Testo di Gianluca Celentano
Video di Roby Merlini,
conducenti bus

Tutto ha inizio un sabato di  aprile verso mezzogiorno. Dopo qualche messaggio capisco che Roby,  uno dei tanti colleghi che ho conosciuto nella virtuale rimessa sui social, non è lontano da me. Se non ti capita di incontrali in un’area di sosta o lungo qualche autostrada durante il lavoro, devi farti un nodo al fazzoletto ripromettendoti di conoscerli personalmente appena possibile, l’alternativa migliore per spezzare la freddezza del virtuale.

Mi racconta di essere in sosta al Golf Hotel di Opera, località a sud di Milano, per cui devo cogliere l’opportunità e passare da lui. Vedo in sosta il suo lussuoso Mercedes Tourismo rosso scuro e mi parcheggio vicino mentre lo chiamo.

Poco dopo spunta nel parcheggio un po’ assonnato e con l’inconfondibile simpatico viso, una comoda tuta e la maglietta della Lazio. Peccato per lui che il giorno dopo all’Olimpico la Lazio abbia perso per uno a zero. Si sta riposando per essere pronto a partire domenica pomeriggio per le Terme di Chianciano poi via dritto verso Parigi. Avrebbe potuto stare a casa per il ponte del Primo Maggio, ma lui preferisce far tappa in rimessa solo per questioni organizzative o tecniche. Un po’ come i piloti di linea aerea. Mi offre un buon caffè dalla macchinetta posta davanti al suo Tourismo e naturalmente parliamo anche di servizi.

L’Italia deve investire sul turismo

In effetti se hai girato in altri paesi del Mediterraneo e non solo, ti accorgi che c’è una vita turistica e locale un po’ a tutte le ore e ovunque, anche di sera. L’Italia è piena di bellezze artistiche culturali e naturali, ma i servizi aperti sono concentrati nei centri di attrazione. Probabilmente manca un po’ la convenienza di tenere aperto un esercizio per diluire la movida serale. C’è poi un altro turismo, quello legato ai servizi, e il pullman è il vettore e la fonte di guadagno per molti servizi ed esercizi commerciali.

Merlini ha una lunga esperienza nel turismo e ha potuto osservare come la professione dell’autista e l’utilità del mezzo collettivo abbiano corsie preferenziali soprattutto  all’estero. Qui da noi molto spesso il torpedone dà fastidio ed è svantaggiato da ticket, sanzioni e scarsità di parcheggi. All’estero gli hotel predispongono diversi stalli di sosta per i bus e, anche nelle città, c’è collaborazione e non solo repressione da parte della polizia. Vale la pena lanciare un messaggio alle associazioni di categoria dei bus affinché, oltre alle problematiche legate al lavoro del conducente, ci sia un cambio di rotta verso quell’assurda mentalità che non considera la dignità dell’autista considerandolo quasi alla pari del mezzo meccanico, il bus.

Un mese fa David e Alessandro mi hanno raccontato di un viaggio in compresenza verso Treviso dove, giunti in un ristorante, si sono presentati come autisti di un gruppo, ma non sono stati minimamente calcolati dal personale. Dopo poco più di mezz’ora d’attesa si sono dovuti alzare e cambiare (di sera) locale. Personalmente mi è capitato qualche settimana fa di non poter accedere alle macchinette di caffè e acqua poste in un’azienda che appalta servizi shuttle per i propri dipendenti. Gli autisti sembrano non graditi, ma non ho voluto innescare polemiche con la “gentile signorina” che trovava “scuse” per non farle utilizzare. Semplicemente non abbiamo bevuto il caffè rinunciando all’acqua. 

Roby Merlini mi conferma, facendo un riferimento con la Svizzera, che la cultura dell’autobus è molto sentita all’estero, dove, per il commercio e gli hotel, è sinonimo di lavoro tutto l’anno, non solo durante le ferie estive o invernali. 

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