di Gianluca Celentano (conducente bus)

La premessa all’inizio della rubrica “Vita da autista” era chiara e per certi versi probabilmente insolita cioè raccontare il mondo del conducente osservato dal posto di guida. Un contesto dove senz’altro emerge la passione per il nostro mestiere e i suoi  aspetti piacevoli ma anche le problematiche e la constatazione di una diffusa rassegnazione che delega ad altri la soluzione di ciò che non va. In questo quadro rientrano anche i limiti infrastrutturali del nostro Paese e, senza ipocriti tabù, c’è anche quello su dove fare la pipì.

Ti scappa ma non puoi fermarti

Ammetto che lo spunto arriva proprio dal personale di guida per cui è doveroso accendere i riflettori sui quei lavoratori che non possono interrompere ciò che fanno per andare in bagno.

Nel tpl e nel noleggio anche questo argomento assume due gestioni distinte: sulla linea puoi contare (teoricamente) sui bagni nei rispettivi capolinea mentre nel noleggio devi arrangiarti e, se sei una donna autista, il problema è ancora maggiore.

Guidare per diverse ore trattenendo una necessità fisiologica non è molto salubre, ma soprattutto crea tensione e meno concentrazione, questo è un dato inconfutabile. In linea di massima chi lavora in un ufficio mette in pausa il pc e va in toilette, per noi che siamo legati a ore di guida questo non è sempre facile da farsi. Da un lato, c’è l’imbarazzo di dover dare qualche spiegazione ai passeggeri sulla nostra privacy, dall’altro, fermare un torpedone in un’area appropriata è questione di fortuna. A volte sei costretto a dover pagare un caffè per usare un bagno pur sapendo che una toilette non si nega a nessuno e che troppi caffè agitano un po’.

Spendere bene

Certo, la previdente organizzazione personale gioca un ruolo fondamentale, ma siamo persone non macchine e tutto può accadere. Se viaggiamo in autostrada sono sempre preventivate per i viaggiatori delle soste nelle aree di ristoro, ma se viaggiamo in altri contesti magari con tempi stretti, il problema è tutt’altro che raro.

Quando si parla di infrastrutture non penso solo alla manutenzione o al ponte Morandi, penso anche ai quei circa 13 miliardi che saranno investiti per il Ponte sullo Stretto. Non posso non osservare che oggi abbiamo ancora dei ponti sotto i quali i bus non possono circolare, condizione risolvibile abbassando la sede stradale, oppure alla mancanza di aree “pit stop” a misura di autobus e quindi anche con i servizi toilette. Un concetto che, se diffuso sul territorio, avrebbe addirittura una triplice funzione: trasmettere all’utenza che viaggiare in autobus è una valida e ben servita alternativa, prestare la dovuta attenzione all’autista e rendere più sicure e pulite le località più remote.

Ancora poco interesse per eguagliare la professione?

C’è però anche un annoso problema di leadership tra le realtà aziendali seppur abbastanza motivato. Ad esempio qui a Milano l’ATM ha dimostrato una certa sensibilità sul tema bagni per autisti, un argomento che anni addietro era una bandiera di battaglia della Cgil. Il problema è che queste infrastrutture costano, quindi non sono molte e le poche che ci sono rimangono riservate ai dipendenti delle singole aziende che hanno qualche minuto di sosta ai capolinea. Almeno per ora possiamo discutere quanto vogliamo sull’uguaglianza di categoria, ma di fatto l’unica cosa uguale che gli autisti possiedono è la patente. Ecco perché il concetto di bacino unico potrebbe avere dei risvolti migliorativi e pratici anche per i conducenti, di linea e noleggio.

Altre questioni legate alle infrastrutture e molto sentite sono la sicurezza e la pulizia. Quest’ultima è legata chiaramente anche alla nostra educazione mentre, per la sicurezza, sarebbero da pensare nuove figure nel mondo del lavoro. Mi riferisco a persone dedicate al mantenimento in efficienza delle strutture come esistono già sui treni ad alta velocità. Nulla di trascendentale se pensiamo che i tutor pre-carico agli aeroporti o alle fermate prima non esistevano, mentre oggi sono molto utili e apprezzati.

L’impegno di AN.bti

Sul tema ho contattato Riccardo Verona il quale, come ben sapete, guida anche lui conoscendo ogni aspetto del nostro lavoro. Mi anticipa che come associazione si sono già attivati presso le compagnie che gestiscono le aree di servizio in autostrada e la società autostrade, affinché gli stalli riservati ai bus turistici vengano lasciati a disposizione dei soli bus, come avviene negli altri paesi del nord Europa. Insomma una possibilità in più per raggiungere la toilette con tranquillità.

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