Il diesel rimane la tecnologia di trazione maggioritaria, nonostante la crescita dell’elettrico nel tpl. E Otokar, allora, punta ancora sul motore tradizionale firmato Cummins, orchestrato da trasmissione Allison, per il suo Centro di sei metri

In un mondo dell’autobus in continua evoluzione, dove anche nei sistemi di propulsione la tecnologia propone soluzioni sempre più innovative, guidare un mezzo dotato di un tradizionale motore diesel sembra un viaggio con la macchina del tempo. Quando poi l’autobus in questione ĆØ lungo solo 6,6 metri e monta un motore Cummins abbinato al cambio automatico Allison, diventa un piacevole viaggio in un mondo in cui ci si poteva permettere di fare qualche cosa in più per avere un mezzo robusto e resistente senza dover necessariamente risparmiare sulle componenti. ƈ proprio questa la gradevole impressione che si ha sul piccolo Otokar Centro: il suo aspetto ĆØ quello di un vero autobus in miniatura, con tanto di ruote gemellari, e non quello di un furgone riadattato per trasportare un piccolo numero di passeggeri, mantenendo l’aspetto e la meccanica.

Otokar Centro diesel: “vecchi sapori

Il motore Cummins, montato in posizione anteriore, appartiene all’ultima evoluzione della serie F da 2.8 litri, adeguato in modo da essere compatibile con le normative Euro VI e ottimizzato per una coppia decisamente maggiore delle precedenti versioni. Capace di erogare una potenza di 112 kW a 2.900 giri, uno dei suoi punti di forza ĆØ la coppia di 450 Nm a 1.500 giri, che viene mantenuta quasi completamente su tutta la gamma di funzionamento del motore in una sorta di plateau. Altra particolaritĆ  del Cummins F2.8 ĆØ l’assenza del sistema Egr: i sistemi avanzati di filtraggio dei vapori prodotti all’interno del motore e la centralina elettronica permettono di soddisfare i rigorosi criteri previsti dalle normative Euro VI senza dover ricorrere al ricircolo dei gas di scarico, con il duplice vantaggio di una minore necessitĆ  di raffreddamento e di una maggiore potenza. La velocitĆ  massima dichiarata ĆØ di 90 km/h.

La trasmissione consta di un cambio Allison T1000 a 6 marce + retromarcia e non prevede, vista l’esiguitĆ  delle masse in gioco (si parla di 7 tonnellate a pieno carico), la presenza di un rallentatore.

L’asse anteriore ĆØ a ruote indipendenti mentre posteriormente il Centro ĆØ dotato di un ponte rigido; le sospensioni sono pneumatiche. Inoltre, il piccolo Otokar presenta freni a disco sulle quattro ruote con Abs, Asr, Ebs e Esp. A livello tecnologico, l’unico aspetto che lo allontana da un mezzo di dimensioni maggiori ĆØ l’impianto elettrico, insolitamente dimensionato per una tensione di soli 12 V.

Viaggio a bordo del Centro diesel di Otokar

Il colpo d’occhio quando si sale a bordo dĆ  un’impressione di disproporzione tra l’area dedicata ai passeggeri e lo spazio per l’autista che, in relazione alle misure della prima, ĆØ veramente cospicuo. Dal punto di vista dell’autista, si tratta del coronamento di un sogno diffuso tra gli operatori del settore: la cabina interessa, infatti, tutta la larghezza del veicolo ed ĆØ separata da una parete in plastica trasparente con una porta. Di fatto, l’autista non solo ĆØ completamente isolato dai passeggeri, ma nella parte anteriore e laterale ha un’ottima visuale garantita anche in caso di affollamento del mezzo. Lo spazio vuoto sulla destra del posto guida ĆØ notevole, quasi imbarazzante da giustificare se il bus ĆØ al completo. ƈ fin troppo facile immaginare che tale spazio, in qualche occasione, possa essere arbitrariamente impiegato per riporre temporaneamente bagagli ed effetti di qualche passeggero o dello stesso autista. C’è da sperare che nessuno abbia l’imprudenza di ospitare persone lĆ  dove la loro presenza non ĆØ prevista nĆ© tecnicamente ammissibile.Ā 

Il coronamento di un sogno (d’autista)

Nonostante gli ingombri ridottissimi, il posto guida ĆØ spazioso e il sedile offre numerose possibilitĆ  di regolazione, con un’ampia escursione che permette di viaggiare in tutta comoditĆ  anche a conducenti di statura elevata. L’ergonomia ĆØ notevole e il piccolo Otokar compete a testa alta con mezzi di dimensioni decisamente più importanti. Anche il volante a quattro razze dal disegno sobrio e tradizionale permette un’ampia gamma di regolazioni; contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare su un mezzo dalle dimensioni ā€˜micro’, il diametro ĆØ piuttosto grande e consente una presa comoda senza richiedere un cambio di abitudini significativo rispetto agli autobus di maggiori dimensioni che un autista potrebbe trovarsi a condurre. Il cruscotto ĆØ ampio e luminoso, la parola d’ordine ĆØ semplicitĆ .

Gli strumenti principali, sotto forma di tradizionali quadranti analogici, sono posizionati sotto una palpebra antiriflesso, con caratteri grandi e facilmente leggibili grazie al contrasto di colore bianco/nero, e non affaticano la vista nella messa a fuoco. All’insegna della tradizione anche i pochi pulsanti relativi ai comandi supplementari del veicolo, tutti disposti in maniera visibile, a portata di mano e intuitivi nella posizione e nell’azionamento. Al posto di guida la sensazione ĆØ di un ambiente arioso e confortevole, all’insegna del minimalismo nella scelta dei materiali e degli strumenti, secondo il noto principio per cui ciò che non c’è non può rompersi. Gli spazi, veramente abbondanti, sono comunque organizzati con numerosi vani e ripiani per l’appoggio degli effetti personali del conducente. Alla destra del cockpit si trovano il selettore del cambio automatico Allison, con la caratteristica pulsantiera, e i comandi per la climatizzazione, insieme al monitor per le telecamere.

L’area dedicata ai passeggeri ospita i posti a sedere, collocati su pedane in posizione sopraelevata, e, nella parte anteriore, lo spazio dedicato al trasporto di una carrozzella per passeggero a mobilitĆ  ridotta. In assenza della sedia a rotelle, ĆØ possibile utilizzare due ulteriori strapuntini. Nel mezzo provato, la capacitĆ  massima ĆØ di 34 passeggeri, che si riducono a 32 nella configurazione che prevede l’area per la carrozzina. Anche da passeggero, la sensazione ĆØ di un ambiente luminoso e arioso, sebbene le piccole dimensioni ne rendano il riempimento molto rapido. Buona l’accessibilitĆ  dall’unica porta, dotata anche di pedana per disabili ad azionamento manuale.

Abbiamo avuto la possibilitĆ  di provare il Centro su un percorso misto, urbano e interurbano con un tratto in superstrada. Nel reticolo cittadino il piccolo Otokar trova il suo ambiente naturale: piccolo e maneggevole, riesce a districarsi con facilitĆ  nei passaggi più complessi. La visibilitĆ  ĆØ molto buona in tutte le direzioni, l’unica nota negativa ĆØ rappresentata dai passaruota, molto bombati e sporgenti dalla sagoma, che richiedono attenzione nei passaggi stretti per le loro dimensioni maggiori rispetto al corpo vettura, direzionando opportunamente lo sguardo sugli specchi. La versione da noi provata ĆØ equipaggiata con i retrovisori esterni di tipo tradizionale, ĆØ comunque possibile installare anche le telecamere.

Le sensazioni al volante dell’Otokar Centro

Il cambio Allison, che su un mezzo di queste dimensioni appare fin sovradimensionato, garantisce una marcia piacevole, con cambi di rapporto morbidi e precisi: più che in cittĆ , ĆØ sul percorso extraurbano che quel tipo di cambio dĆ  il meglio di sĆ©. Lanciando il Centro su strade più libere, prende velocitĆ  senza sforzare il motore e si superano gli 80 km/h quasi senza accorgersene. L’assenza di vibrazioni e la silenziositĆ  del motore e della trasmissione sono veramente notevoli, specialmente in considerazione delle piccole dimensioni e della tendenza generalizzata dei mezzi in formato ā€˜tascabile’ ad amplificare ogni squilibrio. Il baricentro basso, le ruote gemellari e la carreggiata molto ampia in relazione alle dimensioni dell’autobus conferiscono una sensazione di stabilitĆ  che, da un lato, ĆØ piacevole per l’autista e per i passeggeri ma, dall’altro, rischia di indurre a qualche piccolo eccesso nella guida. Preciso e ben demoltiplicato lo sterzo, permette di indirizzare il mezzo con precisione e di apportare senza difficoltĆ  le necessarie correzioni alla traiettoria. I freni sono pronti e presentano potenza adeguata al mezzo, l’azionamento del pedale ĆØ preciso e facilmente graduabile. Nel complesso, l’impressione alla guida ĆØ fortemente positiva, si percepisce chiaramente la differenza di impostazione rispetto ai piccoli derivati da furgoni: qui ĆØ evidente che si sta conducendo un vero autobus, ancorchĆ© piccolo, e a volte il rischio ĆØ quello di dimenticare di essere su un mezzo di formato ridotto e impostare distrattamente le traiettorie come se si avesse in mano uno dodecametrico, salvo poi essere richiamati alla realtĆ  al primo sguardo agli specchi.

Alessandro Razze

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