Si è chiusa il 29 giugno la mostra “Mirandola Ricorda 2025 – Barbi autobus dal 1905”, allestita per tre settimane nella Sala Trionfini. Un’esposizione che ha unito memoria, orgoglio locale e passione per la meccanica, grazie al prezioso archivio Barbi Heritage. Cartoline d’epoca, immagini di officina e un giro panoramico su autobus d’epoca hanno richiamato in città visitatori da tutta Italia.

Dalle carrozze al Gran Turismo

Fondata nel 1905 da Galileo Barbi, figlio di contadini del mantovano, l’impresa si spostò a Mirandola nel 1927 per dedicarsi alla carrozzeria di veicoli industriali. Dopo la guerra, Barbi divenne sinonimo di pullman Gran Turismo, facendo scuola con modelli all’avanguardia per stile e comfort, impiegando con il tempo vetri colorati, frigorifero, TV, salottini posteriori e sedili imbottiti quando il settore era ancora in piena evoluzione artigianale. Negli anni ‘80 l’accordo con Volvo segnò una svolta industriale con i modelli Italia 99 e Genesis, e l’azienda esportò qualità e design italiani anche oltreconfine.

Il passaggio a MAN e il lancio del modello Galileo nel 2005, fissarono l’ultimo decennio della storica carrozzeria, chiusa definitivamente nel 2018. La produzione è oggi proseguita da Barbi Coach & Bus, specializzata in scuolabus.

Gli autisti di ieri (e di oggi)

Molti autisti professionisti – oggi sulla soglia della pensione – ricordano con affetto i pullman Barbi. Per alcuni, guidare un Super-Orione o un Genesis era motivo d’orgoglio e, talvolta, anche di gelosa ammirazione tra colleghi. Era un’epoca in cui la guida richiedeva tecnica, sensibilità meccanica e un rapporto quasi “umano” con il mezzo. Chi scrive ha avuto il privilegio di mettersi al volante di diversi modelli Barbi, anche in occasione di prove di guida: tra questi, alcuni Volvo si distinguevano per la sorprendente maneggevolezza e il comfort in marcia.

Oggi il settore guarda all’elettrico e all’automazione, ma le emozioni di quella generazione – che ha portato sulle strade italiane, e non solo, un pezzo di Mirandola – restano vive e degne di memoria.

di Gianluca Celentano

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