Serve un’analisi attenta, senza farsi sopraffare dai titoli e dai servizi che, ancora una volta, come in un’arena, hanno già emesso sentenze e individuato colpevoli. In casi come questo non serve disinformazione (che c’è stata…) né l’attacco mediatico, ma il coraggio di esporre un’opinione che può apparire scomoda o controcorrente. Non per provocazione, ma per onestà intellettuale. Come persona, prima ancora che come autista, la solidarietà va al piccolo Riccardo, che suo malgrado ha portato sotto i riflettori le criticità di un settore complesso, soprattutto quando opera in regime di appalto e subaffido.

I fatti, per quanto noti

Secondo quanto riportato, martedì 27 gennaio 2026, sulla linea 30 che collega Calalzo di Cadore a Cortina, nel Bellunese, alla fermata sale Riccardo, 11 anni. Deve rientrare a casa e la madre lo attende. Fa freddo, la distanza è di circa sei chilometri. Alla guida del bus (una linea Dolomiti Bus esercita in affidamento da La Linea) c’è Salvatore Russotto, 61 anni, con un’esperienza nel trasporto merci prima, poi da anni nel Tpl. Il bambino mostra il biglietto abituale da 2,50 euro. Tuttavia, nonostante le Olimpiadi non siano ancora iniziate, la tariffa è già aumentata a 10 euro. Informato della differenza, il minore non protesta e scende dal mezzo. Un comportamento composto, che non lascia spazio a tentativi di elusione. Colpisce semmai che nessuno a bordo, ammesso che ci fossero stati, abbia offerto supporto al bambino, per esempio pagando la differenza. Riccardo rientra a casa a piedi, al freddo. La madre, preoccupata, presenta denuncia alla Procura di Belluno.

La gogna e il silenzio

Nel giro di poche ore la vicenda rimbalza sul web, televisione e social. Espressioni come “cacciato giù dal bus” diventano dominanti e il giudizio sull’autista appare immediato e quasi unanime: un uomo senza umanità, da allontanare, da licenziare. In questo contesto, anche la diffusione dell’immagine del minore – pur avvenuta con autorizzazione – contribuisce inevitabilmente a orientare il lettore verso una presa di posizione emotiva immediata. Un elemento che, se da un lato rafforza la solidarietà, dall’altro rischia di semplificare una vicenda complessa, inducendo schieramenti a prescindere dai fatti e dal contesto. Il conducente è stato sospeso dal servizio. Ho tentato, senza esito, di contattare il conducente. In situazioni simili, è prassi che persone e aziende coinvolte comunichino solo tramite i legali, ed è quanto risulta anche in questo caso.

Lo sguardo di chi guida

È però necessario trattare la notizia con prudenza. Chi fa questo mestiere sa cosa accade quando ci si accosta a una fermata: si effettua quando si riesce un controllo rapido, l’apertura delle porte, la chiusura e la ripartenza. Gesti automatici, consolidati da anni di lavoro. In alcuni contesti il conducente emette i biglietti, in altri verifica titoli già in possesso. Cambia molto tra piccoli centri e grandi città, ma resta la costante che il conducente opera all’interno di regole e procedure definite dall’azienda. E dopo quarant’anni di servizio, quei gesti diventano routine.

La voce sindacale

Un sindacalista confederale, che preferisce restare anonimo, segnala diversi punti critici. In primo luogo il tema dell’abbonamento scolastico: uno studente che utilizza quotidianamente il servizio – ma, nota bene, quel bus di Cadore non effettuava servizio scolastico – dovrebbe poter contare su un titolo di viaggio adeguato e sostenibile. Richiama inoltre la necessità di procedure chiare e proporzionate nella gestione delle irregolarità, fermo restando che, nel caso specifico, il minore era in possesso di un regolare biglietto. Il sindacalista insiste poi su quello che definisce un nodo centrale, l’aumento delle tariffe, assimilate a quelle turistiche legate alle Olimpiadi e ritenute poco compatibili con l’utenza abituale, in particolare studenti e residenti. «All’autista, in ultima analisi, non importa chi sale a bordo», spiega. «Se si comporta in un certo modo è perché applica regole operative che gli vengono impartite. Non decide in autonomia tariffe o procedure». Secondo la fonte sindacale, «la responsabilità principale dovrebbe ricadere sull’organizzazione del servizio e sulle scelte del gestore, con il rischio concreto che il singolo conducente diventi il terminale su cui far ricadere decisioni che non dipendono dalla sua volontà né dalla sua autonomia».

Una testimonianza

Un padroncino attivo in Calabria interviene come fonte sulla vicenda sottolineando come il dibattito sui social sia spesso dominato da semplificazioni. Richiama in particolare il tema delle tariffe, paragonando l’aumento dei biglietti legato alle Olimpiadi ai rincari applicati in occasione di altri grandi eventi, come il Giubileo a Roma, dove i costi per l’accesso ai servizi sono lievitati in modo significativo rispetto agli anni precedenti. L’autista titolare sentito, richiama inoltre un aspetto normativo spesso trascurato nel dibattito pubblico, ricordando che, secondo la sua esperienza, i minori sotto i 14 anni non dovrebbero viaggiare non accompagnati. Un elemento che, osserva, viene raramente considerato quando l’attenzione si concentra esclusivamente sulla figura del conducente. «Sui social il colpevole diventa subito l’autista», osserva, «mentre il contesto, le regole e le decisioni prese a monte restano sullo sfondo». Il padroncino conclude esprimendo il timore che il clamore mediatico possa esaurirsi senza produrre reali cambiamenti strutturali, pur auspicando che episodi come questo possano almeno contribuire a migliorare, in prospettiva, le condizioni operative e normative del settore.

Il dispiacere del conducente della linea 30 

Nel frattempo Salvatore Russotto ha espresso pubblicamente il proprio rammarico:
«Sono mortificato, ho commesso un grave errore. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto, piuttosto che sapere un bambino in giro con la neve».

di Gianluca Celentano

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