di Gianluca Celentano (conducente bus)

Ebbene, ci siamo: a un anno dalla presentazione del disegno di legge sulla riforma del Codice della Strada del 28 settembre 2023 – ddl n.  1086, anche il Senato ha dato il via libera. Ora non resta che la firma del Presidente della Repubblica e attendere il periodo di vacatio legis, poi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, sebbene il decreto abbia trovato un rapido via libera, le critiche non si sono fatte attendere. Molte associazioni hanno sollevato preoccupazioni, ritenendo che le nuove norme siano troppo focalizzate sulla repressione, piuttosto che sulla prevenzione, e che spesso intervengano a incidente già avvenuto.

Sebbene ovviamente burocratiche e complesse, le 156 pagine del decreto evidenziano che la riforma non dovrebbe avere ripercussioni sulla finanza pubblica, anzi potrebbe generare entrate derivanti dalle sanzioni.

Il commento di Andrea Onori, Responsabile Nazionale della Sicurezza Stradale Unasca

Le novità del nuovo Codice della Strada

Tra le novità più apprezzate c’è senza dubbio l’introduzione dei corsi di educazione stradale nelle scuole superiori, una misura attesa da anni, che riconosce alle autoscuole un ruolo determinante nel sensibilizzare le nuove generazioni, non solo in aula, ma anche nei quartieri, per promuovere una cultura della sicurezza stradale più radicata e consapevole. Anche l’inasprimento delle pene per chi abbandona gli animali è un provvedimento che si attendeva, tuttavia, non tutte le modifiche hanno trovato unanime consenso.

Sul fronte della gestione del traffico, le perplessità sono numerose, soprattutto per la mancanza di controlli nei punti realmente critici, aspetto cruciale. Per gli autovelox vengono chiarite le distanze minime tra segnaletica e apparecchiatura e ci si augura che anche i limiti tengano conto delle moderne caratteristiche dei veicoli (Adas), oltre che delle condizioni stradali.

Monopattini, bici e mezzi pesanti

Soprattutto per chi guida mezzi pesanti la presenza dei “monopattini selvaggi” è un problema molto attuale, tuttavia nel ddl ricorre il termine di “strada”, lasciando perplessità se il loro utilizzo sia interdetto o meno nelle careggiate, piuttosto che all’interno delle corsie preposte. Sono molto chiare invece le nuove regole a loro destinate, anch’esse motivo di proteste. Tra queste, l’assicurazione, casco, luci e targa e la marcia nel senso di marcia. Inoltre, laddove le dimensioni delle strade lo consentano, un’eventualità piuttosto rara, sarà possibile realizzare corsie ciclabili protette in alternativa a quelle segnalate a raso.

La svolta e le biciclette

Con il regolamento UE 2019/2144 in vigore dal 2022 circa gli angoli ciechi e il graduale adattamento alla norma di bus e camion, compare, dopo un ricerca, una nota tratta dal Ministero circa gli attraversamenti pedonali (non ciclopedonali). Situazione dove, il fulmineo ciclista in sella, può comparire all’improvviso davanti al bus. Grazie all’autorevole “Studio legale SG” con sede a Ferrara, specializzato nelle controversie assicurative, si evince dal suo sito che:

“Nonostante la diffusa convinzione che i ciclisti debbano scendere dalla bici per attraversare le strisce pedonali, il CdS non prevede esplicitamente questo obbligo. Lo Studio Legale riporta che l’equivoco nasce dall’articolo 41, comma 15, che stabilisce che, in assenza di semafori specifici per biciclette, i ciclisti devono seguire le regole dei pedoni. Infatti, viene specificato che il chiarimento arriva dal Ministero dei Trasporti con la nota prot. n. 513/2013, il quale confermerebbe la possibilità per i ciclisti di attraversare in sella, purché non rappresentino intralcio o pericolo per i pedoni, in linea con l’articolo 182, comma 4. Pertanto, non esiste alcuna norma che imponga ai ciclisti di scendere dalla bici sulle strisce pedonali”.

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