di Roberto Sommariva

Sul Transpotec 2015 si potrebbe scrivere un libro. Ma questo non è un sito di camion e sarebbe quasi inopportuno sprecare inchiostro sulle attese di un comparto in ginocchio, sulle tante dita incrociate che sono li a scongiurare una ripartenza del settore e sulle strategie di un marketing che ha la faccia stanca e depressa. Io però il tifo continuerò a farlo, ci mancherebbe altro. Quello del camion è un comparto importante, in qualche modo attiguo al ‘nostro’ a cui sono affezionato. Perché parlo di Transpotec? Per varie ragioni. La prima è perché Verona sino a qualche anno fa, sotto il profilo fieristico, era la capitale dell’autobus. L’altra è perché l’idea di rivedere l’autobus nei padiglioni di Verona ritorna ciclicamente e ciclicamente naufraga lasciando a Rimini spazio e fiato per una volata che a questo punto sembra irrefrenabili.

Al Transpotec, comunque, qualcuno del mondo bus si è visto.  Il gruppo Man, infatti, ha messo sotto i riflettori il Lion’s Intercity, una vera primizia per l’Italia. Si tratta del 12,2 metri Classe II a cui è stato chiesto di arginare le manovre di Iveco e Mercedes. Ma al netto degli aspetti tecnici del nuovo Man (a cui Autobus ha dedicato un servizio completo sul numero di Aprile 2015) sono felice di pubblicare questa foto che ho scattato oggi al Transpotec perché, secondo la mia personalissima opinione, rappresenta, a suo modo, l’Italia dell’autobus. Cioè quel mondo fatto di persone, di momenti, di emozioni. Perché quello dell’autobus è uno dei pochi settori dove si conoscono ancora i nomi, le famiglie e le vicende personali di ogni cliente (e in tanti casi non sono solo clienti, ma veri amici). Dove il rapporto umano è ancora presente e dove i titoli e i cognomi sono di troppo. Ed è per questo che i sorrisi di Franco Pedrotti, responsabile vendite bus Man Italia, e di Tiziano Gavardini, responsabile settore pubblico Man, sono una bella cartolina per un settore che ci mette la faccia e che è pronto a ripartire. Ora.

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