autista_guidare_bus

di Gianluca Celentano (conducente bus)

«Era meglio prima o sarà meglio in futuro?» «Bella domanda». Molti colleghi nei depositi mi confessano che se tornassero indietro non farebbero più il mestiere del conducente. Purtroppo, tra questi ci sono anche coloro che per tradizione famigliare hanno sempre fatto i conducenti ma oggi lo sconsigliano vivamente ai propri figli. Ma ricordo anche a questo proposito le parole di un vecchio autista, quando parecchi anni addietro mi disse mentre guidava: «Chi sceglie questa strada è perché ha la guida nel sangue», per usare le sue stesse parole. Ed io aggiungo che dopo anni di guida, di strada e di una certa esperienza, difficilmente riesci a identificarti in altre mansioni.

Non c’è dubbio: un po’ per tutti era meglio prima di tutta questa oscura austerità, basta ricordare gli anni ’80 ma anche la prima meta degli anni ’90. In quel periodo il lavoro lo si pattuiva con una stretta di mano, ci si capiva con uno sguardo e sapevamo a chi rivolgerci per risolvere i problemi quotidiani. Spesso i nostri interlocutori venivano “dalla guida” e ci capivano prima ancora di parlare. Con una battuta spiritosa, caratteristica degli autisti, si riusciva a far sorridere allontanando pregiudizi e allentando tensioni. Non c’erano poi problemi di fondi nazionali e chiunque poteva con qualche sacrificio comprare la casa, cambiare l’auto o pagare l’affitto; l’umore in genere dei colleghi era sicuramente più sereno e sorridente. Oggi forse si paga il conto di quei periodi d’oro, di quelle giuste conquiste e diritti fondamentali che hanno cominciato a diffondere benessere dal primo boom economico nazionale negli anni sessanta.

Ma l’Europa ci impone di essere moderni e quindi dobbiamo anche guardare avanti senza soffermarci malinconicamente sul passato – è difficile lo so – e con un interesse possibilmente verso la cosa pubblica, cercando di non demonizzare proprio tutto. La prima emergenza, come già si sa bene, risiede sia nei fondi insufficienti  sia nella precarietà del lavoro dell’autista. Con i gettiti di fondi limitati è ben difficile che un’azienda possa fare conti e progetti a lungo termine, infatti cerca di ottimizzare il presente ed essere competitiva; questa condizione si traduce in una depressione percepita entrando nei depositi italiani. Questa depressione la percepisce ancor più chi rimane senza lavoro.

Credo che al termine di tutti questi cambiamenti il nostro settore potrà voltare pagina, iniziare a scrivere la sua storia moderna e finalmente, almeno si spera, diffondere serenità e sicurezza al personale. Con grande coraggio alcune aziende storiche si prodigano nella ricerca di personale e nel contempo valorosi manager cercano di accorpare realtà di trasporto in gruppi più grossi e che possano garantire una continuità sia di servizio ottimizzato ma anche di lavoro, il nostro lavoro. Sta di fatto che soprattutto per gli over 40 il lavoro o la continuità di quest’ultimo rimane un vero miraggio, specialmente se si esclude la possibilità di emigrare altrove per lavorare o si è impossibilitati a buttarsi sul gran turismo a lungo termine.

Nastri lavorativi eccessivi e senza medie orarie, riparazioni precarie sono solo alcune delle tante sofferenze di settore che obbligano ad esempio a utilizzare eccessivamente un solo autista, bloccando l’assunzione qualcuno in più, o a utilizzare un autobus fermo per trarne i ricambi da montare su quelli circolanti.

La defiscalizzazione delle imprese è quindi fondamentale almeno quanto i fondi; autisti, aziende e passeggeri hanno pagato già lo scotto del “cambiamento”  e i primi due stanno facendo ancor meglio il loro dovere quotidianamente attendendo, si spera, lavoro, serenità e stabilità economica.

 

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