Ieri, a Pasquetta, mentre ero alla guida del bus un’agenzia mi ha comunicato la notizia della scomparsa di Papa Francesco. Ho dovuto attendere il capolinea per apprendere tutti i dettagli, ma già in quel momento i pensieri mi hanno portato a riflettere su quanto il suo pontificato abbia significato per la Chiesa e non solo. Papa Francesco ha sempre avuto un legame speciale con gli ultimi, con chi fa i cosiddetti “mestieri invisibili”, come noi autisti, spesso dimenticati.

I mestieri invisibili

Papa Francesco, infatti, ha sempre dato valore ai mestieri “nascosti”, che spesso passano inosservati. In un’udienza, rese omaggio al suo autista, Renzo Cece, definendolo uno degli “eroi silenziosi” della Chiesa. Le sue parole non erano simboliche, ma esprimevano un rispetto profondo per chi lavora con dedizione e fatica. Un riconoscimento che, pur indirizzato a Cece, si estendeva idealmente a tutti noi che ogni giorno guidiamo autobus, pullman e camion.
Un uomo di pace, portavoce di messaggio di fratellanza e giustizia sociale, spesso ignorato da chi lo vedeva come una sfida alle convenzioni politiche (e di potere). Papa Bergoglio ha sempre denunciato il lavoro precario come una “ferita alla dignità umana”, chiedendo giustizia per tutti, da chi ha un contratto stabile a chi vive nell’incertezza.

Il lavoro e il turismo religioso

Il turismo religioso, una colonna portante del nostro settore, ha visto nel 2023 circa 5 milioni di pellegrini viaggiare in autobus verso le principali mete spirituali italiane. Gli autobus, infatti, sono stati il mezzo privilegiato per accompagnare migliaia di persone a Roma, Assisi, San Giovanni Rotondo e in tanti altri luoghi di fede.

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La visita di Papa Francesco a Milano

Nel 2017, durante la visita di Papa Francesco a Milano, la diocesi milanese scelse Arriva Italia come mobility partner per gestire il trasporto dei pellegrini.
L’evento, culminato con la messa al Parco di Monza, vide la partecipazione di oltre 5.000 pullman e circa un milione di fedeli. Un’impresa logistica straordinaria che dimostrò non solo la potenza del turismo religioso, ma anche il ruolo centrale degli autobus nel muovere masse molto importanti

Il futuro del turismo religioso

L’esperienza di Monza 2017 è diventata un modello per la gestione dei grandi flussi di pellegrini.
Con il Giubileo del 2025 ormai alle porte – che si preannuncia come uno degli eventi religiosi più partecipati della storia recente – il trasporto su autobus sarà ancora una volta protagonista, dimostrando ancora una volta quanto questo tipo di lavoro sia fondamentale e – sembra banale ma non lo è – non possa fare a meno degli autobus e delle persone che li guidano. L’eredità di Papa Francesco ci insegna che, al di là dei numeri, ciò che conta davvero è il rispetto per chi lavora con dedizione dietro le quinte.

Pellegrini a bordo: un viaggio tra devozione e routine

I pellegrini che viaggiano in autobus sono viaggiatori particolari: più ordinati e composti, ma con regole precise. Il microfono diventa uno strumento essenziale: subito dopo il raduno e il carico, il capogruppo – spesso un prete – avvia la recita delle preghiere a bordo. Un momento che, all’inizio, può creare imbarazzo per l’autista, ma che si affronta con l’esperienza.
Durante il viaggio si alternano momenti di preghiera, spiegazioni catechistiche, istruzioni logistiche e raccomandazioni per non perdersi, soprattutto considerando la grande affluenza. C’è chi apprezza questi momenti come parte integrante dell’esperienza e chi invece li trova noiosi e privi di gratificazioni, come le tanto attese mance.
Eppure, queste occasioni movimentano centinaia di autobus e ci offrono anche la possibilità di incontrarci tra colleghi nei parcheggi. Ricordo, ad esempio, una partenza da Milano come secondo autista, diretti a Roma: una sosta al parcheggio bus del Gianicolo, un breve riposo sul divano posteriore, e poi la lunga tirata per rientrare a Milano.

Buona strada, Papa Francesco!

di Gianluca Celentano

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