di Gianluca Celentano conducente bus

Un cambio di rotta e probabilmente un primo segnale a salvaguardia dell’immagine dei conducenti arriva da Autolinee Varesine srl, il Consorzio Trasporti Pubblici Insubria CTPI. Al quotidiano Varese News è infatti giunta una segnalazione di un lettore che denunciava lunghe soste dei bus CTPI, e non solo, ai capolinea con i motori accesi. Fermo restando quanto stabilisce l’art. 157 del CdS circa la sosta con motore acceso nonché le evidenti regole di buon senso, la risposta di Autolinee Varesine è stata esplicita e chiarificatrice.

Molto spesso l’opinione pubblica scocciata tende a esagerare e, i cinque minuti di sosta, diventano una mezz’ora abbondante, ma riportiamo alcuni passaggi della risposta di CTPI:

I bus non vengono mai lasciati accesi “per ore”. Tendenzialmente, i bus vengono lasciati accesi in caso di pause brevi, per evitare che gli impianti di condizionamento (d’estate) e riscaldamento (d’inverno) vengano anch’essi spenti, col conseguente sequel di lamentele “autista fa freddo / autista fa caldo”. Ci rendiamo conto che, per chi non utilizza i bus, gli stessi possano apparire unicamente come mezzi inquinanti e ingombranti, ma è bene ricordare che sono innanzitutto ambienti di lavoro e spazi pubblici. I bus sono fatti di lamiera e basta tenerli spenti per pochi minuti per far svanire la temperatura accettabile che si cerca di garantire all’interno, in modo d’ avere un luogo di lavoro salubre per i conducenti e uno spazio pubblico confortevole per i numerosi utenti”.

La risposta continua a discolpa della lettera aperta su Varese News, sottolineando che a seguito dei lavori stradali il rientro in rimessa dei bus in sosta dovrebbe necessariamente effettuare un giro di 2.5 km anziché 100 metri. Una condizione che ostacolerebbe il traffico del centro storico causando un impatto ben superiore.

Anni addietro ricordo…

In un’azienda lombarda erano da poco arrivati i performanti Cityclass in sostituzione dei Turbocity e U-effeuno, mezzi straordinari, ma la replica aziendale fu molto differente. Infatti qualche utilizzatore aveva segnalato sulla pagina della città di un’importante quotidiano, che l’aria condizionata non funzionava. Le prime serie di Cityclass, come mi confessò un meccanico, avevano bisogno di una modifica all’impianto; questo nonostante per la prima volta su un bus urbano fosse riportata l’etichetta “aria condizionata” a bordo. L’ufficio pubbliche relazioni di questa azienda rispose alla segnalazione affermando che i nuovi veicoli erano tutti dotati di questo sistema, ma forse per via della novità, era il conduttore a non sapere come attivare il sistema. Insomma, una risposta evidentemente troppo generica che delegittimava un’intera categoria. Alla luce di un investimento “forzato” e fallimentare di un modus operandi aziendale che sminuiva l’autista, diventa retorico chiedersi del perché al giorno d’oggi si faccia fatica a trovare autisti.

L’elettrico ma non per tutti

Molte giuste problematiche legate alle emissioni si eliminerebbero con la sostituzione totale dei bus tradizionali a favore dei veicoli elettrici, salvaguardando invece le automobili private. I costi supportati da comuni, province e regioni non sono certo pochi per questi ambiziosi obiettivi vista anche l’onerosa necessità di aggiornare capolinea, infrastrutture e rimesse. Le priorità collettive sono anche altre e non meno importanti, tra cui l’investimento sul personale e sulle nuove flotte di bus urbani euro 6.

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