di Gianluca Celentano (conducente bus)

In vari contesti lavorativi, gli “Yes Man” vengono visti come una garanzia. Chi sono gli Yes Man? Si tratta di quelle persone che tendono a dire sempre di sì, accogliendo  le richieste, i pareri e le decisioni dei propri superiori, senza esprimere dissenso o opinioni contrarie. Ne conoscete qualcuno?

Si sgretolano le roccaforti dei lacchè

Spesso sono soprannominati dai colleghi con termini coloriti, ma una cosa è sicura: hanno molti meno problemi sul lavoro rispetto a chi propone alternative, anche se di buon senso. La spontaneità del loro comportamento è spesso molto imbarazzante e forse legata alla formazione culturale e sociale dell’individuo. Sia nelle piccole realtà del noleggio, sia nelle grandi aziende del trasporto pubblico locale, questi adulatori sono le figure che offrono più garanzie e forse quelle più indicate da assumere?

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Il problema si sposta sul resto degli autisti, quelli che credono nel confronto come strumento di miglioramento e ritengono legittimo sottolineare le anomalie per ottimizzare il servizio. Oggi, con la motivazione dei conducenti in calo, è necessario considerare che questa ben collaudata (e comoda) tipologia di persone ha contribuito all’allontanamento dalla professione di autisti non disposti a sottostare a un clima soffocante. La cultura della trasparenza, dell’informazione e, soprattutto, della giustizia sta prendendo il sopravvento.

Commisurata leadership e inclusione

È comunque necessario mostrarsi collaborativi per non apparire presuntuosi, dosando la propria disponibilità in base alla situazione; questa è una regola di buon senso che si adatta bene anche al comparto del noleggio e del tpl. Le capacità di leadership sono naturali, ma diverse teorie riportano che un team composto in prevalenza da adulatori rallenta l’innovazione di un’azienda e comporta costi maggiori. La mancanza di pensiero critico, la resistenza al cambiamento, l’assenza di sfide costruttive e la cattiva informazione giocano un ruolo cruciale sulla motivazione del personale. Il tema del merito è generalmente più riconosciuto nelle realtà private, che si mantengono attive grazie alle capacità di una squadra di autisti. Nelle ormai superate realtà pubbliche, dove i bilanci potevano non quadrare, merito e capacità potevano essere scomodi, o peggio, creare fastidio a qualche “prescelto”. Questo è uno dei motivi per cui alcuni conducenti non sono graditi in certe aziende. Parlare di vera inclusione passa anche da questa metamorfosi.

Merito come cura alla frustrazione

La piattaforma americana Ezra, braccio formativo e virtuale di Adecco, sostiene che un’azienda coinvolta in fenomeni di sottomissione delle idee è più soggetta al turnover dei dipendenti. Questo perché i soggetti più meritevoli comprendono l’aria che tira e preferiscono abbandonare un gruppo piuttosto che diventare adulatori di qualcuno o di un sistema.

La frustrazione, magari di chi non riesce ad allontanarsi, è uno di quegli argomenti su cui varrebbe la pena aprire un dibattito. Per ora, è una delle realtà, o meglio una delle cause, della emorragia di autisti che forse si finge di non vedere; forse perché fa ancora comodo?

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