Sono gli ultimi colpi di coda? Il mercato dell’autobus italiano, dopo un 2024 da sogno (circa 4.900 targhe sopra le 8 tonnellate) e un 2025 sopra le 4.000 unità, nei primi due mesi del 2026 ha messo a referto un risultato per certi versi inaspettato, specialmente dopo il calo di gennaio: sono ben 984 le immatricolazioni registrate dell’Anfia, il 23,5% in più rispetto ai primi due mesi dell’anno passato (797). Ecco, allo stesso tempo non bisogna farsi trarre in inganno: gran parte di queste sono immatricolazioni di consegne effettuate nel 2025 e “solo” ora registrate. La previsione, unanime, è di un calo dei volumi, vista anche l’ormai prossima scadenza del Pnrr (il 30 giugno 2026). Certo è che con quasi 1.000 nuovi veicoli tra gennaio e febbraio, la possibilità di chiudere anche questo anno sulle 4.000 targhe non è una missione impossibile.

Ci sono alcuni dati che balzano all’occhio. Il primo è la ripresa del diesel, che cresce del 60% e tornare a pesare per più della meta dell’immatricolato. Il secondo, per quanto non sia una novità, l’affermazione dell’elettrico, pari al 30% del totale e addirittura del 70% nel segmento degli autobus urbani. Il quarto, e ultimo, sono quei 73 mezzi a idrogeno.

Il mercato per segmenti: urbani, interurbani, turistici e scuolabus

Il 43% delle 984 immatricolazioni, ovvero 422 unità, è rappresentato dai Classe I, che salgono del 41,6% rispetto ai primi due mesi del 2025. In crescita (del 18,1%) anche i Classe II: Anfia ne ha registrati 294, pari al 30% della torta complessiva. Segno “più” anche per i Classe III, reduci da un 2025 straordinario: sono 259, pari al 26% de totale. Infine, sopra le 8 ton di massa a pieno carico di contano anche 9 scuolabus (1%), che sono quasi tutti (8) di Isuzu.

Le tipologie di trazione: diesel ed elettrico in spinta

Come già anticipato, ottima la performance del diesel dal primo gennaio al 28 febbraio dell’anno corrente: 549 immatricolazioni di autobus a gasolio (+62,4% sulle 338 del medesimo periodo 2025), pari al 56% delle 984 targhe. Da segnalare, all’interno dei 549 veicoli a motore tradizionale, anche 4 mezzi bio-diesel.

Continua a spirare forte il vento nella poppa dell’elettrico a batteria: 298 e-bus (erano 134 a gennaio-febbraio 2025) e market share del 30%, che diventa il 70% prendendo in considerazione solo i nuovi urbani. Sempre in materia di trazioni a cosiddette zero emissioni, anche 73 autobus a idrogeno (pari al 7,4% del totale): 69 i mezzi di Solaris e 4 i Mercedes-Benz.

In sofferenza, invece, le tecnologie del gas e del metano. Anfia ha registrato un solo autobus Lng e 50 a Cng. Il metano perde il 75% e con 51 targhe rappresenta appena il 5% del totale. Male anche l’ibrido, che cede quasi il 90%: 13 immatricolazioni.

La classifica dei costruttori

Più di un terzo delle 984 targhe – per l’esattezza il 32,9% – porta la firma di Iveco Bus (324, di cui 208 Crossway e 87 E-Way). Alle sue spalle Daimler Buses con 122, 78 Mercedes-Benz e 44 Setra (12,4%) e King Long con 102 (10,4%), peraltro tutte elettriche. Ai piedi del podio Solaris con 92 (9,3%), dunque Scania con 81 (8,1), di cui ben 45 Touring. Il dato del Grifone – come sottolineiamo sempre – contiene anche i coach Irizar su telaio del costruttore svedese. Rimanendo in casa Traton, MAN è a quota 80 (8,1%). Quindi Otokar con 42 (4,3%), Yutong con 36 (3,7%), Isuzu con 33 (3,4) e BYD con 22 (2,2%).

Fuori dalla top ten provvisoria troviamo Temsa con 16, Menarini con 14, Irizar con 10, Karsan e Van Hool (VDL), Volvo con 2 e infine BMC con 1.

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