di Gianluca Celentano

Per ora è una domanda, non una notizia. Non risultano infatti riscontri sufficienti – almeno secondo le mie ricerche – per sostenere che imprenditori cinesi stiano entrando in maniera significativa nel mercato italiano del noleggio autobus con conducente. Quello che emerge, invece, dalle testimonianze di alcuni noleggiatori, è ciò che dicono di osservare sempre più spesso a bordo di minivan e berline di lusso, magari davanti ad alberghi e aeroporti. Ovvero, conducenti cinesi impegnati nel trasporto di connazionali. Nulla di strano e nulla di male, naturalmente, se l’attività viene svolta nel rispetto delle regole. Il punto è un altro: capire se si tratti semplicemente di episodi “occasionali” oppure dei primi segnali di un interesse imprenditoriale verso un mercato che, fino a oggi, ha caratteristiche molto diverse.

Qualcosa, però, si sta muovendo a monte

Nel 2025, secondo i dati ANFIA – Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica -, in Italia sono stati immatricolati 314 autobus di marchi cinesi, pari al 5,7% del mercato, contro il 3,2% dell’anno precedente. King Long è salita da 55 a 155 mezzi e Yutong da 59 a 95. Numeri ancora contenuti, ma la crescita è evidente. E c’è un altro dato interessante, slegato dal made in China: il segmento degli autobus e midibus-minibus turistici è cresciuto del 62,8% nel 2025 rispetto ai dati 2024.

Dai bus alle imprese?

A questo punto la domanda viene quasi spontanea: dopo i costruttori, potrebbero arrivare anche gli imprenditori cinesi nel noleggio autobus? Non ci sarebbe, naturalmente, nulla di anomalo. Chi vuole esercitare professionalmente il trasporto di persone deve rispettare le regole italiane ed europee, quindi requisiti di onorabilità, idoneità professionale e finanziaria, iscrizione al REN e le necessarie autorizzazioni.

Il punto interessante è soprattutto quello economico. Il noleggio autobus italiano è un settore composto anche da piccole e medie imprese, chiamate a sostenere costi importanti che vanno dall’acquisto e manutenzione dei mezzi, al personale, fino al carburante, che continua a rappresentare una delle principali voci di spesa, specialmente in tempi di crisi energetica come quelli odierni.

Oggi, dunque, non possiamo parlare (ancora) di “noleggiatori cinesi alla conquista dell’Italia”. Ma possiamo porci una domanda: se, dopo aver venduto gli autobus, qualcuno decidesse anche di entrare direttamente nel business del trasporto turistico e del noleggio? Per ora è soltanto uno scenario, ma forse vale la pena cominciare a osservarlo.

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