Comuni, province e regioni non sono pronti sul Pnrr. La maggior parte degli enti italiani che gestisce il trasporto pubblico locale (83%), sulla pianificazione dichiara inadeguato il proprio personale (+17,2 rispetto al 2018). Per il 26% di questi (+18,6 rispetto al 2018), è carente sia per quantità che per competenze. Motivo per cui il 51,9% degli enti ricorre a consulenze esterne, che deve pagare.

Questo è il quadro complessivo che emerge dallo studio di federMobilità, l’associazione che riunisce le amministrazioni responsabili del governo della mobilità, presentato oggi a Roma in collaborazione con Isfort, sulle competenze e sui fabbisogni professionali degli enti italiani titolari del tpl.

«Il settore – ha sottolineato Giuseppe Ruzziconi, presidente di federMobilità – sta cercando di percorrere la via maestra dell’efficientamento e del miglioramento dell’offerta qualitativa dei propri servizi. Qualcosa è accaduto ma siamo ancora indietro rispetto a quello che un comparto come il tpl potrebbe fare, soprattutto se pensiamo che il miglioramento dei suoi servizi contribuirebbe sia ad una significativa riduzione delle emissioni inquinanti che ad un miglioramento della qualità della vita dei cittadini».

L’indagine prende in esame un campione di 130 enti: riguardo le competenze relative alle diverse funzioni di governance, tra il 2018 e il 2023, è cresciuta la quota per le attività di affidamento dei servizi, 55,8% (+12,9 sul 2018). L’attività di pianificazione ha la percentuale più elevata con l’81,4% (ma solo +1,6% sul 2018). La gestione dei contratti di servizio raggiunge il 66,9% (+3,1% sul 2018). Ma è ancora poco.

Il numero medio di risorse umane impegnato con qualche competenza è di poco superiore all’unità: 1,15, di cui 0,41 è il personale esclusivamente dedicato alla funzione e 0,74 quello plurifunzionale. 

A rendere più complesse le cose, le indicazioni sempre più stringenti dell’ART, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti, con norme e delibere che vanno nella giusta direzione ma che non sempre sono perseguibili e attuabili da tutti gli enti: il 40% ha dichiarato infatti di non avere competenze adeguate rispetto alle nuove funzioni prefigurate dal suo quadro regolatorio.

La formazione del personale è altro punto nodale: solo il 10% degli enti la chiede per il proprio organico, mentre il 20% ritiene necessario ricorrere a consulenze specialistiche. Tra queste, le più richieste sono quelle di tipo ingegneristico e informatico per la pianificazione del tpl (quasi il 50%), in crescita significativa rispetto al 2018. Le carenze sono più avvertite tra gli enti del sud e nelle regioni, molto meno nelle agenzie. 

«L’innovazione tecnologica, il progetto MaaS, i cantieri, le nuove gare di appalto hanno bisogno di uno sforzo costante sull’adeguamento formativo – ha spiegato Anna Donati, ad di Roma Servizi per la Mobilità -. Emerge la carenza di capacità, di personale per governare un fenomeno che diventa sempre più complesso. Ritengo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrebbe dare un impulso. Ci sono degli osservatori, ci sono sì delle idee e competenze, ma bisogna che si traducano in azione e fatti in modo molto più stringente. E con urgenza. E questo a tutte le altitudini del Paese».

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