Se hai subito un trattamento scorretto da una società di autoservizi, non lasciarti intimidire.
Prima di tutto, assicurati di aver sempre rispettato puntualità e norme previste dal CCNL del settore noleggio: la tua correttezza è il tuo scudo. Episodi del genere, purtroppo, non sono rari e spesso derivano da scarsa competenza o, peggio, da strategie mirate a spingerti a rassegnare le dimissioni.

Ciò che può sembrare arroganza gratuita spesso cela un obiettivo ben preciso: rimpiazzarti con qualcuno più economico o più malleabile. Diventa difficile per una piccola azienda mantenere coerenza quando, dopo averti accolto con parole rassicuranti e apparentemente amichevoli al momento dell’assunzione, si trova a remare contro di te. Per evitare il minimo imbarazzo, qualcuno potrebbe persino ricorrere a una mossa subdola, insinuando: “Se ne è andato per scelta sua”. In queste situazioni, è fondamentale non agire d’impulso, ma rivolgersi immediatamente a un sindacato o a un giuslavorista. Comportamenti di questo tipo non sono solo ingiusti, ma rivelano una gestione priva di trasparenza.

A volte, però, accade anche l’inverso: l’autista, riconoscendo un ambiente di lavoro tossico, decide di cambiare realtà. In una recente testimonianza anonima, un conducente ha raccontato che il titolare, pur di ostacolarlo, avrebbe minacciato di diffamarlo presso altre società. Un comportamento grave e inaccettabile, che sottolinea ulteriormente la necessità di denunciare queste pratiche scorrette.

Micro imprese: tra eccellenze e ambiguità

È importante riconoscere che molte micro imprese sanno instaurare rapporti di fiducia e collaborazione con i propri dipendenti, valorizzandone il contributo. Tuttavia, alcune realtà adottano pratiche discutibili, specialmente in periodi di calo del lavoro. Tra i segnali d’allarme, oltre ai commenti dei conducenti sui piazzali, spicca l’evidente brevità del rapporto lavorativo con gli autisti. In queste realtà isolate, può capitare che persino conducenti esperti restino per una media di quattro/sei mesi, prima di rendersi conto della vera natura di quella che inizialmente veniva presentata come un’isola felice.

Quando la realtà smonta le promesse

Potrebbe accadere, come testimoniano molti colleghi e per esperienza personale, che il titolare o un collaboratore di fiducia si presenti al colloquio con un atteggiamento eccessivamente cordiale, infarcito di complimenti e promesse da marinaio. In realtà, il loro unico obiettivo in quel momento è trovare una soluzione rapida per tamponare un picco di lavoro, a prescindere dalla figura professionale coinvolta. Le prime crepe emergono presto: una busta paga che non rispecchia i sacrifici richiesti, continui servizi extra comunicati all’ultimo minuto, e giustificazioni vaghe e fumose per tirare avanti il mese lavorativo al minimo costo. Se sei alle prime esperienze, potresti accettare questa situazione come una sorta di “sana” gavetta. Tuttavia, è importante ricordare che anche la gavetta deve rispettare regole e garanzie precise. Se questo metodo ti lascia perplesso, il problema non è la tua voglia di impegnarti o la tua passione, ma un titolare poco leale, disposto a sacrificare la qualità del lavoro e a danneggiare l’intero settore con le sue presunte furbizie.

Le tattiche per farti fuori

In alcune realtà, le tattiche per emarginarti sono subdole: dal mancato pagamento all’essere improvvisamente sostituito da un collega “apparso dal nulla”, fino ad atteggiamenti ostili che incrinano irrimediabilmente i rapporti. Documenta tutto, evita reazioni personali e preparati a voltare pagina scegliendo realtà più solide e rispettabili. La carenza di autisti, problema strutturale ed economico, non giustifica comportamenti scorretti. Le micro imprese etiche meritano di essere valorizzate, mentre quelle sleali dovrebbero essere isolate per il bene del settore. Di questo ne sono convinti tantissimi padroncini che ogni giorno operano con trasparenza e lealtà.

di Gianluca Celentano (conducente bus)

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