Riceviamo e pubblichiamo

Gentile redazione,
mi chiamo Ziccarelli Luigi e sono autista autobus da circa 11 anni in Basilicata. Vorrei porre alcune riflessioni in merito alla sempre più gravosa carenza di autisti.

Leggendo spesso le rubriche che riguardano il settore, ci si accorge delle tante difficoltà che si incontrano svolgendo questo lavoro: responsabilità, turni spesso troppo impegnativi, orari, sempre più frequenti, aggressioni, il tutto per giunta completato con stipendi ridicoli e immobili da troppi anni.

Soluzioni? Per ora a mio modesto parere nessuna. Molti media e organizzazioni datoriali lasciano passare un messaggio a mio avviso pericoloso: Academy, rimborsi di patente e CQC, alloggi (spesso da considerare ghetti) e altre misure atte solo a limitare quelli che sono gli investimenti personali di chi vuole avvicinarsi alla mansione, ma che niente hanno a che fare sul rilancio della stessa che invece è il vero problema.

Una professione diviene affascinante e soprattutto ambita quando consente una qualità di vita buona ed  economicamente interessante. C’è bisogno subito di partire dai salari, adeguandoli agli standard europei, agire sui turni spesso alienanti e interminabili anche se nei limiti delle ore di guida; questi sono due passaggi chiave affinché si possa pensare di rendere appetibile questo lavoro. 

Viceversa insistendo solo (e furbamente) sui bonus si creerà un piccolo esercito di soldatini, persone spesso in forte disagio economico, immigrati che non hanno possibilità di scegliere il loro futuro, curiosi attratti più dalla patente gratis che dal lavoro. È questo quello che vogliamo per il futuro di questo lavoro? È così che si migliora il lavoro e si creano professionisti? No signori, questo è  il modo per far scomparire per sempre questo lavoro.

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