Uno degli effetti più rilevanti del decreto attuativo sul federalismo fiscale regionale, approvato dal Consiglio dei ministri e ora avviato all’iter parlamentare, interessa il finanziamento al trasporto pubblico locale italiano: la riforma, fortemente voluta dalla Lega – che del federalismo fiscale ha fatto una della sue battaglie identitarie – non prevede un taglio lineare delle risorse destinate al sistema tpl tricolore, ma sostituisce l’attuale Fondo Nazionale Trasporti con una compartecipazione regionale all’Irpef, facendo venir meno il vincolo di destinazione che dal 2013 garantisce che quelle risorse siano utilizzate esclusivamente per il finanziamento dei servizi di trasporto.

Ecco, proprio per questa ragione le associazioni di categoria, Regioni e Comuni sono sul “chi va là” e quasi sul piede di guerra in quanto questo meccanismo rischia di rendere meno stabile, meno certo e meno corposo il finanziamento al Tpl e al FNT. Che, come ripetuto più volte in questi anni da Agens, Anav e Asstra dovrebbe essere aumentato di 800 milioni di euro l’anno, perché insufficiente.

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Dal Fondo nazionale Trasporti alla compartecipazione Irpef

Il decreto interviene sul sistema di finanziamento delle Regioni a statuto ordinario previsto dal federalismo fiscale, introducendo una compartecipazione al gettito Irpef destinata a sostituire una serie di trasferimenti statali a partire dal 2027.

Tra questi rientra anche il Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, istituito nel 2013 proprio per superare le criticità del precedente sistema di compartecipazione fiscale e garantire risorse dedicate al settore.

La nuova compartecipazione Irpef destinata alle Regioni ammonterebbe a 5,828 miliardi di euro, comprendendo:

  • i 5,259 miliardi oggi riconducibili al Fondo nazionale Tpl;
  • 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione IVA;
  • 110 milioni destinati alla fornitura gratuita dei libri di testo;
  • 34 milioni del Fondo unico per il diritto allo studio.

Il Fondo Nazionale Trasporti rischia di perde 240 milioni di euro

Secondo l’impianto del decreto, dunque, il Fondo nazionale per il Tpl verrebbe ricondotto a 5,259 miliardi, circa 240 milioni in meno rispetto alle risorse oggi disponibili, che comprendono gli stanziamenti aggiuntivi introdotti negli ultimi anni per sostenere, tra l’altro, il rinnovo del CCNL autoferrotranvieri.

Il nodo del vincolo di destinazione

Un altro punto delicato riguarda il regime giuridico delle risrose. Con il Fondo nazionale, infatti, le somme sono formalmente vincolate al trasporto pubblico locale. La fiscalizzazione prevista dalla riforma trasformerebbe invece tali risorse in una compartecipazione tributaria, lasciando alle Regioni maggiore autonomia nella gestione delle entrate.

Secondo Anav e Assttra questa scelta ripropone criticità già sperimentate tra il 2008 e il 2012, quando il finanziamento del Tpl era basato su compartecipazioni fiscali prive di uno specifico vincolo di destinazione. In quegli anni parte delle risorse venne utilizzata per finalità diverse dal trasporto pubblico, circostanza che portò successivamente all’istituzione del Fondo nazionale Trasporti nel 2013.

Le preoccupazioni delle associazioni di categoria, Regioni, Province e Comuni

Le perplessità e le preoccupazioni delle associazioni datoriali sono condivise anche da Regioni, ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e UPI (Unione Province d’Italia), che contestano soprattutto la perdita del vincolo di destinazione e il fatto che i futuri criteri di riparto della compartecipazione dovranno essere definiti con successivi provvedimenti.

Secondo gli enti territoriali, il nuovo impianto rischia di aprire una fase di continua negoziazione tra Regioni e amministrazioni locali sulla destinazione delle risorse, rendendo meno prevedibile il finanziamento del trasporto pubblico locale. Una posizione che ha contribuito alla mancata intesa in Conferenza Unificata sul provvedimento.

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