisi è focalizzata sul periodo immediatamente successivo alla fase finale delle risorse Pnrr. In questo ambito, lo strumento prioritario è rappresentato dalle risorse incluse nel secondo e terzo quinquennio di spesa previsti dal Psnms. Nello specifico, occorre fare riferimento al Decreto direttoriale del Mit n.152 del 8 maggio 2025, che modifica e integra il Dd 227/23, in attuazione del Dm 71/21, che assegna le risorse del Psnms – per complessivi 1,15 miliardi di euro nei due quinquenni 2024-28 e 2029-33 – alle città metropolitane e ai Comuni con oltre 100mila abitanti. In via preliminare, questo elemento evidenzia un dato importante: le risorse ancora disponibili riguardano essenzialmente i servizi tpl urbani e suburbani.

Ciò significa che (con l’esaurimento delle risorse previse dal piano complementare al Pnrr e in assenza di nuovi stanziamenti) il rinnovo del parco autobus extraurbano dovrà fare fronte alle esigenze di investimento utilizzando soprattutto le risorse di fonte Por-Fesr (pianificazione 2021-27), ancora a disposizione delle varie Regioni per volumi assai differenziati tra di essi, oltre che a una quota parte delle risorse gestite dalle Regioni riconducibili al medesimo Psnms, come vedremo più avanti. 

Quanti e quali soldi ci sono (ancora) 

Tornando al tema delle disponibilità finanziarie per i prossimi anni offerte dai fondi Psnms in ambito urbano, oggi siamo nella fase di avvio dell’attuazione delle procedure previste dal Dd n.152 del 8 maggio 2025, che assegna ai Comuni e alle città metropolitane il compito di definire i nuovi interventi da inserire come Cup (Codice unico di progetto), con riferimento alla pianificazione relativa al quinquennio 2024-28, il cosiddetto ‘piano di gestione’. In buona sostanza, gli enti locali già individuati nel riparto delle risorse, ai sensi del Dm 71/21 e successivi decreti attuativi, possono/devono modificare i loro Cup originali sulla base della rimodulazione delle risorse per il quinquennio 2024-28 elaborate nell’ambito del Dd n.152 del 2025.

Le coordinate fondamentali che possono fornire un quadro di insieme dei finanziamenti disponibili per il rinnovo del parco dei bus urbani e suburbani relativamente ai fondi gestiti da Comuni e città metropolitane nei prossimi anni (fino al 2028) possono essere sintetizzate come segue:

  • capienza stimata intorno ai 570 milioni di euro in 5 anni;
  • 1 gennaio 2024: inizio di possibilità di immatricolazione per usufruire del plafond 2024-28;
  • 31 dicembre 2028: scadenza delle contrattualizzazioni riferite al plafond 2024-28;
  • 31 dicembre 2030: scadenza delle rendicontazioni;
  • a partire dal 1 gennaio 2028 gli enti locali possono rimodulare i rispettivi piani di gestione con riferimento al quinquennio 2029-33

Le città metropolitane che hanno allocate le risorse più ingenti nel quinquennio 2024-28 sono Roma (110,7 milioni), Milano (94,3), Napoli (84,8) e Torino (64,3).

Tra i 35 e i 45 milioni ciascuno sono assegnati alle Città Metropolitane di Genova, Bari, Catania e Palermo, mentre sotto i 35 milioni ciascuno spettano a Venezia, Bologna, Firenze, Catania, Messina, Reggio, Cagliari.

Le allocazioni per i Comuni vanno dal massimo di poco più di 24 milioni di Taranto e Foggia al minimo di 10,4 milioni di Ancona, passando per le allocazioni intermedie assegnate ai Comuni di Bergamo, Brescia, Ferrara, Forlì, Latina, Livorno, Modena, Monza, Novara, Padova, Parma, Perugia, Pescara, Piacenza, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Sassari, Siracusa, Terni, Trieste, Verona e Vicenza.

Cosa c’è all’orizzonte

Le tipologie e tecnologie che potranno essere acquisite con le risorse assegnate dal Psnms per il 2024-28 sono:

  • autobus M2 e M3 cl. A e Cl. 1 in servizio urbano/suburbano C-Lng, Bev, Hev, Fcev;
  • solo per le Città Metropolitane, autobus M2 e M3 cl. A e Cl 2 in servizio extraurbano C-Lng, Bev, Hev, Fcev;
  • filobus di qualsiasi tipologia

Inoltre, possono essere utilizzate risorse fino al 50 per cento del primo triennio per la realizzazione di infrastrutture di erogazione e di ricarica.

Alle risorse messe a disposizione per il quinquennio 2024-28 dal Psnms gestite dai Comuni e dalle città metropolitane, per il medesimo periodo, vanno aggiunte quelle messe a disposizione dal Psnms gestite dalle Regioni, per un ammontare complessivo di circa 750 milioni di euro in cinque anni. Si tratta del finanziamento riconducibile al Dm 81/20, recentemente regolato con Decreto direttoriale n. 445 del 2 dicembre 2025, pubblicato a inizio 2026.

Le tipologie di autobus ammesse al finanziamento e le modalità di gestione di questo fondo gestito dalle Regioni sono sostanzialmente le stesse di quelle sopra descritte gestite da Comuni e città metropolitane e fanno riferimento agli specifici Cup presentati dalle Regioni, che programmano il relativo riparto dele risorse assegnate a livello territoriale.

Solo alcune scadenze sono differenti:

  • 1 gennaio 2024: inizio di possibilità di immatricolazione per usufruire del plafond 2024-28;
  • 31 dicembre 2026: scadenza delle contrattualizzazioni riferite al plafond 2024-28;
  • 31 dicembre 2028: scadenza delle rendicontazioni;
  • a partire dal 1 gennaio 2028 le Regioni possono rimodulare i rispettivi piani di gestione con riferimento al quinquennio 2029-33.

L’ allocazione delle risorse per il complesso del secondo quinquennio del Fondo Psnms gestito dalle Regioni assegna poco più di 100 milioni di euro (in 5 anni) a Regione Lombardia, poco più di 80 milioni alla Regione Lazio, poco oltre i 50 milioni ciascuno a Campania, Veneto e Emilia Romagna, tutte le altre Regioni acquisiscono rispettivamente meno di 50 milioni di 5 anni.

Va detto con chiarezza che una parte consistente delle risorse 2024-28 del Psnms – sia i fondi gestiti dai Comuni che quelli gestiti dalle Regioni – è già in fase avanzata di impegno da parte di diversi enti locali, in particolare quelle che si sono attivate già a monte della stessa modifica dei Cup. Non va dimenticato, infatti, che possono essere coperti con queste risorse i bus immatricolati a partire dal 1 gennaio 2024. Sono attivi in questi mesi importanti tender che andranno ad impattare verosimilmente con i fondi Psnms del secondo quinquennio (a volte, con il ricorso aggiuntivo anche dei fondi Por-Fesr).

Consip si è subito mossa, formalizzando una maxi-gara in 5 lotti (articolati a loro volta in sub-lotti), per complessivi 652 milioni di euro per l’acquisto di 600 autobus Bev dai 5 ai 18 metri, con prequalifica assegnata nell’ottobre 2025. 

Massimo Santori, Founder MS-Italiainvestimenti

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