Perché il Tpl non è un tema da campagna elettorale, ma un tema (e un problema) reale
In Italia circa sette persone su dieci non utilizzano il trasporto pubblico, secondo elaborazioni su dati Eurostat riprese anche da analisi di settore e da Odissea Quotidiana. Un quadro che, come evidenziato dal presidente Agens, Gianpiero Strisciuglio, conferma la necessità di rafforzare il tpl e puntare sull’intermodalità per ridurre traffico e inquinamento. A fronte di […]
In Italia circa sette persone su dieci non utilizzano il trasporto pubblico, secondo elaborazioni su dati Eurostat riprese anche da analisi di settore e da Odissea Quotidiana. Un quadro che, come evidenziato dal presidente Agens, Gianpiero Strisciuglio, conferma la necessità di rafforzare il tpl e puntare sull’intermodalità per ridurre traffico e inquinamento. A fronte di un utilizzo limitato del trasporto pubblico, cresce inevitabilmente la congestione stradale. I dati Inrix 2025 indicano un peggioramento della viabilità. Roma, per esempio, si colloca al 17° posto al mondo e al 4° in Europa per traffico, con circa 76 ore annue perse e una velocità media di appena 20 km/h.
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Traffico e smog, il conto lo paga la città
Il tema non è solo infrastrutturale, ma anche qualitativo. Come sottolinea Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), incidono le condizioni del servizio, in un contesto in cui il traffico privato rappresenta circa il 26% delle emissioni nazionali, con un impatto rilevante su ossidi di azoto e particolato. In questo scenario, la metropolitana non è in crisi dopo il calo del 2020, ma è tornata a crescere nelle grandi città. Il problema resta il Tpl su strada, oggi il più penalizzato: circa il 70% degli italiani non lo utilizza mai, solo il 10% lo usa ogni giorno e copre appena l’8–10% degli spostamenti.
In sintesi, dove l’offerta è forte la domanda risponde; dove manca, prevale l’auto. Un nodo ben noto ai conducenti è la qualità a bordo, strettamente legata a controlli e sicurezza, tema da tempo al centro del dibattito. L’evasione tariffaria, secondo le stime disponibili, oscilla tra il 6% e il 15%, con punte oltre il 20% su alcune linee di superficie, mentre nelle metropolitane resta più contenuta grazie ai tornelli. Il fenomeno vale circa 500 milioni di euro l’anno di mancati incassi. Più controlli significano investimenti, ma anche maggiore qualità percepita. Il pagamento del biglietto rappresenta un primo filtro di rispetto delle regole.
Tpl, a bordo senza regole: disordine e pochi controlli
I conducenti, del resto, non possono “selezionare” l’utenza, ma si trovano a gestire con frustrazione situazioni quotidiane che incidono sulla vivibilità del servizio, come, comportamenti non corretti, uso improprio degli spazi, disturbo a bordo, passeggini non ripiegati e, ancora, una scarsa diffusione di messaggi di educazione civica, anche in più lingue.
Il probelma appare inevitabilmente sociale e, dalle segnalazioni dei conducenti, emerge uno dei principali tasti dolenti del tpl di superficie, un fenomeno che in alcune realtà è diventato persino frequente. Quindi, frequenze a parte, è il rispetto delle regole di convivenza a bordo sotto la lente, e oggi è messo in seria discussione.
In diversi contesti si registrano episodi di disordine e comportamenti non conformi alle regole di utilizzo del servizio, che incidono sulla percezione complessiva di qualità e di utilizzo del mezzo pubblico. Si tratta, ad esempio, della salita di gruppi rumorosi, dell’uso di musica ad alto volume, del trasporto improprio di monopattini, del consumo di cibo e bevande a bordo o della presenza di passeggini non ripiegati oltre i limiti consentiti. Situazioni che, in alcuni casi, possono comportare anche rallentamenti o interruzioni del servizio, con ripercussioni sull’utenza. Dinamiche che, specie nelle ore serali, alimentano una percezione di degrado. In questo quadro, il tema diventa inevitabilmente anche politico, in particolare alla vigilia delle elezioni, quando si moltiplicano richiami a sicurezza, qualità e controlli. Tutti argomenti che intercettano facilmente il consenso. Tuttavia, senza interventi strutturali e continuità negli investimenti, il rischio è che restino promesse efficaci in campagna elettorale ma poco incisive nella realtà quotidiana del servizio.
di Gianluca Celentano
