Mestre, i risarcimenti, l’autista e quella domanda che arriva dai piazzali: chi tutela chi guida?
di Gianluca Celentano Oltre 20 milioni già corrisposti a vittime e familiari. La famiglia del conducente segue però un percorso diverso. Il caso riapre una domanda che nel mondo degli autobus pesa: quanto è protetto chi sul mezzo sta lavorando? «Gli altri risarciti e l’autista no?» Sui piazzali capita di sentirlo dire in maniera molto […]
di Gianluca Celentano
Oltre 20 milioni già corrisposti a vittime e familiari. La famiglia del conducente segue però un percorso diverso. Il caso riapre una domanda che nel mondo degli autobus pesa: quanto è protetto chi sul mezzo sta lavorando?
«Gli altri risarciti e l’autista no?»
Sui piazzali capita di sentirlo dire in maniera molto più diretta: «Ma come? I passeggeri sono stati risarciti e l’autista no?» È una frase comprensibile, soprattutto per chi un autobus lo guida tutti i giorni e osserva le difficoltà nel rendere appetibile il mestiere ai più giovani (e non solo). Ma prima di arrivare alle conclusioni bisogna capire cosa è successo.
Il 3 ottobre 2023 a Mestre, un autobus elettrico precipitò dal cavalcavia superiore di Marghera. Morirono 22 persone, compreso il conducente Alberto Rizzotto, 40 anni, unica vittima italiana. Chi conosce Mestre e ha frequentato per lavoro la zona del Tronchetto conosce bene quelle strade. Ma proprio per questo, anziché cercare spiegazioni intuitive, conviene restare agli accertamenti tecnici.
Incidente di Mestre: cosa hanno detto le perizie
Le prime ipotesi sul possibile malore o sulla distrazione dell’autista sono state successivamente superate dagli accertamenti. ANSA ha riportato che malore e distrazione sono stati esclusi. Nel giugno 2024 il procuratore di Venezia Bruno Cherchi rese noto l’esito delle perizie, e venne accertata la rottura di un perno del sistema dello sterzo, con conseguente ingovernabilità del mezzo.
Le indagini hanno inoltre riguardato le condizioni delle barriere del cavalcavia e il rapporto causale tra il guasto e la successiva caduta. A ottobre 2026 la vicenda giudiziaria non è ancora definitivamente chiusa. Per sette funzionari e dirigenti del Comune di Venezia sono state presentate richieste di patteggiamento, sulle quali la Procura ha espresso consenso; l’udienza è fissata per il 7 ottobre 2026.


Per Massimo Fiorese, titolare della società (La Linea) proprietaria del mezzo, è stata invece chiesta l’archiviazione. Sarà l’autorità giudiziaria a stabilire le responsabilità: anticiparle giornalisticamente sarebbe solo scorretto. Per diritto di cronaca e per onorare la verità dei fatti, a scopo informativo, ricordiamo come lo stesso Fiorese sia titolare della società che commercializza e rappresenta Yutong sul mercato italiano, ovvero la Powerbus, oltre alla Martini Bus.
Il nodo dei risarcimenti ai familiari delle vittime (autista escluso)
Ed eccoci alla questione che interessa maggiormente chi guida. Secondo RaiNews, Allianz ha già corrisposto oltre 20 milioni di euro a più di cento soggetti tra vittime, feriti e familiari. Ma da quella specifica copertura sono rimasti fuori Alberto Rizzotto e i suoi familiari, perché – riferisce sempre “Mamma Rai” – la polizza del mezzo operava nei confronti dei terzi trasportati.
Questo non significa che un autista morto sul lavoro sia privo di tutela. In Italia esiste innanzitutto l’assicurazione obbligatoria INAIL contro gli infortuni sul lavoro. In caso di morte l’INAIL prevede, quando ne ricorrono i presupposti, prestazioni economiche anche per i superstiti. Eventuali ulteriori risarcimenti seguono invece regole e responsabilità che devono essere accertate caso per caso.
Ma all’estero come funziona?
Non ovunque funziona allo stesso modo, ad esempio in Gran Bretagna, salvo le eccezioni previste dalla legge, il datore di lavoro deve stipulare una specifica Employers’ Liability Insurance presso un assicuratore autorizzato, con copertura di almeno 5 milioni di sterline, proprio per la responsabilità derivante da infortuni o malattie dei dipendenti.
Non tocca a noi stabilire chi deve pagare la famiglia di Alberto Rizzotto, perché questo spetta alla legge e agli accertamenti giudiziari. La domanda per noi è un’altra: quanto è legalmente protetto l’autista? Perché quando leggiamo che oltre cento person hanno già ottenuto un risarcimento mentre la posizione della famiglia dell’uomo che quella sera era al volante per lavorare segue un percorso differente, è inevitabile che sui piazzali qualcuno si interroghi. E forse vale la pena ascoltarlo…
Perché dietro ogni autobus ci sono passeggeri da proteggere ma davanti a loro, per ore, c’è anche un lavoratore.
