Le mie (prime) prime impressioni al volante con i video-specchi:
Davanti alle novità, una piccola levata di scudi tra noi conducenti è fisiologica. Dipende, però, dall’argomento. Sugli autobus elettrici, sinceramente, non ho registrato particolare contrarietà; anzi, più curiosità che resistenza. Alla fine il turno va fatto, lo stipendio va portato a casa e, forse senza dirlo troppo forte, molti hanno capito che questi mezzi rappresentano […]

Davanti alle novità, una piccola levata di scudi tra noi conducenti è fisiologica. Dipende, però, dall’argomento. Sugli autobus elettrici, sinceramente, non ho registrato particolare contrarietà; anzi, più curiosità che resistenza. Alla fine il turno va fatto, lo stipendio va portato a casa e, forse senza dirlo troppo forte, molti hanno capito che questi mezzi rappresentano davvero una parte del futuro del nostro lavoro. Diverso il discorso per i digital mirrors, i famosi specchietti digitali.
Due monitor in faccia e la “conchiglia” che sparisce
Qui, sì, all’inizio si è sentita qualche lamentela e ammetto che anch’io ero scettico. Eravamo abituati a guardare fuori dal parabrezza per cercare la “conchiglia” che custodiva il nostro specchio, “le mani del conducente”, come mi insegnò tanti anni fa Mario. Ritrovarsi due schermi verticali in faccia appena alzi lo sguardo ha fatto storcere il naso a più di qualcuno. Può capitare come soluzione, che quello di destra sia a metà parabrezza, ma nella realtà, a parte un cambio di ergonomia forse un po’ troppo improvviso dal punto di vista estetico, per fortuna le cose non cambiano poi così tanto. La luminosità può affaticare un po’ (anche se regolabile), ma sarà il tempo a fare da giudice.
Come si guida con gli specchi digitali
Detto questo, il sistema funziona bene grazie a un’immagine chiara, della stessa grandezza del vecchio specchio, ottima visibilità anche di sera e nessuna regolazione esterna. Si cambia inclinazione dall’interno, come il retrovisore dell’auto. Per abitudine, l’occhio resta sulle misure tradizionali del braccio e dello specchio esterni e, con un pizzico di confidenza in più, l’autobus sembra persino più maneggevole, perché lo si “allunga” un po’ di più nelle svolte. Utile nei passaggi stretti tra due mezzi pesanti. Quello che cambia davvero è la faccia del bus. Vederlo “senza” specchi balza subito all’occhio e fa un certo effetto. Sarà l’abitudine a cercare quel pezzo sempre a rischio urto, e poi, un mezzo liscio, con una bella linea e aerodinamico, sembra quasi… nudo con le sole telecamere. Bello, sì, ma come se mancasse un dettaglio caratteristico.
Digital mirrors sì, ma la USB resta la regina
Una curiosità, passando dai video-specchi a quelli tradizionali, è che né io né altri colleghi abbiamo avuto difficoltà a far cadere lo sguardo nel punto tradizionale esterno. È chiaro che, se un domani tutte le flotte saranno digitali, un giovane autista potrebbe disintegrare qualche specchietto quando passerà su mezzi “vecchia scuola”. Chi non l’ha fatto? Ma per ora i digital mirrors piacciono, pur non essendo la priorità assoluta per i conducenti (onestamente, la presa USB batte tutti… e la radio non sarebbe male).
E il sole alle spalle che finisce sullo schermo? Può dare fastidio, sì. Ma anche uno specchio tradizionale e impolverato soffre lo stesso problema. Dopo la prima curva, quando la posizione cambia rispetto al sole, tutto si sistema.
Una nota tecnica
Test condotti da costruttori e istituti di sicurezza europei indicano che i digital mirrors possono ridurre gli angoli ciechi e migliorare la visibilità in condizioni di scarsa illuminazione. Ma, come sempre, è l’esperienza reale su strada a dare il verdetto definitivo.
di Gianluca Celentano








