La strategia di Arriva Italia: gare, acquisizioni, ritorno al ferroviario, modelli di business e transizione. L’intervista all’AD Angelo Costa
Il trasporto pubblico sta attraversando una fase particolarmente decisiva: da un lato la chiusura della spinta propulsiva del Pnrr, con l’apertura di un temuto vuoto di investimenti per il rinnovo delle flotte, dall’altro, invece, assistiamo a una progressiva apertura del mercato con importanti gare, e un certo fermento per i tender che arriveranno. In questa […]
Il trasporto pubblico sta attraversando una fase particolarmente decisiva: da un lato la chiusura della spinta propulsiva del Pnrr, con l’apertura di un temuto vuoto di investimenti per il rinnovo delle flotte, dall’altro, invece, assistiamo a una progressiva apertura del mercato con importanti gare, e un certo fermento per i tender che arriveranno. In questa fase ĆØ interessante recepire la prospettiva di quelli che sono gli attori rilevanti di questo mercato, tra i quali figura certamente Arriva Italia: di seguito la nostra chiacchierata con Angelo Costa, Amministratore Delegato
Siamo allāinizio del 2026, quasi ventāanni dallāemanazione del Regolamento UE 1370/2007. Ć veramente giunto il momento dellāapertura del mercato o dobbiamo attenderci un ulteriore rinvio? Qual ĆØ la sua lettura, aggiornata a un febbraio 2026 che vede giĆ registrato un certo ritardo rispetto alle date previste per lāapertura di alcuni importanti tender?
Credo che, indubbiamente, la lettura non sia facile, perchĆ© la situazione ĆØ piuttosto articolata e complessa. Il tempo richiesto dalle procedure di gara, comporta una tempistica complessiva che va oltre i due anni. Poi, se uno pensa che ciascuna delle fasi che sono allāinterno di questi due anni e che sono previste in un certo slot possano naturalmente subire delle dilatazioni dovute ad approfondimenti, chiarimenti, interazioni con lāArt⦠stiamo parlando di un contesto dove indubbiamente la complessitĆ ĆØ estremamente elevata. Poi cāĆØ un dato di fatto: mettere in piedi una gara che, da un lato, abbia obiettivi di rinnovamento e di miglioramento del servizio, ma che al tempo stesso sia anche una gara sostenibile finanziariamente, sono due elementi difficili da combinare tra loro. Mi ĆØ capitato di leggere piani di bacino o relazioni di affidamento dove si dichiara che le risorse necessarie per realizzare le azioni previste sono ben superiori rispetto alle dotazioni disponibili, ed ĆØ chiaro che giĆ lƬ si apre un tema.
Parliamo di investimenti per il rinnovo del parco o di risorse per il servizio?
Per lāerogazione del servizio. Al di lĆ degli studi fatti dai centri studi, che in modo molto articolato arrivano a determinare in circa 800 milioni di euro aggiuntivi annui il fabbisogno del settore, basta partire da un dato: il Fondo nazionale trasporti ammontava nel 2013 a 4 miliardi e 929 milioni. Nel 2025 siamo a 5 miliardi e 220 milioni. Se uno prende il dato del 2013 e applica semplicemente lāindicizzazione allāinflazione, quel dato oggi dovrebbe essere pari a 6 miliardi. Credo che oggi sia giusto porre lāenfasi sulle risorse finanziarie come condizione necessaria, ma non sufficiente. PerchĆ© bisogna tener conto da un lato della questione tariffe e dallāaltra della significativa disomogeneitĆ nelle performance aziendali. Con riferimento al tema delle tariffe, se guardiamo puramente la dinamica inflattiva, tra il 2016 e il 2024 lāinflazione di settore ĆØ stata pari al 26 per cento, mentre la tariffa media registra un incremento dellā11 per cento.
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Non può la leva tariffaria fare da equilibratore della carenza di risorse?
Stiamo parlando di un settore in cui le tariffe mediamente coprono circa il 30 per cento. Cercare di controbilanciare la mancata indicizzazione dellāaltra componente, che vale il 70, solo attraverso le tariffe significherebbe probabilmente doverle raddoppiare. Più in generale, a prescindere da tariffe o Fondo nazionale trasporti, ĆØ proprio il tema delle risorse in sĆ© a essere centrale.
Guardiamo un attimo alle tipologie di gare: suddividendole in macro famiglie, troviamo gare gross cost e net cost, con profili molto diversi. Quali criteri guidano Arriva Italia nella scelta di partecipare a una gara con lāuno o lāaltro modello?
In termini di macro analisi di contesto direi che sicuramente cāĆØ una preferenza per il net cost rispetto al gross cost. In termini di attrattivitĆ entrano in gioco diversi elementi nella valutazione degli obiettivi target. Uno ĆØ la valutazione delle potenzialitĆ di sviluppo, quindi in relazione allāarea, alla dinamicitĆ di quel contesto, in termini generali e non esclusivamente trasportistici: demografia ed economia del territorio per esempio. Poi, non da ultimo, conta molto anche lāesperienza diretta o la percezione, nei territori dove non siamo ancora presenti, del rapporto con la parte istituzionale. Ć un settore in cui il 70 per cento delle risorse contrattuali arriva dalla Regione, ed ĆØ chiaro che la Regione fa la differenza: come ĆØ amministrata, come ĆØ gestita, il tipo di interlocuzione e di attenzione verso le nostre tematiche. Sono quindi fattori diversi che si combinano tra loro.
Vi prefiggete un perimetro per quanto riguarda la partecipazione a gare di servizio?
Credo che guardando in modo selettivo e non generalizzato, anche nel centro-sud possano esserci opportunitĆ interessanti.
Avete dichiarato lāobiettivo di raddoppiare la presenza del gruppo in Italia nei prossimi anni. In che modo questo obiettivo si traduce nella strategia operativa di Arriva Italia e quali sono oggi le principali leve di crescita su cui puntate?
In termini generali, guardiamo sicuramente alle opportunitĆ di acquisizione, perchĆ© rappresentano una leva importante e consentono di realizzare crescita in tempi più rapidi rispetto ad affidarsi soltanto alle gare. Non nascondo poi che stiamo rilanciando anche lāattenzione al mercato ferroviario. Per alcuni anni avevamo sospeso la nostra licenza, preso atto che, malgrado il quadro normativo europeo e, in parte, italiano, i solleciti di ART ā ANAC e ANTITRUST (autrici, nel 2019, di una comunicazione congiunta che parve segnare un punto di svolta pro-concorrenza nel ferroviario), le Regioni hanno preferito procedere con affidamenti diretti.Ā OggiĀ invece Arriva Italia Rail sta finalizzando lāottenimento della licenza ferroviaria, che arriverĆ nei prossimi mesi. Il gruppo si sta rifocalizzando orientandosi alla crescita. Sul ferroviario ĆØ emersa lāintenzione di supportare questa crescita a livello locale sui mercati più interessanti, tra cui lāItalia, facendo leva sullāesperienza maturata in contesti come Paesi Bassi e Repubblica Ceca, per esempio. Si tratta di un settore ancora chiuso, ma se guardiamo allāistituzione della Rolling stock company (Rosco), nelle pieghe della decisione del governo emerge un segnale verso Bruxelles per cui una certa apertura appare ineludibile. Insomma, in poche parole, la nostra strategia prevede unāattenzione alle opportunitĆ di acquisizioni, un rinnovato focus sul ferroviario e, in unāottica di futura liberalizzazione, la consapevolezza che anche realtĆ come Milano e Roma dovranno affrontare questa tematica.
Il tpl italiano è storicamente percepito come un settore a bassa redditività . In quali condizioni può diventare davvero attrattivo per gli operatori industriali?
Credo che il tema vada affrontato in modo sereno e costruttivo, facendo leva sul contesto associativo. Agens ha sempre lavorato sullāindustrializzazione del settore, sullāidea di creare un ambito con regole chiare e una certa premialitĆ verso il consolidamento, nellāinteresse della collettivitĆ . La frammentazione italiana ĆØ un unicum. Il confronto a mio parere va posto soprattutto sul tema della regolazione. Credo che la regolazione oggi come oggi sia orientata verso quei contesti in cui la componente infrastrutturale ĆØ dominante, come autostrade e idrico per esempio. Il tpl ĆØ un settore infrastrutturale ibrido, perchĆ© ha una componente di costi operativi molto rilevante. Il sistema di regolazione, orientato alla remunerazione del capitale e al pass through dei costi (al netto dei ricavi), oggi non intercetta pienamente la complessitĆ dellāerogazione del servizio. CāĆØ una sottostima del rischio operativo.
Quindi auspicherebbe una regolamentazione meno invasiva?
Piuttosto auspicherei che la regolazione interpretasse il fatto che il trasporto pubblico ha una componente infrastrutturale diversa rispetto ad altri settori. Oggi le matrici dei rischi spesso sono totalmente sbilanciate sullāoperatore, e questo rende tutto più difficile. Si potrebbe immaginare una gradualitĆ nellāimplementazione della normativa con lāutilizzo di situazioni pilota per verificarne lāapplicabilitĆ sul campo.
Proprio in questi mesi scade il termine per molti progetti del PNRR. Avete annunciato una roadmap di investimenti da 156 milioni di euro per il rinnovo della flotta nel periodo 2025 – 2029⦠Con l’esaurimento dei fondi PNRR, diventa concreto il rischio di un vuoto di investimenti per i prossimi anni? Quali modelli di business potrebbero entrare a supporto?
Ć stata una fase eccezionale e, da un certo punto di vista, irripetibile. Da parte nostra cāĆØ un interesse significativo verso nuovi modelli, in particolare il bus as a service combinato con il project financing e il partenariato pubblico-privato. Il project financing, spesso promosso dallāoperatore incumbent, consente di proporre progettualitĆ fondate sulla conoscenza del territorio. Permette anche di combinare infrastrutture e generare valore aggiuntivo per il territorio, valore che poi si riflette nellāerogazione del servizio; naturalmente sappiamo della recente pronuncia della CGUE circa la legittimitĆ , o meno, del diritto di prelazione, pilastro essenziale del project financing; materia che andrĆ rapidamente approfondita. Questo, insieme a soluzioni di bus as a service, rende lo strumento interessante.
CāĆØ un certo consenso nelle previsioni sul fatto che il mercato del finanziato andrĆ incontro a una fisiologica contrazione.
Oggi come oggi, io penso che la riduzione delle risorse peserà soprattutto sul contesto urbano, che è quello che ha beneficiato di più in questi anni.
Sarebbe insomma opportuno uno spostamento delle risorse sul Classe II, che però non pare pienamente recepito nel Piano strategico della mobilitĆ sostenibileā¦
Credo che, all’interno delle associazioni, facendo il proprio mestiere, questo tema dovrĆ essere posto all’ordine del giorno, per cui lo affronteremo sicuramente.
Quadro associativo che, peraltro, negli ultimi tempi pare essersi semplificato. Assistiamo a una situazione in cui Agens appare sempre più costituirsi come la ācasaā delle aziende più dinamiche sul mercatoā¦
SƬ, direi che i tre contesti associativi hanno acquisito ciascuno un profilo identitario abbastanza chiaro e definito. In Agens, direi che con le altre aziende partecipanti abbiamo trovato una visione comune sul tema dellāindustrializzazione, ovvero sullāobiettivo di fare evolvere il settore verso un ambito dove ci siano regole chiare e possibilitĆ di applicarle, con una chiarezza dei ruoli che ad oggi in questo settore ĆØ ancora incompiuta. Dāaltra parte, quello che chiediamo alla politica ĆØ di tracciare le linee di indirizzo, definire il perimetro, e dal momento che il rapporto poi si definisce allāinterno del contratto, quel contratto deve essere applicato. Cosa che spesso non accade.
Ecco, contratto che magari, auspicabilmente, in prospettiva potrebbero svincolarsi dalla logica del chilometro prodotto per offrire una premialitĆ per servizi innovativi come il trasporto on demand. Tenendo fermo il fatto che lāobiettivo non ĆØ quello di rinnovare il parco e coprire chilometri, ma spostare share modale.
Esattamente. Ci sono molte situazioni in cui misurare il valore del servizio in chilometri prodotti non ĆØ una risposta adeguata. In territori remoti, con bassa densitĆ abitativa, come alcune province o aree montane, applicare logiche standard porta o alla cancellazione del servizio o ad autobus che viaggiano vuoti. In questi contesti servono soluzioni nuove, come il trasporto a chiamata, e nuove leve per misurare il servizio.
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Passiamo al tema tecnologico. Avete menzionato che al 2030 prevedete che il 65% degli investimenti in rinnovo della flotta sarĆ direzionato su tecnologia elettrica. Ć un dato che mi ha colpito, perchĆ© come noto Arriva opera molto su servizi extraurbaniā¦
Abbiamo giĆ bandito una gara con due lotti di interurbani elettrici e stiamo facendo le prime prove. Nei prossimi cinque anni prevediamo che ci sarĆ unāevoluzione molto significativa. Come Arriva abbiamo sempre adottato un approccio articolato: siamo stati pionieri nellāHVO, nel CNG e nel biometano sullāextraurbano. Non siamo focalizzati solo sullāelettrico. Parliamo infatti di una flotta ācleanā che a fine 2025 era giĆ pari al 40 per cento del totale, un dato che pochi operatori hanno.
Per chiudere, un altro tema centrale, come noto, ĆØ quello delle risorse. Vi riconoscete nella stima IRU di una carenza conducenti nella misura del 10 per cento del fabbisogno delle imprese?
Il dato IRU ĆØ assolutamente reale. La risposta più efficace sono le academy. Il 2025 ĆØ stato il primo anno con un saldo positivo tra entrati e usciti: sul totale degli autisti Arriva Italia abbiamo registrato un +70 effettivi. Dietro cāĆØ stato uno sforzo enorme di formazione e motivazione. Nel 2026 vogliamo fare ancora meglio, lavorando anche sulla retention, perchĆ© la rotazione dei nuovi entrati con anzianitĆ inferiore allāanno ĆØ significativa: rappresentano circa il quaranta per cento degli usciti. Stiamo investendo su iniziative che non si limitano alla leva salariale, ma alla gestione dei team, allāattenzione al singolo lavoratore.
