Autista-bus

di Gianluca Celentano

Professionalità e meritocrazia; due sostantivi molto spesso di uso ricorrente un po’ ovunque, forse perchè, a rigor di paragone con l’Europa, se ne sente il bisogno soprattutto se li osserviamo applicati nella metodologia di vita lavorativa dei paesi sviluppati. La professionalità è una costante di buon impegno, interesse e spesso apprezzamento, che dovrebbe teoricamente sfociare nella meritocrazia. Il termine meritocratico nel mondo anglosassone trova una sua precisa collocazione nell’ambito lavorativo, rispetto a culture, dove il problema o il mal servizio viene scaricato a catena verso terzi con scarsi risultati.

È bene sottolineare che meritocrazia, non è traducibile nel suo significato pratico come preclusione di qualcosa ma, semmai, di collocazione in un ambito produttivo più idoneo. In un certo senso, se vogliamo, l’applicazione di questo concetto contribuisce ad allontanare i pregiudizi verso gli addetti ai lavori, e concede la possibilità al lavoratore di poter riscattare una propria immagine più completa e gratificante, così come da anni altri paesi CEE fanno.

Credo sia invece da domandarci, in tutta franchezza, se un candidato professionalmente preparato e con esperienza sia meno appetibile rispetto ad uno ignaro d’esperienza e conoscenze. L’incentivo principiale per il lavoratore, credo sia il giusto riconoscimento salariale in funzione dell’impiego e responsabilità così come avviene in altri paesi sviluppati. Anche gli strumenti per poter operare con minor fatica e più precisione con il pubblico, sono un connubio vincente, come ad esempio la bigliettazione rapida e la digitalizzazione GPS di linee, vettori e controllo remoto.

Se da un lato il conseguimento del titolo di guida deve essere a rigore di logica un aspetto meritevole e legato alla passione e predisposizione, dall’altra dovremmo seguire senza disfattismo le nuove linee guida del trasporto pubblico e cito ad esempio il bacino unico di utenza o le nuove realtà interregionali per i collegamenti nazionali. Il che si tradurrebbe in posti di lavoro, vendite e imparziali opportunità per tutti gli esercenti di TPL. Quindi in sostanza nove regole e giusti diritti e doveri e non più conducenti di serie A, B o addirittura C, ma professionisti della conduzione di serie A.

Certo, per rincorrere questi traguardi i fondi regionali verso il trasporto collettivo devono essere certi come certa deve essere la politica nella reale defiscalizzazione, ma anche investimento nel settore; il quale è bene non venga penalizzato eccessivamente anche dai pesanti costi dei ticket nelle città ma sia una valida ed ecologica alternativa al veicolo privato.

Nonostante il periodo poco propizio, il trasporto persone in Italia rimane sempre e comunque di prim’ordine sotto moltissimi aspetti, e questo grazie anche agli autisti e ai Direttori d’esercizio e al loro coraggio in periodi bui ed ostili. Pertanto, seguendo con perseveranza e con le dita incrociate la linea del rinnovo, l’auspicio di tutti quanti e di poter decollare a pieno regime nel nostro amato settore.

Un autista, Gianluca.

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