Gli investimenti del governo nella transizione ecologica, grazie al Pnrr e agli altri fondi a disposizione, rappresentano «un’innegabile svolta rispetto al passato». A dirlo in una lettera inviata a La Stampa è il ministro per le Infrastrutture e la Mobilità sostenibili Enrico Giovannini, che spiega come tale cambio di passo sia «coerente con il cambio di nome» voluto per il suo ministero (Mims).

«Alcuni commentatori e rappresentanti di forze politiche non sembrano cogliere il profondo cambiamento avviato da questo esecutivo nel settore della mobilità, specialmente quella pubblica», aggiunge, il titolare del Mims in riferimento è alle affermazioni del co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli nella lettera pubblicata ieri sempre su La Stampa, che «segnala come “irrisorie” le risorse destinate al trasporto pubblico, alla depurazione delle acque e alla lotta alla dispersione idrica, mentre “buona parte di treni e bus è ancora alimentata a diesel”».
«Definire “irrisori” investimenti su trasporto pubblico e risorse idriche pari a oltre 19 miliardi di euro, derivanti dal Pnrr, dal Fondo complementare e dalla Legge di Bilancio, senza parlare delle risorse ordinarie per queste voci, mi sembra piuttosto scorretto», scrive il ministro. «Il Pnrr e il Fondo complementare destinano quasi 9 miliardi (da spendere nei prossimi 5 anni) per la mobilità sostenibile (autobus green, ciclovie urbane e turistiche, metropolitane, tramvie, rinnovo treni regionali e intercity, sperimentazione di treni a idrogeno, ecc.)», elenca Giovannini.
«A queste risorse si sommano gli investimenti previsti dalla Legge di Bilancio: 3,7 per le metropolitane nei grandi centri urbani, un miliardo per il trasporto rapido di massa, 2 miliardi per la mobilità sostenibile. Inoltre, viene aumentato, per la prima volta da dieci anni a questa parte, il fondo per il trasporto pubblico locale. In tutto, fanno quasi 16 miliardi di euro, un investimento mai compiuto dal nostro Paese, con una quota molto elevata destinata al Sud. E – spiega ancora – queste cifre non comprendono l’investimento senza precedenti sul sistema ferroviario nazionale, e in particolare di quello del Mezzogiorno, cifrabile in decine di miliardi da qui al 2030, come descritto nel primo “Documento strategico sulla mobilità ferroviaria” appena trasmesso al Parlamento, al cui interno è prevista l’elettrificazione di molte linee regionali e il miglioramento delle stazioni (per un totale di oltre 5,5 miliardi), con una netta scelta a favore del Sud»

“Sul piano qualitativo, invece, vorrei ricordare – prosegue sempre il titolare del dicastero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Giovannini- che questo governo ha decretato l’abbandono entro il 2023 di tutti gli autobus euro 1-2-3, stanziando risorse per incentivarne la sostituzione. Parallelamente, lo Stato non finanzierà più l’acquisto di mezzi diesel e ha destinato 300 milioni di euro per sviluppare la produzione nazionale di autobus non inquinanti. Da rilevare, infine, che moltissime aziende di trasporto locale hanno annunciato investimenti senza precedenti, a valere sulle proprie risorse, su mezzi ecologici o su flotte full electric, che andranno ad affiancarsi a quelli, sopra citati, previsti dall’esecutivo”.

«Per ciò che concerne le risorse idriche, per il potenziamento della rete di adduzione principale (inclusi gli invasi) e la riduzione delle perdite in quelle di distribuzione il Pnrr e la Legge di Bilancio stanziano 3,5 miliardi (di cui molti per il Sud), il più ampio investimento mai fatto sul settore, che si andranno ad aggiungere alle risorse ordinarie e a quelle del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027 in fase di programmazione», scrive ancora Giovannini. «Ovviamente, questo non basta per realizzare una piena transizione ecologica, specialmente nel settore della mobilità, ma rappresenta un’innegabile svolta rispetto al passato, coerente con il cambio di nome che ho voluto per il Ministero. Tutte le indicazioni utili per fare meglio sono benvenute, ma il benaltrismo tipico della dialettica politica del nostro Paese può essere in questa fase molto dannoso: la transizione ad una mobilità veramente sostenibile dipende molto da comportamenti individuali ed è importante che cittadini e imprese abbiano coscienza della direzione verso cui si sta andando», conclude il titolare del Mims.

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