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Oltre ai treni c’è di più: i prossimi dieci anni vedranno le ferrovie tuffarsi a capofitto nel settore bus. La flotta di Busitalia si arricchirà di 3mila nuovi mezzi e si cimenterà sulla lunga distanza, con l’obiettivo di dare del filo da torcere ai competitor in ascesa. Flixbus è avvisata.

Fs, un piano industriale da urlo

Il piano industriale 2017-2026 di Fs, presentato oggi (28 settembre) dall’ad Renato Mazzoncini alla presenza del premier Renzi, prevede 94 miliardi di investimenti, e ricavi destinati a raddoppiare, dai 9 miliardi previsti a fine 2016 fino ai 17,6 miliardi stimati nel 2026. Più del 70 per cento della crescita prevista sarà legata ad ambiti che escono dall’attuale area di azione di Fs. Oltre agli investimenti in ambito ferroviario (500 nuovi treni regionali in arrivo) e alla fusione con Anas, l’obiettivo di Fs è quello di proporsi come azienda di mobilità integrata di statura internazionale, gestendo modalità di trasporto che vanno dai treni al pullman fino al car sharing, con un focus di impegno per quanto riguarda la digitalizzazione.

Busitalia vuol essere il top-player della gomma

Ma le principali novità arrivano dal fronte del tpl e del trasporto in bus. L’azienda vuole passare dal 6 per cento di market share attuale al 25 per cento nel 2026 nel mercato della gomma pubblica. Come? Partecipando a gare e acquisendo operatori strategici. Inoltre per Busitalia, forte di una crescita dei ricavi, tra 2011 e 2015, del 450 per cento, si apriranno le porte dei viaggi low cost. Un campo in grande ascesa. Il campione da battere è, banale dirlo, Flixbus coi suoi autobus verde fluo. 3mila nuovi autobus e una politica tariffaria rivista, oltre all’integrazione dei servizi bus con quelli ferroviari, sono le armi per raggiungere l’obiettivo. Anche i Freccialink, le navette che collegano le zone sprovviste dell’alta velocità con la stazione più vicina, aumenteranno la loro presenza con viaggi per Monaco, Ginevra, Gorizia e Bergamo.

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