Atac, ecco la proroga di affidamento del trasporto pubblico fino al termine del 2021. Come ampiamente previsto. La giunta Raggi ha finalmente sciolto le riserve. Del resto, la procedura di concordato preventivo poggia le sue basi sul presupposto che Atac rimanga titolare del tpl capitolino.

Una scelta già stroncata dall’Antitrust

L’ipotesi di proroga in house ad Atac oltre il 2019 era stata oggetto di una stroncatura da parte dell’Antitrust, che a fine ottobre invitava il Campidoglio a valutare con estrema attenzione la sussistenza dei requisiti formali e sostanziali per un nuovo affidamento in-house del servizi di trasporto pubblico locale ad Atac. «Quanto alla proroga – si leggeva nel rapporto -, l’Agcm ritiene che, al momento, e nonostante la situazione di grave crisi economica e finanziaria in cui versa Atac, non sussistano le condizioni di emergenza o di pericolo imminente di interruzione di servizio che giustifichino questo tipo di intervento. In particolare, il lungo periodo che ancora ci separa dalla scadenza dell’attuale affidamento (pari a due anni) rappresenta un lasso di tempo sufficiente per il Comune di Roma Capitale per organizzare il servizio senza il ricorso a misure urgenti».

Atac, quattro anni per il rilancio

Di fatto, nelle intenzioni originarie della giunta capitolina, l’affidamento avrebbe dovuto rimanere nelle mani della municipalizzata, piegata da 1,4 miliardi di debiti, fino al 2024. Il parere dell’Authority ha contribuito a far propendere il municipio per una limatura. A questo punto Atac ha a disposizione quattro anni per mettere in atto il piano di rilancio. Oltre al servizio di trasporto l’azienda capitolina continuerà a gestire anche la rete di vendita e commercializzazione dei titoli di viaggio e l’attività di riscossione e controllo dei biglietti.

La stagione delle gare?

Naturalmente la proroga del servizio ad Atac ha lasciato ampio spazio alle polemiche. Le opposizioni parlano di truffa ai anni dei romani. Grande scontento tra le fila dei Radicali, che hanno raccolto 30mila firme per organizzare un referendum sulla liberalizzazione del servizio di tpl, che avrebbe dovuto svolgersi in primavera. Secondo i promotori, «La strada indicata dalle norme nazionali ed europee e negli ultimi giorni anche dall’Antitrust è quella delle gare, quindi dell’apertura alla concorrenza, contro la quale hanno operato, per decenni e in modo trasversale, i meccanismi clientelari che hanno portato la capitale in un baratro senza fondo». Gare che, tuttavia, come testimoniano i casi di Genova e dell’Abruzzo, finora in Italia non stanno raccogliendo grandi consensi. Il 2019 è alle porte: si tratta dell’anno in cui cadrà la scadenza del periodo transitorio dal Regolamento Europeo 1370 per fare le gare in Italia.

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