di Gianluca Celentano (conducente di bus)

I colleghi autisti del noleggio lo eseguono quasi quotidianamente come un rispettoso rito verso il loro mezzo, a tal punto che non è difficile che gli autobus a loro assegnati abbiano addirittura un simpatico nome.

Stiamo parlando del cosiddetto rimessamento cioè di quell’attività cui è sottoposto il torpedone dopo una giornata di lavoro. Lo svolgimento di questa attività, abbastanza avversa nei contesti lavorativi dove non esiste l’assegnazione del bus, è piuttosto dettagliato e personalizzato, e a volte addirittura un po’ maniacale, ma è comprensibile quando il tuo posto guida diventa il tuo pseudo ufficio.

rimessamento

Rimessamento, gioie e dolori

Rimessamento significa assicurare una minuziosa pulizia degli interni, corridoio, moquette, cappelliere, ma soprattutto del posto guida, come diceva Mario Zanotti, il mio primo tutor quando a ventun anni, nel ’92, ho cominciato a fare i primi chilometri con i pullman presso la Voulaz autoservizi. Lo step successivo è il pieno di gasolio prima di posizionare il nostro bus per la saponata e il lavaggio della carrozzeria, spesso eseguiti con rullo mobile motorizzato. I più pignoli, prima di parcheggiarlo, applicano il nero gomme per ottenere un effetto specchio sugli pneumatici. Occhio a sfiorare i marciapiedi poi…

Ci vuole passione…

Al di là della genuinità di molti gruppi, qualcun altro però si sofferma su preventivi al ribasso anche di poche decine di euro, e in taluni casi le gite low cost o i servizi scuole possono celare sorprese per autisti e titolari.

Non è difficile veder rientrare il nostro condominio a due piani o lussuoso HD imbrattato da cartacce o con i vetri interni sporchi nonostante le raccomandazioni del conducente, che oggi non è più ascoltato come un tempo. Almeno qui da noi.

Anche i danni sono tutt’altro che una rarità, e le tendine piuttosto che le prese usb, posacenere e aeratori sono i più a rischio. Per ricondizionare un bus pronto a un nuovo servizio, possono necessitare anche due ore e mezza di lavoro a carico del conducente, ore normalmente retribuite all’interno della disponibilità, ma evidentemente sottratte al tempo libero dell’autista.

E nel tpl?

Abbiamo osservato la realtà del noleggio, anche se nelle aziende più grandi è possibile che sia presente il personale di pulizia, una consuetudine in diversi Stati europei. Tuttavia nel trasporto pubblico locale urbano e interurbano, dove non è possibile l’assegnazione del bus, la situazione del tanto temuto rimessamento è spaccata a metà. Nelle grandi società il compito dell’autista termina al rientro in deposito, mentre in altre termina dopo una sommaria pulizia degli interni, il rifornimento nonché il passaggio nel tunnel di lavaggio. Un’attività che su richiesta potrebbe diventare parallela a quella di guida, così come la controlleria dei titoli.

Avversione al rimessamento e disaffezione al mestiere

Inutile nascondere ipocritamente le problematiche del comparto, alcune legate a un giro di vite sui fondi, in un periodo dove molto spesso sei osservato come un servitore e capro espiatorio delle problematiche piuttosto che un appassionato professionista. Insomma, condizioni che lasciano viva sola la passione per la guida e il desiderio di mettersi in gioco ogni giorno tra traffico e persone, mentre fanno parallelamente emergere una sorta di rifiuto verso il compito di pulire sporcizia che esula da una civile corsa sul trasporto collettivo. Lascio alla vostra immaginazione quello che diversi colleghi mi hanno riferito di trovare in vettura e che io stesso posso testimoniare d’aver osservato e pulito.

I colleghi sintetizzano con la frase “è finita” questa tendenza poco rispettosa verso il nostro lavoro. Ma c’è dell’altro: i pochi soldi, i rischi e le tutele opinabili chiuderebbero il cerchio di un sostanziale malessere dove anche le risposte da chi è preposto si tradurrebbero in fumo negli occhi. Ma non drammatizziamo, perché chi ha passione per il volante difficilmente opterà per la ricerca di altri mestieri.

Lavoro e assunzioni? Gli autisti ci sono ma…

Cambiare le regole potrebbe essere una boccata d’ossigeno. Certo non è semplice, ma grazie anche ai media, i nostri conducenti conoscono ormai le regole del lavoro di altri paesi senza necessariamente prendere in esame la tanto blasonata Germania. La soluzione potrebbe – e forse dovrebbe – riguardare la ridefinizione del nastro lavorativo o meglio, della possibilità di creare turnazioni intere e non spezzate dei periodi di guida.

Un cambiamento da inserire alla base di qualsiasi realtà di tpl, che cancellerebbe inoltre i trattamenti di serie A e B e che imporrebbe sostanziali fondi – per una giusta causa – per raddoppiare il personale. Io stesso, a malincuore, ho dovuto declinare delle offerte nel tpl da parte di società molto distanti dal mio domicilio che somministravano turnazioni di primo e secondo con buchi di ripresa di ben cinque o più ore, magari per una successiva corsa di un’ora e mezza per una retribuzione al minimo tabellare.

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