Sicurezza a parole, silenzio nei fatti: quando gli autisti pagano il prezzo delle gite scolastiche
I fatti di Praga, rilanciati da più testate il 12 febbraio 2026, riaccendono un tema noto che in realtà non si è mai spento: quello della sicurezza nei viaggi scolastici. Una responsabilità che non riguarda soltanto mezzi a norma e conducenti qualificati, ma anche comportamenti corretti e un chiaro presidio educativo da parte dei trasportati. […]
I fatti di Praga, rilanciati da più testate il 12 febbraio 2026, riaccendono un tema noto che in realtà non si è mai spento: quello della sicurezza nei viaggi scolastici. Una responsabilità che non riguarda soltanto mezzi a norma e conducenti qualificati, ma anche comportamenti corretti e un chiaro presidio educativo da parte dei trasportati. Non è un caso isolato in realtà, almeno ascoltando diversi autisti che raccontano di notti insonni per colpa della baldoria dei giovani alloggiati nelle stanze limitrofe.
I fatti: cosa è successo
Durante una gita scolastica in Repubblica Ceca, una scolaresca ha mantenuto per tutta la notte un comportamento rumoroso e fuori controllo, al punto che l’autista non è riuscito a chiudere occhio. Chiasso, danneggiamenti e rifiuti avrebbero inoltre coinvolto anche il pullman. Al mattino successivo il conducente, con oltre trent’anni di esperienza, non si è ritenuto nelle condizioni psicofisiche di guidare in sicurezza. Le parole dell’autista avvallate dal titolare, Vito Battistuzzi sono state chiare: “In trentatré anni di lavoro non mi era mai capitata una cosa del genere“.
Il titolare, Vito Battistuzzi, che ha rilasciato un’intervista ad AUTOBUS, ha quindi disposto lo stop alla guida per il suo autista per tutelare l’incolumità dei 74 passeggeri, chiedendo inoltre garanzie formali agli insegnanti sul comportamento degli studenti per la notte successiva. Diversamente il bus sarebbe rientrato vuoto in Italia. L’episodio, è stato infine segnalato alla Polizia Stradale.
Battistuzzi chiarisce fin da subito di non voler mettere in imbarazzo scuole o singoli: «Non facciamo nomi di scuole né di persone. Qui non si tratta di colpire qualcuno, ma di raccontare un fatto e affrontare un problema», spiega. L’episodio, riferisce, nasce da una segnalazione ricevuta da uno degli insegnanti: la mattina successiva all’arrivo l’autista ha comunicato di non sentirsi nelle condizioni di ripartire, non avendo dormito a causa del caos notturno. Lo stesso docente avrebbe parlato di gravi disagi all’interno dell’hotel, descrivendo una situazione fuori controllo.
Il cambiamento generazionale
Alla domanda su un possibile cambio di scenario nel tempo, Battistuzzi è netto: «Ho 72 anni e questo mestiere l’ho fatto per tutta la vita. Una volta c’erano ragazzi vivaci, oggi sempre più spesso ci troviamo di fronte a comportamenti che definirei teppistici. Se come società continuiamo così, si parte da chi devasta un albergo e si arriva a conseguenze ben più gravi, a chi gira con martelli. A un certo punto bisogna porre un limite».
L’impatto sul lavoro degli autisti
Le ricadute, spiega, sono pesanti soprattutto per chi guida: «I danni materiali possono anche essere rimborsati, ma il problema vero è che poi gli autisti non vogliono più fare questi servizi. Oggi, con la carenza di conducenti, se chiedi a qualcuno di fare la stagione delle scuole, spesso la risposta è: “No, grazie”. Non c’è rispetto del lavoratore e noi non obblighiamo nessuno a lavorare in queste condizioni».
Sicurezza non a senso unico
Su AUTOBUS i temi legati alla sicurezza degli autisti vengono raccontati da tempo in modo diretto, senza retorica e con coraggio. Su questo punto Battistuzzi concorda: «Spesso, pur di fare incasso, si preferisce non vedere e si finisce per costringere gli autisti a lavorare in condizioni che non sono accettabili. Noi, al contrario, cerchiamo soluzioni equilibrate: consentire alle classi di partire in gita, ma tutelare allo stesso tempo chi lavora». Le scuole, osserva, chiedono legittimamente numerose garanzie tecniche: «Controlli, distanze di sicurezza, efficienza dei freni, dispositivi a bordo. Tutto corretto. Ma la sicurezza non può essere a senso unico. Noi possiamo garantire mezzi e procedure, ma in cambio non possiamo accettare aggressività, comportamenti provocatori o situazioni che impediscono il riposo e il lavoro in sicurezza».
Autorità e responsabilità educative
Alla domanda su dove individuare le cause, Battistuzzi distingue: «Non parlo di colpa, ma di causa. In passato abbiamo sbagliato. Penso, ad esempio, al venir meno di certi strumenti educativi, come il servizio militare di leva. Oggi spesso l’insegnante non è più riconosciuto come figura autorevole. C’è stato un declino progressivo, legato anche alla famiglia e a scelte politiche orientate più al consenso che alle conseguenze».
Il ruolo da “filtro” delle agenzie
«Le agenzie fanno il loro lavoro: acquisiscono il cliente. Un pò come le assicurazioni, se entri per stipulare una polizza, ti sorridono, se inveci chiedi un risarcimento, guardano verso il basso. Non possiamo imputare a loro il comportamento dei gruppi. Il problema è a monte: scuola, società, mancanza di autorevolezza. Se chi dovrebbe essere il riferimento non lo è, qualcun altro prende il comando». Forse però, un ruolo preliminare di controllo dovrebbero averlo?
Leadership e scuola
Battistuzzi richiama un episodio personale: «Ho conosciuto un generale della Royal Army britannica che mi spiegò una cosa semplice: non si governa controllando le masse, ma chi ha responsabilità di guidarle. Se chi dirige esercita autorevolezza, il gruppo segue. Se non lo fa, qualcun altro prende il comando». Poi continua sostenendo che: «Se l’insegnante non riesce a esercitare il proprio ruolo, inevitabilmente emergerà uno studente che imporrà le proprie regole. Ed è lì che nascono i problemi».
Uno sguardo più ampio
Fuori dal caso specifico, Battistuzzi allarga il discorso al contesto economico e sociale:
«Paghiamo molte tasse al Nord e spesso abbiamo la percezione di ricevere pochi benefici in proporzione. Questo alimenta malcontento e squilibri». Secondo l’imprenditore, il rischio è chiaro:
«Se continuiamo così, potremmo trovarci con artigiani che possono permettersi un avvocato e professionisti che non riescono a permettersi un artigiano. Negli anni abbiamo demonizzato figure fondamentali, come l’idraulico, e lo stesso è avvenuto con l’autista».
Le contraddizioni
A rendere il quadro ancora più complesso è una confidenza raccolta in questi giorni presso una fonte che opera in un’altra grande realtà privata del turismo in Lombardia, alle porte di Milano. Secondo quanto riferito, a fronte di un periodo di contrazione del lavoro, il titolare avrebbe invitato i collaboratori a mostrarsi più “elastici” sui servizi scolastici, ritenuti tra i pochi in grado di colmare i vuoti di stagione. In termini pratici, spiega la fonte, ciò si tradurrebbe nell’indicazione di accettare anche situazioni di disordine a bordo, piuttosto che rinunciare al servizio. Un orientamento che, pur non generando prese di posizione ufficiali, avrebbe suscitato malumore tra gli autisti, chiamati ancora una volta a farsi carico di criticità note e ripetutamente segnalate nel settore.
Le parole di Vito Battistuzzi non rappresentano una novità né cercano clamore; fotografano piuttosto un problema strutturale che il comparto conosce da tempo e sul quale, troppo spesso, si fa finta di niente. Senza rispetto reciproco, sottolinea l’imprenditore, nessuna norma e nessun autobus di ultima generazione potranno garantire davvero viaggi sereni e sicuri.
di Gianluca Celentano
