di Gianluca Celentano

Uno dei gesti più iconici tra i motociclisti è il saluto con indice e medio alzati della mano sinistra: un simbolo di solidarietà e appartenenza, eseguito quando, nel senso opposto, sopraggiunge un altro centauro. Non è una regola scritta, ma chiunque abbia guidato una moto si sarà probabilmente imbattuto in questa usanza.

Anche tra gli autisti di autobus, benché l’abitudine si sia affievolita nel tempo, il saluto con la mano o il lampeggio di fari rimane un gesto apprezzato. Esso richiama un senso di comunità e rispetto reciproco all’interno della categoria. Per chi è nuovo del settore, incontrare un altro torpedone e ricevere un saluto dall’autista è un piccolo atto di cortesia (e benvenuto) che non andrebbe mai ignorato. Rispondere, infatti, non è solo buona educazione, ma anche un modo per mantenere viva questa tradizione.

Autisti, quando la solidarietà è necessaria

Nonostante l’usanza del saluto stia scomparendo, ci sono contesti in cui la solidarietà assume un ruolo fondamentale, come nei passaggi critici. Immaginate una strettoia dove due autobus si trovano uno di fronte all’altro. In una sorta di “partita a scacchi”, uno dei due conducenti deve fare la prima mossa.

Di solito, a cedere il passo è chi ha maggiore esperienza e riesce a calcolare meglio lo spazio e la manovra necessaria. Tuttavia, non sempre tutto va come previsto. Alcuni conducenti, per inesperienza o semplice prudenza, preferiscono evitare rischi, lasciando la responsabilità all’altro. Altri, invece, pur avendo esperienza, scelgono di non impegnarsi in una manovra complessa, temendo una possibile “toccata” con l’altro mezzo. In pratica: “Passa tu, perché se succede qualcosa, la colpa è tua.”

Questi atteggiamenti possono minare la solidarietà tra colleghi. Ed è proprio in questi contesti che l’esperienza diventa un criterio determinante. Non a caso, le aziende che premiano i conducenti in base alla loro esperienza hanno un punto a favore: riconoscere il valore di chi sa gestire situazioni critiche.

C’è da dire, per esperienza personale sul “bilico”, che i camionisti sono assolutamente solidali tra loro, al punto di fermarsi e aiutare un collega in difficoltà.

L’autista comunicatore e i social

Se il saluto rappresenta il primo passo verso una comunicazione efficace, come si colloca il settore del trasporto nella gestione del dialogo con i conducenti? A mio avviso, non troppo bene.

Negli anni ’80 e ’90, le aziende raramente consideravano prioritario comunicare con i lavoratori riguardo ai dettagli operativi, ai progetti futuri o ai cambiamenti in corso. Probabilmente non lo ritenevano necessario, poiché si trattava di un periodo in cui, tutto sommato, le condizioni lavorative erano ancora accettabili.

Nonostante i miglioramenti del nuovo millennio, la comunicazione nel settore rimane opinabile, forse a causa della mancanza di una figura dedicata. L’introduzione di un autista-comunicatore (e non un impiegato) potrebbe risolvere il problema, prevenendo la diffusione di fake news sui social. L’isolamento informativo, infatti, non aiuta la motivazione e, per cambiare passo e mentalità, è fondamentale dare giusta importanza anche alla comunicazione.

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