C’è una fase ben precisa nel lavoro quotidiano dell’autista, il momento in cui la stanchezza della giornata si intreccia con la gioia e il piacere di aver finito il turno. È l’istante in cui rientri in rimessa. Una sensazione bivalente, valida sia per il trasporto pubblico locale che per il noleggio, ma forse un po’ più intensa nel Tpl, per motivi che proverò a raccontare.

Il fine turno per i conducenti

Prendiamo ad esempio un servizio in una grande città caotica, come Roma – anche se la sensazione non è molto diversa nella più ordinata Verona, per dire. Quando la tabella di marcia segna finalmente l’ultima corsa, il rientro in deposito diventa una piccola rivincita dell’autista. Non ti sembra vero e, come per magia, ritrovi energie per il rush finale. Immaginate una giornata piena di traffico, attraversamenti azzardati, scorrettezze stradali, richieste di informazioni urlate all’ultimo secondo, provocazioni varie e – soprattutto – fermate ogni poche centinaia di metri che ti trasformano in un pendolo umano. In quel momento, la scritta “FUORI SERVIZIO” o “TERMINA IN DEPOSITO” che compare luminosa sul display è una liberazione.

La possibilità di passare davanti alle fermate senza fermarsi (chi guida sa bene di cosa parlo) ci conferma che il turno è davvero finito e che presto saremo a casa.

Il rush finale verso la “libertà”

La guida, a quel punto, diventa più dinamica, un filo più veloce. E se c’è traffico, chissà come mai, si trova sempre la strada più scorrevole per raggiungere la rimessa. È come un richiamo naturale alla libertà. L’unico rischio? Un imprevisto o un ingorgo improvviso che rallenti l’entusiasmo.

Occhio al rientro (e alla stanchezza)

C’è un dettaglio importante durante il liberatorio rientro in deposito che richiede più attenzione per due ovvi motivi: si è inevitabilmente più stanchi e, allo stesso tempo, si tende a “osare” di più.

E quando capita la classica richiesta di una corsa aggiuntiva, tra gli autisti emergono due scuole di pensiero: gli “adulatori”, sempre disponibili, e i “determinati”, che difendono il proprio tempo. Una situazione che fa sorridere e che, in fondo, ci ricorda un vecchio adagio: una mano lava l’altra e tutte e due lavano la faccia.

Il lavoro ti segue anche “in bagno”

Anche nel noleggio valgono regole simili, con qualche variante. Chi rientra da un viaggio di più giorni o da un servizio lungo deve stare attento agli autovelox . E, purtroppo, per i colleghi del noleggio il lavoro non termina con l’ingresso in deposito, serve fare rifornimento, sistemare il bus e ripulire dove l’inciviltà dei passeggeri ha lasciato tracce poco piacevoli. Se poi tocca occuparsi anche del WC di bordo… beh, lì serve entrare in modalità Zen.

L’ufficio dimenticato

Un altro rischio tipico del noleggio è lasciare qualcosa nel proprio “ufficio”, il posto guida. L’abitudine e la stanchezza giocano brutti scherzi. Ma è fondamentale non trascurare nulla, perché il giorno dopo quel bus dovrà ripartire all’alba, perfettamente pulito e in ordine.

di Gianluca Celentano

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