Non è certo un segnale incoraggiante, anzi, ma era prevedibile, o meglio ovvio dopo l’annuncio (datato 2 agosto) di chiudere la produzione nello stabilimento di Bologna e trasferire “baracca e burattini”, che poi sarebbero 77 dipendenti in carne e ossa, in quello di Flumeri.

Certo, a onor del vero, subito dopo era arrivata la retromarcia – una delle tante-troppe in questa infinita Odissea di Industria Italiana Autobus – della nuova proprietà, facente capo alla famiglia Civitillo, che sta trasportando dal plant in Emilia a quello in Valle Ufita (Avellino) macchinari e materiali per costruire i bus.

A segnalarlo e a lanciare l’ennesimo allarme sono i sindacati bolognesi Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Che di conseguenza – a questo fatto e ad altri – hanno proclamato uno sciopero “spacchettato” di 16 ore: le prime otto il 3 settembre, in parallelo all’incontro al Ministero dell’Industria e del Made in Italy di Adolfo Urso. Un incontro convocato dal MIMIT stesso in seguito all’annuncio e alla smentita del 2 agosto.

Una manciata di giorni e, forse, ne sapremo di più. E soprattutto ne sapranno di più le decine, centinaia di lavoratori di Industria Italiana Autobus che rischiano di trovarsi, dal mattina alla sera, senza occupazione.

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