di Gianluca Celentano (conducente bus).

Rispetto all’Italia intera, è soprattutto Milano a essere considerata la capofila del sud Europa e quindi a essere costantemente monitorata da Bruxelles, in particolare per quanto riguarda le emissioni. Il sindaco Sala, è bene ricordare, nell’ottobre 2017 è stato tra i primi sindaci mondiali a firmare a Parigi (molti altri si sono rifiutati) il patto per la decarbonizzazione con  l’obiettivo di raggiungere le zero emissioni entro il 2030.

Un impegno che prevede la massiccia introduzione di mezzi di trasporto senza combustibili fossili, area B, piste ciclabili e aree pedonali. Peccato che la fretta del sindaco milanese nel firmare il documento abbia creato divisioni e gravi tensioni nelle provincie e in  tutta Italia con ripercussioni importanti sul mondo del lavoro. Una situazione abbastanza bipolare per chi vive a Milano o fa l’autista girando tutta la città. Una città in cui si continua a cementificare senza realizzare parcheggi e spazi verdi, anzi, si sono ristrette le strade concentrando il traffico e le emissioni e dando via libera alla mancanza di regole per bici e monopattini che oggi sfrecciano come scooter.

Insomma, una totale lontananza dalla realtà quotidiana dei molti cittadini meno privilegiati o che vivono nelle periferie, per i quali il disinteresse di Palazzo Marino è ben evidente e addirittura offensivo. L’interesse per una città sana è di ogni cittadino di buonsenso, ma non c’è dubbio che l’obiettivo vada raggiunto senza l’incubo sanzionatorio, garantendo un’offerta di servizi diversa da quella attuale in cui essi sono carenti e mal progettati.

Affossare le piccole imprese

Rispetto a questi obiettivi sostenuti dal Comune il tornaconto per le società di autoservizi è disastroso e all’insegna di altri investimenti, come l’adeguamento euro 6 e i sensori laterali per i bus. Argomento assolutamente poco chiaro che apre interrogativi sulla sua legittimità. Mentre per il comparto privato si attende l’ennesima doccia fredda, il tpl dal 1° ottobre con il click day, ha la possibilità di utilizzare i fondi non erogati in settembre per il bonus trasporti erogato dallo stato.

Tutto questo arriva in un momento già di per sé poco propizio per i bilanci post covid delle società già colpite dalla carenza di conducenti. Evidentemente è più remunerativo e semplice infierire su  autisti e aziende piuttosto che trovare lungimiranti strategie per educare il traffico indisciplinato. Ad esempio imponendo degli orari di circolazione anche sulle tangenziali al posto dei blocchi perentori all’ingresso della metropoli.
Almeno nell’immediato, l’idea di una città attraversata solo da biciclette, metrò e bus elettrici appare abbastanza folle.

L’autobus è sempre green e sicuro

La giunta sembra non voler tener conto dei vantaggi ecologici degli autobus che ogni giorno portano sui luoghi di lavoro centinaia di cittadini evitando che essi utilizzino la propria auto. Queste gare per i servizi navetta sono in realtà negoziate, ma comunque necessarie per far tirare avanti le piccole imprese che possono contare solo sul noleggio; attività solo stagionale. Questa precarietà e i minori utili sono tra le cause delle buste paghe più leggere per i conducenti. Il turismo d’altro canto è, come ben sappiamo, ormai minato da tasse d’ingresso un po’ ovunque benché rappresenti un’indiscutibile boccata d’ossigeno per negozi, hotel e ristoranti. Anzi, tra il controllo su un autobus e quello su un’automobile lascio alla vostra immaginazione quale sia il più gettonato. Alcuni colleghi mi raccontano che gli stalli di sosta dei bus (quei pochi presenti) sono presi d’assalto dalle auto e, quando arriva uno zelante vigile, a spostarsi è il bus, cioè il mezzo il cui autista sa che è meglio evitare (sterili) discussioni. Oggi parliamo di Milano, ma senza l’intervento delle associazioni di categoria e della politica centrale, questo modus operandi è destinato a diffondersi su tutto il territorio nazionale.

Città quartiere

Evidentemente non si vuole neppure considerare che l’aumento di monopattini e velocipedi è ormai la causa accertata di incidenti bici con bici, bici e scooter o peggio, bici o monopattino con pedoni, oggi a Milano in crescita verticistica. Ormai sono troppi anche loro. Altro elemento probabilmente sfuggito durante la firma del documento. Forse l’enorme metropoli dovrebbe guardare indietro nella storia, quando le attuali zone erano piccole cittadine che non richiedevano lunghi tragitti agli abitanti?

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