La nuova proprietá di Industria Italiana Autobus, vale a dire l’azienda Seri Industrial cui fa capo Vittorio Civitillo, ha comunicato oggi 2 agosto ai lavoratori l’intenzione di cessare la produzione a Bologna e trasferire 77 lavoratori a Flumeri con decorrenza dal 16 settembre.

Provvedimento successivamente sospeso dopo la convocazione da parte del governo di un tavolo per il 2 settembre.

IIA, chiusura di Bologna?

All’indomani dell’ acquisto del 98 per cento di IIA, Civitillo aveva dichiarato: «L’azienda ha bisogno di un piano di rilancio per renderla efficiente, competitiva sul mercato e, soprattutto, innovativa, creando una sinergia tutta italiana tra produttore di autobus e produttore di accumulatori al litio, al fine di garantire la piena transizione alla mobilità elettrica. Ma il piano di rilancio richiederà inizialmente un complesso piano di risanamento».

Oggi, 2 agosto, la comunicazione ai lavoratori. Per i sindacati, questa decisione equivale alla chiusura dell’attività produttiva a Bologna e rappresenta una grave violazione degli impegni pubblici assunti dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dagli azionisti pubblici, in particolare Invitalia, che avevano deciso di vendere IIA alla Seri Industrial dei fratelli Civitillo. “Il Mimit ci aveva fornito rassicurazioni al momento del passaggio di IIA all’imprenditore Civitillo, che oggi vengono completamente disattese”, hanno dichiarato i leader di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm.

“Vergogna all’azienda per il tentativo del 2 agosto. Siamo di fronte a un imprenditore completamente inadeguato,” ha dichiarato Michele Bulgarelli, segretario della Camera del lavoro di Bologna, dopo l’annuncio del trasferimento dei lavoratori di Industria Italiana Autobus da Bologna. I lavoratori hanno subito reagito con uno sciopero, dimostrando che la determinazione del sindacato paga. “A Bologna non si passa,” ha scritto Bulgarelli sui social.

Nel pomeriggio, il governo ha bloccato il trasferimento dei lavoratori di Industria Italiana Autobus da Bologna a Flumeri. Il ministro Adolfo Urso ha annunciato che, dopo un colloquio con i titolari dell’azienda, la procedura è stata sospesa e ha convocato un incontro per il 2 settembre per discutere il piano industriale e le implicazioni occupazionali. Il blocco è un segnale forte alla proprietà e al governo: nessuna fabbrica deve chiudere, né ad Avellino né a Bologna.”I due stabilimenti devono continuare a operare entrambi,” affermano Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl metalmeccanici. Chiedono una convocazione urgente al ministero delle Imprese e del Made in Italy per garantire un piano industriale di sviluppo e salvaguardia.

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