«La vera sfida di sostenibilità e di transizione ecologica è il trasferimento di significative quote modali dalla mobilità privata al trasporto pubblico e alla mobilità collettiva e intermodale. Questo obiettivo, che è ben esplicitato nel Pnrr, attraverso le linee di intervento e di investimento a sostegno della mobilità sostenibile, si propone di ottenere uno spostamento di almeno il 10 % del traffico su auto private verso il sistema di trasporto pubblico». Così Giuseppe Vinella, presidente di Anav, oggi all’assemblea pubblica “La transizione ecologica e la mobilità sostenibile: interventi per lo sviluppo del trasporto pubblico locale”, le cui conclusioni sono state tracciate dal vice ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Teresa Bellanova.

«L’anidride carbonica – sottolinea Vinella – prodotta in Europa dai trasporti in genere è pari al 29% di quella totale. Osserviamo però che quella prodotta dagli autobus impiegati nel trasporto pubblico locale è pari a meno dello 0,5% di quella totale. Credo che ogni ragionamento sulla transizione ecologica nel settore debba partire da questo dato inconfutabile e dalla conseguente considerazione che il trasporto pubblico locale debba essere soprattutto valutato come uno strumento per “decarbonizzare” la mobilità privata motorizzata. Un recente studio ha dimostrato che ogni km aggiuntivo di tpl in campo urbano riduce di 9,41 veicoli-km il trasporto privato, attirando a sé quote di passeggeri, e con un abbattimento delle emissioni di gas serra di oltre un chilo per chilometro percorso».

Le linee guida Anav per la decarbonizzazione

Anav espone poi le linee guida, contenute nel position paper presentato all’assemblea pubblica, per la transizione ecologica, la mobilità sostenibile e lo sviluppo del trasporto pubblico locale: coinvolgimento dei gestori dei servizi di Tpl con forme di partenariato pubblico privato in chiave di rafforzamento degli investimenti, attivazione di linee di finanziamento per la realizzazione di autostazioni,  incremento del finanziamento pubblico e, in particolare, del Fondo nazionale trasporti.

La sfida, insomma, secondo l’associazione di Confindustria, si gioca sulla necessità di rendere maggiormente attrattivo il sistema del trasporto pubblico e della mobilità collettiva nel suo complesso, migliorando l’offerta e colmando il gap infrastrutturale esistente, rendendo l’offerta realmente competitiva in termini di comfort di viaggio, capillarità, frequenza, intermodalità e tempi di trasferimento.

Un parco mezzi da rinnovare

In merito al rinnovo del parco mezzi «noi crediamo che sia opportuno un supplemento di valutazione riguardo al possibile sostegno finanziario, in una prima fase, anche degli investimenti nell’acquisto di nuovi autobus ad alimentazione tradizionale/ibrida di ultima generazione. È comunque necessario coinvolgere nella realizzazione degli investimenti, anche attraverso il cofinanziamento, i gestori dei servizi di TPL con forme di partenariato pubblico privato che presuppongono un orizzonte temporale adeguato dei contratti di servizio». 

Anav sottolinea inoltre come all’interno del Pnrr nessun progetto è contemplato per le infrastrutture dedicate all’intermodalità dei passeggeri in ambito regionale e locale, e nemmeno per le autostazioni intermodali dedicate alla mobilità nazionale e internazionale con autobus. “Riteniamo che tale lacuna vada colmata con l’attivazione di linee di finanziamento pluriennali volte a sostenere la realizzazione di nuove autostazioni e l’ammodernamento di quelle esistenti come hub intermodali tra il trasporto ferroviario (A.V. e trasporto regionale) e il trasporto rapido di massa con il trasporto collettivo con autobus».

Infine, per quanto riguarda la pratica dei contratti di servizio, Vinella conclude «la nostra proposta è quella dell’adozione di una norma, se del caso condivisa a livello europeo, che consenta l’estensione temporale degli atti di affidamento e dei contratti di servizio in scadenza in coerenza con il periodo di vigenza del Recovery Fund ed a condizione che i gestori partecipino con risorse proprie agli investimenti per il miglioramento dell’offerta».

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