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Con l’inizio del nuovo anno sembra essere calata l’attenzione mediatica sull’inquinamento delle città italiane, ma questo non significa che il problema possa considerarsi risolto. Oltre ad un incentivo al trasporto pubblico, servirebbe anche una svecchiata al parco circolante delle aziende di TPL, uno tra i più datati d’Europa. Nel Regno Unito, ad esempio, il Governo ha appena stanziato 7 milioni di sterline per dotare 450 autobus di tecnologie in grado di ridurre le emissioni inquinanti. In questo modo si limiteranno le emissioni di ossido di azoto del 50%; una misura risolutiva che al contempo non paralizza tutte le risorse pubbliche dedicate al settore. Soluzioni alternative sono state invece adottate a Londra, dove Stagecoach e Metroline hanno siglato un accordo con Argent Energy per utilizzare come carburante oli da cucina esausti e grassi animali sotto forma di biodiesel. Entro marzo 2016 circa un terzo dell’intera flotta dei bus che circola per Londra utilizzerà questo tipo di carburante, in grado di ridurre le emissioni di CO2 del 10% circa. Senza contare i benefici per l’ambiente derivanti dall’utilizzo di bus elettrici, ibridi e a idrogeno, con una flotta tra le più green d’Europa. La sfida per le prossime elezioni comunali si gioca proprio sui temi del trasporto pubblico, della qualità dell’aria e della vita e la battaglia tra i conservatori e i laburisti è già cominciata.

 

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