La transizione ai carburanti rinnovabili e a zero emissioni non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni dei trasporti al 2030. Occorre che sia accompagnato un’altra dinamica: lo shift modale.

Lo hanno dimostrato i dati presentati da Agici al convegno “Zero-Carbon Mobility: missione possibile. Leader o follower? Il futuro dell’Italia dipende dalle scelte di oggi”, V edizione dell’Osservatorio Optimal Sustainable Mobility Mix di Agici, di cui AUTOBUS è media partner.

Già oggi, sempre secondo la società di consulenza meneghina, il nostro Paese è in ritardo rispetto agli obiettivi previsti dal PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, per la cui attuazione sarà necessaria una massiccia elettrificazione, con un aumento della domanda di elettricità da FER del +382%, rispetto ai livelli del 2021. Massicci cambiamenti si aspettano proprio nel settore automotive che, per i trasporti su strada, dovrà cedere il passo ai green fuel: elettrico, biometano, idrogeno e biocarburanti liquidi. Una sfida imponente per continuare a garantire l’accesso alla mobilità, generando allo stesso tempo crescita economica ed occupazione, in un settore animato da profondi cambiamenti e innumerevoli opportunità.

Agici, un convegno a Milano sulla decarbonizzazione dei trasporti

Fino a oggi, i veicoli a combustione hanno rappresentato il 95% del mercato italiano e il 99% del parco circolante italiano la cui trasformazione, urgente e necessaria per stare al passo con gli obblighi UE, avrà effetti su consumi, infrastrutture e occupazione. Agici rileva che, con l’introduzione dei carburanti rinnovabili, saranno elettrico e biometano a dever sostenere una crescita importante, i cui consumi dovranno aumentare rispettivamente del +382% e del +807% per centrare gli obiettivi prefissati dal PNIEC.

Come noto, le normative europee impongono una riduzione del 43% delle emissioni nei settori non ETS entro il 2030 rispetto al 2005. Attualmente, l’Italia deve tagliare 29 Mton di emissioni da trasporti per raggiungere l’obiettivo di 72 Mton nel 2030. Una torta, quella delle emissioni da trasporto, in cui il contributo degli autobus è di un mero 4 per cento, sempre secondo i dati dello studio Agici (47 per cento merci e 49 per cento auto…) presentati da Michele Perotti, responsabile dell’osservatorio, che ha illustrato lo studio in seguito all’apertura a cura del consigliere delegato Agici Stefano Clerici.

“Per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti, le strategie chiave sono due: la diffusione di carburanti rinnovabili e lo shift modale – sempre Perotti -. Abbiamo stimato il potenziale di decarbonizzazione del crescente impiego di carburanti rinnovabili in 18,4 Mton al 2020. Mancano 11 Mton per raggiungere il target, che dovrà arrivare dallo shift modale”.

La transizione verso veicoli elettrici è supportata da progetti nella filiera delle batterie, dove in Europa sussistono progetti già in essere per accrescere lo share del continente nel mercato globale delle batterie dal 7,7 per cento del 2022 a un 15 per cento nel 2030, quando è stimata una capacità produttiva europea di 1.443 GWh, in un mercato valutato 130 miliardi di euro.

Al tavolo A2A, Edison, Iren, Eni, RFI, Cisco, BMW

Il convegno ha visto un intervento di Roberto Olivi, Direttore Comunicazione e Affari Istituzionali di BMW Italia. Temi cruciali come la produzione e distribuzione di fuel low-carbon sono stati approfonditi da Silvia Verace di A2A E-Mobility, Eugenio Cassotti di Edison, e Alessandro Ferrari di Iren.

Ulteriori approfondimenti sulle infrastrutture e servizi necessari per completare la transizione sono stati forniti da Stefano Reccagni di Eni, Enrico Cieri di RFI, e Antonello Liguori di Cisco.

Le conclusioni istituzionali sono state affidate a Giovanni Di Scipio, Capo Ufficio Legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

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