Se parliamo di manutenzione, potrebbe aprirsi un animato dibattito tra conducenti. È un tema sentito quello che sui mezzi più datati gli interventi possano variare molto, in base alla gestione aziendale e alle risorse disponibili. A proposito: avete mai provato a guidare con le sospensioni non proprio perfette?
Pur con controlli e norme, l’usura quotidiana si fa sentire. Un guasto può interrompere una corsa nel Tpl come nel noleggio. Per il tpl, manutenzione e rinnovo progressivo della flotta — fondi permettendo — non sono un vezzo, ma una necessità legata alla sicurezza, salute degli autisti e qualità del servizio.

In tutto questo, le associazioni (come Unrae, per esempio) segnalano che circa metà del parco autobus turistici è ancora a standard ambientale fino a Euro IV.

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La manutenzione tiene in piedi il servizio

In questo contesto, ottimizzare la manutenzione diventa una necessità economica per molti operatori, una realtà che deve fare i conti con sicurezza e affidabilità che restano prioritarie. Da un lato si invita il settore a investire in mezzi più moderni, dall’altro si applicano oneri di accesso (e scarsi servizi) che, di fatto, agiscono come una tassa indiretta sull’operatività. Una dinamica che rischia di penalizzare chi vorrebbe rinnovare, ma si trova a destinare le risorse alla sopravvivenza quotidiana del servizio.

Nel settore del noleggio con conducente gli autobus percorrono mediamente circa 40.000 km all’anno, secondo dati Anav. Nel Tpl, invece, si registrano oltre 1,8 miliardi di vettura-km annuali, cioè, la somma di tutti i chilometri percorsi da tutti gli autobus in servizio su una flotta superiore a 49.000 mezzi.

In scenari operativi intensi — tre turni giornalieri e servizio quasi continuativo — è plausibile che alcuni autobus si avvicinino o superino i 45-50.000 km all’anno, anche se si tratta di stime non ufficializzate. In ogni caso, sospensioni, cambio, sterzo e telaio affrontano quotidianamente stress dovuti a buche, frenate, ripartenze e asfalti irregolari. Una flotta mantenuta con cura significa meno guasti, meno ritardi e meno stress per chi guida. Non è un lusso ma, appunto, un requisito per garantire un servizio affidabile e un lavoro sostenibile.

Elettrico: tra comfort, silenzio e una nuova logica di manutenzione

Nel Tpl, come nel noleggio, il passaggio agli autobus elettrici sta aprendo un capitolo nuovo. La marcia diventa più fluida, il rumore di fondo quasi scompare, la frenata rigenerativa — intensa ma morbida — accompagna la guida riducendo quasi del tutto le vibrazioni. Ci si dimentica che il bus ha una propulsione elettrica e l’avviamento diventa la “connessione” e lo sguardo cade sulla percentuale di ricarica e non sulla lancetta del carburante. A ogni frenta la percentuale sale, almeno finché le batterie sono in stato ottimale. Per chi guida ogni giorno nel traffico cittadino, tra semafori e ripartenze continue, questo silenzio e questa linearità possono diventare una piccola rivoluzione di benessere e forse anche un certo divertimento.

Ma l’elettrico porta con sé anche una sorta di incognita, cioè un futuro promettente che, in parte, resta ancora da scoprire. Una tecnologia nuova non significa infatti “meno manutenzione”, bensì una manutenzione diversa, più specialistica. Il tempo dirà quanto dureranno davvero materiali, batterie, cablaggi e allestimenti sotto le sollecitazioni del servizio reale. Nel frattempo, il termico lo conosciamo, e continua a mostrare le sue performanti caratteristiche e sfumature, dove le differenze tra marchi, motorizzazioni, trasmissioni e territori restano chiare, a volte persino caratteriali.

di Gianluca Celentano

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