L’Unione Europea difenda l’industria dell’autobus Made in Europe“. Con una lettera congiunta alla Commissione Europea, Beulas, Hess, Solaris e VDL chiedono all’Ue di introdurre misure mirate per sostenere l’industria made in Europe negli appalti pubblici europei per l’acquisto di autobus.

Le aziende, nella missiva, affermano che i produttori europei di autobus necessitano di condizioni di concorrenza eque rispetto ai concorrenti provenienti da Paesi terzi.

Tra i provvedimento proposti figurano:

  • requisiti di contenuto locale che coprano l’intera catena del valore del veicolo;
  • l’inclusione della produzione di autobus tra le industrie strategiche che beneficiano della preferenza europea;
  • modifiche ai criteri degli appalti pubblici;
  • una revisione delle normative sulle emissioni di CO2 e dello standard Euro 7 per autobus e coach;
  • misure di tutela del settore nell’ambito dell’EU Automotive Action Plan, dell’Industrial Accelerator Act e della futura revisione del quadro normativo sugli appalti pubblici.

Costruttori Ue, le preoccupazioni per la concorrenza extraeuropea

Da tempo esiste la preoccupazione che il denaro dei contribuenti europei venga trasferito fuori dall’Europa, sottraendo risorse all’ecosistema economico europeo. Allo stesso tempo, alcune aziende straniere beneficiano di sussidi statali all’export nei rispettivi Paesi, consentendo loro di offrire prezzi inferiori a quelli dei produttori europei e creando condizioni di mercato fortemente sbilanciate.

Solo pochi giorni fa, l’associazione internazionale del trasporto pubblico UITP ha pubblicato un position-paper a sostegno del principio della preferenza europea, chiedendo però un quadro normativo “Made in Eu” pragmatico e graduale per il settore del trasporto pubblico.

La pubblicazione del documento dell’UITP e della lettera dei costruttori arriva mentre le istituzioni europee stanno discutendo il proposto Industrial Accelerator Act, presentato dalla Commissione Europea nel marzo 2026.

La proposta identifica l’ecosistema automobilistico, inclusi autobus e veicoli pesanti, tra i settori strategici da rafforzare all’interno dell’Unione Europea e introduce disposizioni sugli appalti legate all’origine dei prodotti e all’intensità di carbonio per gli acquisti finanziati con fondi pubblici.

Secondo la proposta attuale, a partire dal 2029 gli appalti pubblici per veicoli finanziati con risorse pubbliche dovranno rispettare soglie minime relative all’origine dei materiali e ai criteri di produzione. Le discussioni sul testo legislativo sono ancora in corso presso il Parlamento Europeo e il Consiglio.

I costruttori europei chiedono regole

Secondo la lettera aperta, l’industria europea dei costruttori di autobus comprende piccole, medie e grandi imprese nei Paesi Ue ed Efta, incluse aziende con una lunga tradizione industriale.

I firmatari scrivono che: «Un settore manifatturiero forte è un prerequisito per raggiungere gli obiettivi strategici europei e garantire un’Europa competitiva e sostenibile». Con riferimento agli autobus a zero emissioni, la lettera evidenzia che: «Da tempo la presenza di concorrenti non europei, in particolare cinesi, è in crescita. La loro quota di mercato è aumentata rapidamente superando il 30% e si pensa che possa crescere ulteriormente».

Secondo i produttori, tendenze analoghe stanno emergendo anche nei segmenti degli autobus interurbani, dei mezzi a lunga percorrenza e dei veicoli turistici, dove i nuovi requisiti sulle basse e zero emissioni avranno effetti simili sui costruttori.

La lettera sottolinea inoltre che queste aziende partecipano a gare pubbliche finanziate con fondi europei utilizzando prodotti sviluppati e realizzati al di fuori dell’area Ue ed Efta. I firmatari ribadiscono inoltre che i produttori extraeuropei beneficiano di sussidi statali all’esportazione che consentono loro di praticare prezzi inferiori rispetto ai produttori europei.

Produzione di autobus e preferenza europea

La lettera aperta invita la Commissione Europea a richiedere contenuti “Made in Europe” negli appalti pubblici, in particolare quando le gare sono finanziate con il denaro dei contribuenti europei. I firmatari chiedono che i requisiti di contenuto locale siano basati sull’intera catena del valore del veicolo, comprendendo anche le attività di ricerca e sviluppo svolte in Europa.

Le aziende chiedono inoltre che la produzione di autobus venga riconosciuta come industria strategica soggetta al principio della preferenza europea.

La lettera invita le istituzioni UE a modificare i criteri di valutazione degli appalti pubblici, includendo sia l’acquisto diretto di veicoli sia le concessioni e i contratti di servizio che comportano successivi acquisti di autobus.

I firmatari chiedono inoltre che l’EU Automotive Action Plan, l’Industrial Accelerator Act e la revisione del quadro normativo sugli appalti pubblici garantiscano una tutela di lungo periodo all’industria europea degli autobus.

Infine, i costruttori sollecitano un coinvolgimento tempestivo dei produttori nella definizione delle nuove normative tecniche e chiedono che le future modifiche regolamentari vengano valutate tenendo conto delle effettive capacità del settore.

In particolare, la lettera chiede una revisione degli standard sulle emissioni di CO2 e della normativa Euro 7 per bus&coach, affermando che: «I produttori europei di autobus sono pronti a investire, ma necessitano di tempo sufficiente per sviluppare prodotti competitivi».

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