Vittorio Civitillo, amministratore delegato di Seri Industrial, neo-proprietario di Industria Italiana Autobus, sembra avere le idee chiare per il futuro del costruttore con sede a Bologna a a Flumeri: prima risanamento, poi il rilancio. Certo, una cosa è dire e un’altra è fare e come ben sappiamo tra le due cose c’è di mezzo il mare…

Intervistato da Il Mattino, l’imprenditore spiega quello che è il suo piano industriale per riportare IIA tra i protagonisti del mondo dell’autobus italiano: «L’azienda ha bisogno di un piano di rilancio per renderla efficiente, competitiva sul mercato e, soprattutto, innovativa, creando una sinergia tutta italiana tra produttore di autobus e produttore di accumulatori al litio, al fine di garantire la piena transizione alla mobilità elettrica. Ma il piano di rilancio richiederà inizialmente un complesso piano di risanamento».

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Così IIA è passata a Seri Industrial

Nei prossimi giorni Seri Industrial formalizzerà l’acquisizione delle quote di Industria Italiana Autobus, assumendone di fatto il timore a piene mani, con Invitalia (partecipata dello Stato), che rimarrà all’interno della compagine societaria con una quote che possiamo definire simbolica. A Seri Industrial, infatti, andrà il 95% della società. Il tutto tra le proteste di gran parte dei seicento lavoratori, delle sigle sindacali, della Regione Emilia-Romagna e della Campania. Al Gruppo della famiglia Civitillo, infatti, viene rinfacciata la nulla esperienza nel mondo dell’autobus, essendo una holding che ad oggi si occupa di tante, tantissime cose – in ordine sparso: accumulatori elettrici, impianti industriali, produzione e stampaggio di plastiche nonché nei settori real estate, energia, servizi finanziari e ingegneria – ma non, appunto di torpedoni.

Al quotidiano di Napoli, Civitillo spiega che le prime mosse saranno riorganizzazione e risanamento, per poi dare il “la” a un piano di investimenti per rilanciare sul mercato IIA. E il piano industriale? Per la fabbrica in Valle Ufita, il neo proprietario di Industria Italiana Autobus dice che «sarà inizialmente previsto «un incremento dell’efficienza di produzione e, a regime, un incremento anche della forza lavoro al fine di garantire il raddoppio della capacità produttiva attuale».

Sempre nell’intervista al Mattino, Civitillo pare non essere preoccupato dell’ira dei sindacati: «Cercheremo di interloquire con maggiore serenità, illustrando il piano e anche le possibili partnership in corso di definizione (i cinesi di Ccig? ndr). Spero vivamente che si sgomberi il campo da polemiche e illazioni talvolta inesatte e strumentali e che si inizi un dialogo costruttivo». Idem con patate per le critiche arrivate dal mondo della politica, in particolar modo – come anticipato – quella emiliano-romagnola: l’assessore al Lavoro Colla e il presidente Bonaccini hanno parlato di “operazione dagli aspetti gravissimi, inaccettabili, che destano preoccupazione“. Civitillo, infatti, chiosa così: «Confido che la politica potrà apprezzare la proposta di rilancio che è stata valutata positivamente dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dai soci Leonardo e Invitalia, che in questa operazione hanno perseguito un unico obiettivo: garantire un futuro alla azienda. Compiendo, ancora, un importante sacrificio economico».

Industria Italiana Autobus a Seri Industrial, le reazioni della politica

Ciò detto, nel mentre la segretaria del Partito Democratico,Elly Schlein, ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto al ministro Urso – titolare del ministero delle Imprese e del Made in Italy – circa l’operazione di privatizzazione di – citiamo – “un presidio industriale di grande valore strategico per il paese con gli stabilimenti di Bologna e Flumeri”.

Anche un esponente della stessa maggioranza di governo, il deputato (peraltro dell’Irpinia) Gianfranco Rotondi ha espresso più di una perplessità, dichiarando: «Ritengo doveroso un aggiornamento sulla cessione delle quote di Industria Italiana Autobus. Ho ritenuto di affiancare le parti sociali nella richiesta al governo di un passo indietro rispetto alla cessione a un gruppo imprenditoriale della provincia di Caserta ritenuto dal sindacato e dai lavoratori poco vocato al tipo di produzione industriale dell’azienda […] Penso che il governo perderebbe una occasione continuando ad assecondare una accelerazione che sorprende anzitutto noi parlamentari, sempre invitati al tavolo ministeriale, stavolta no…».

Durissima la nota della Fismic, che parla di “grave decisione” e “privatizzazione selvaggia“, minacciando una mobilitazione: “È tempo di mettere in campo tutte le iniziative di lotta, compresa la possibilità di adire alle vie legali».

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