Chi guida autobus conosce bene la scena: fermarsi qualche secondo in più per far salire un passeggero in ritardo è spesso un gesto di buonsenso, generosità e cortesia, specialmente verso chi ha difficoltà motorie. Ma dietro questi piccoli gesti si nasconde un mondo che pochi passeggeri immaginano…

Non è raro che, una volta saliti, alcuni trattengano la porta in fase di chiusura per far salire altri che ancora stanno arrivando, magari correndo, da lontano, sfuggiti allo sguardo attento ma non onniveggente del conducente. L’autista, vedendo un solo passeggero lanciato verso il bus, si trattiene qualche secondo in più, ignaro che dietro l’angolo si stia avvicinando un’intera staffetta di “centometristi”!

Un episodio simile mi capitò anche al supermercato: un ragazzo con un solo articolo mi chiese di passare avanti. Nessun problema, risposi. Peccato che, una volta conquistata la cassa, fece un cenno ai “compari”, che spuntarono con un carrello strabordante più del mio. Non vi dico le facce degli altri in fila… e la mia!

Il nemico nascosto: l’anticipo, non il ritardo

Aspettare un attimo fa parte del buon servizio, e l’anticipo — non il ritardo — è il vero nemico da evitare. Tuttavia, le regole parlano chiaro: il bus si aspetta in fermata, quindi si sale e si scende solo in fermata.

Non è solo una questione di principio: i tempi di percorrenza sono spesso così stretti che ogni secondo perso rischia di mandare all’aria l’intera corsa. L’autista si trova così costretto a ridurre al minimo le soste o addirittura a saltarle, pur di rincorrere una tabella di marcia che, su alcune linee, può superare tranquillamente l’ora di viaggio.

Curiosamente, dai racconti raccolti, sembrano cavarsela meglio i colleghi delle linee costiere, dove tra un capolinea in collina e uno sul mare qualche minuto di margine è ancora concesso. Del resto, prendere un treno o un aereo impone regole ferree, che però — in molte località italiane — sembrano non contagiare chi usa i mezzi pubblici. Il bus continua a essere percepito un po’ come la vecchia corriera di paese: quotidiana, familiare e di poche pretese, quasi che la puntualità fosse più un optional che una necessità.

Cortesia e tabelle di marcia

Dietro una semplice “attesa” si gioca quindi un equilibrio delicatissimo tra cortesia, rispetto delle regole e una tabella di marcia che non ammette errori.

La vera soluzione sarebbe semplice: più autobus e più autisti. Ma conosciamo tutti troppo bene la situazione attuale. Almeno, potremmo sforzarci di comprendere meglio le difficoltà di chi, ogni giorno, tiene in piedi il servizio pubblico. Anche perché, va da sé, che il conducente “meno permissivo” rischia di diventare facile bersaglio di offese o vendette da parte dei più malintenzionati.

Quando il noleggio diventa una corsa contro il tempo

Nel mondo del noleggio, il vero nemico dell’autista è il tempo. A ricordarglielo c’è la scheda cronotachigrafa: uno strumento che, paradossalmente, è sia un incubo che una salvezza. Chi lavora ogni giorno con la scheda sa bene che anche solo mezz’ora di ritardo può compromettere il servizio del giorno dopo, senza contare lo stress che si accumula, inevitabilmente.

Appuntamenti mancati e passeggeri fantasma

Eppure questa realtà è spesso ignorata dai gruppi di passeggeri che — a quanto si racconta —, raramente ricevono un briefing comportamentale adeguato dopo la stipula del contratto di noleggio. L’importante sembra essere solo incassare… Così capita che ti diano appuntamento per le 20 e si presentino alle 20:30. E tu, autista, devi sempre fare i conti con margini abbondanti, creando una “bolla” di sicurezza per non violare i tempi di guida.

Peggio ancora, capita che durante una sosta in autogrill qualcuno sparisca. Alla ripartenza, il posto è vuoto. Che fare? In genere si chiama la sede o il titolare, ma se il passeggero non si trova e nessuno ha il suo numero di telefono, si parte: ogni minuto perso è un danno per il viaggio. In casi del genere si perdono facilmente tre quarti d’ora, che su strada equivalgono a circa 75 chilometri — giusto per capirci, la distanza tra Milano e Brescia.

Empatia sì, ma anche polso fermo

Se l’autista non ha carattere sufficiente per imporsi, la frittata è fatta. Per questo, oltre all’empatia, serve anche una buona dose di fermezza: qualità sempre più rare, complice una cultura troppo permissiva alimentata da alcuni vettori minori.

E, voi, avete mai aspettato qualcuno che non si è più visto?

di Gianluca Celentano

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