Siamo in Molise, esattamente a Campobasso, dove cresce la tensione tra gli autisti del trasporto pubblico urbano gestito dalla SATI. I conducenti hanno infatti avviato ufficialmente uno stato di agitazione per un tema spesso dibattuto: chi deve occuparsi del rifornimento dei bus. Una mansione che – denunciano – non spetta a loro e che si somma a condizioni di lavoro già poco chiare e scarsamente tutelate.

A guidare la protesta sono le sigle Filt-Cgil, Faisa-Cisal e Ugl-Autoferro, che difendono la posizione degli autisti: “Non possiamo accettare di svolgere compiti che esulano dal nostro contratto collettivo. Il rifornimento è competenza di personale apposito, non degli autisti – spiegano – e questa richiesta rappresenta un abuso che allunga i turni e stravolge l’equilibrio delle giornate lavorative”.

L’azienda, che per ora gestisce ancora il servizio, motiva la decisione con l’assenza dell’unico addetto al rifornimento nei giorni critici. Ma i conducenti non ci stanno: il malcontento cova da tempo ed è ora esploso in un clima di forte incertezza, tra cambio di gestione e mancanza di garanzie. “Non sappiamo quale sarà il nostro futuro – raccontano alcuni autisti – e intanto ci chiedono anche di fare il pieno, come se fossimo meccanici o addetti al deposito. Siamo professionisti della guida, non jolly da officina”.

Nel frattempo, il Comune di Campobasso ha preso atto della protesta e ha convocato un tavolo di confronto con l’obiettivo di riaprire il dialogo in un momento delicato. Il 17 maggio scorso, infatti, il Consiglio di Stato ha escluso SATI dalla gara per la gestione del servizio urbano, assegnandola all’azienda romana Trotta. Sono in corso le verifiche di rito – fiscali, contributive e legali – sul nuovo gestore. Solo al termine di queste procedure si procederà con il passaggio di consegne, che coinvolgerà l’intero personale oggi in forza alla SATI.

Ma i conducenti, pur in attesa, non intendono restare in silenzio affermando: “Non chiediamo privilegi, solo rispetto per il nostro ruolo. Abbiamo diritto a turni chiari, mansioni definite e condizioni dignitose. Cambiare azienda non basta: servono regole e tutele”.

Gianluca Celentano

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