di Alessandro Razze

Le imprese di trasporto passeggeri stanno subendo in misura molto forte le conseguenze delle misure di distanziamento sociale che, traducendosi in una vera e propria quarantena, ormai da tre settimane hanno totalmente paralizzato l’Italia.

Clara Fraticelli, avvocato, cura gli affari legali e societari della SIT di Roma: a lei abbiamo chiesto di raccontarci la realtà attuale e le prospettive per il futuro.

immagine di repertorio

La prima domanda è quasi di rito: in quale modo la situazione Covid19 sta impattando la vostra attività?

«Circa il 90 % dei nostri servizi è fermo, al momento sono attivi i servizi di TPL, seppure con orario ridotto, e alcuni servizi di trasporto dipendenti per conto di aziende ancora formalmente aperte per chi non è nelle condizioni di poter effettuare smart working. I servizi aeroportuali sono completamente sospesi».

Finora avete riscontrato qualche caso sospetto a bordo dei vostri mezzi o tra i vostri dipendenti?

«Non abbiamo avuto casi sospetti o confermati, al momento la sensazione è di molta tranquillità, stiamo adottando tutte le precauzioni richieste: i passeggeri salgono solamente dalla porta posteriore, i mezzi vengono igienizzati regolarmente e gli autisti indossano guanti e mascherine durante il servizio. A questo proposito, mi piace ricordare che il nostro fornitore di divise aziendali si è riconvertito nella produzione di mascherine, mostrando come chi si sa adattare riesca a cogliere opportunità anche nei momenti più difficili».

Ad oggi (26 Marzo NdR) i modelli più accreditati prevedono un graduale ritorno alla normalità a partire dall’inizio di maggio, non prima. Questo comporterebbe una lenta ripresa del mercato turistico non prima dell’inizio di luglio. Come vi state preparando a questo scenario? 

«Crediamo anche noi che la ripresa sarà graduale, non è realistico pensare ad un ritorno alla situazione pregressa da un giorno all’altro. In questo momento non possiamo che restare in attesa, pronti a raccogliere la domanda che si andrà progressivamente generando. Complessivamente mi sento ottimista sul lungo periodo ma dobbiamo essere organizzati per resistere a questa situazione. Per il turismo extra UE è ragionevole pensare che si arrivi direttamente al prossimo anno; la riapertura dei voli low cost, probabilmente con tariffe molto favorevoli, potrà rimettere in moto la domanda interna all’Europa in tempi più rapidi. Siamo fiduciosi in una riapertura del settore MICE (fiere, eventi e congressi) nell’ultimo trimestre 2020».

Le conseguenze del lockdown porteranno inevitabilmente a quella che alcuni considerano una selezione darwiniana tra le imprese di trasporto passeggeri. Il rischio sarà maggiore per i piccoli operatori o per realtà di maggiori dimensioni ma meno resilienti?

«Il rischio è per chi non ha liquidità. Le misure messe in opera dal Governo finora non sono assolutamente adeguate a sostenere le imprese. Il rinvio a maggio degli adempimenti fiscali quando le aziende per due mesi non hanno avuto entrate è una misura di scarsa o nulla utilità che rischia di far sopravvivere solo le aziende che hanno liquidità disponibile o possono accedere al sistema bancario».

Quali interventi di supporto vi aspettate dal Governo?

«I segnali finora non sono positivi, l’impressione è che a livello istituzionale non si sia ancora compresa la dimensione del problema, 20 giorni di blocco delle attività produttive sono già stati sufficienti a mandare il Paese verso la recessione. Attendiamo di vedere il decreto di aprile ma non si può vivere sperando».

Quali interventi sarebbero necessari in questa fase?

«L’obiettivo primario deve essere quello di mettere i lavoratori in condizioni di ritrovare delle aziende in cui rientrare una volta cessata l’emergenza. È necessario sbloccare il sistema bancario per garantire prestiti alle imprese che hanno bisogno di liquidità. Bisogna ragionare sull’IRAP e sulle prossime scadenze fiscali: le tasse sono calcolate sui fatturati del 2019 ma, dopo due mesi di chiusura totale in forza di un decreto, le imprese non avranno le risorse per pagare».

Su quali misure sarebbe opportuno focalizzarsi perché il settore del trasporto passeggeri possa farsi trovare pronto alla fine dell’emergenza?

«È necessario essere preparati, avviare un’attività di lobby volta a semplificare le procedure amministrative. Penso, ad esempio, ai tempi incredibilmente lunghi dall’acquisto di un autobus alla sua messa su strada, dovuti alle lungaggini burocratiche. È prioritario un ripensamento delle misure relative alle ZTL, con l’emanazione di linee guida chiare e univoche da parte del Ministero dei Trasporti. Intanto mi aspetto che i permessi di accesso alle ZTL preacquistati per l’anno in corso e utilizzati solo parzialmente vengano prorogati per tutto il 2021 . Tutto questo deve essere fatto adesso, serve un segnale al presente anziché, come si è visto finora, ad un futuro imprecisato. Ritengo necessaria anche una rivalutazione del bonus sulle accise del gasolio, estendendolo alle imprese di noleggio, le più colpite da questa emergenza».

Stiamo imparando qualcosa di nuovo da questo evento? 

«Essere costretti a fermarsi impone una riflessione costruttiva a livello personale, lavorativo ed esistenziale. Mi auguro che alla fine di questo incubo si capisca l’importanza strategica del turismo e di tutta la filiera ad esso collegata, che da ora in poi non si senta più parlare di overtourism e di disincentivazione degli arrivi attraverso l’imposizione di tasse di accesso da parte dei Comuni».

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