Salvini vuole portare a 70 anni, su base volontaria, la patente per bus e camion
«Penso porteremo in consiglio dei ministri settimana prossima l‘innalzamento a settant’anni, volontari, di età per gli autisti di autobus e camion, rispetto ai limiti previsti oggi», così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo in video-collegamento all’assemblea di Federtrasporto. «C’è l’impegno a rendere opzionale l’uscita anticipata dal lavoro dai 67 anni della […]
«Penso porteremo in consiglio dei ministri settimana prossima l‘innalzamento a settant’anni, volontari, di età per gli autisti di autobus e camion, rispetto ai limiti previsti oggi», così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo in video-collegamento all’assemblea di Federtrasporto.
«C’è l’impegno a rendere opzionale l’uscita anticipata dal lavoro dai 67 anni della Fornero a 64 anni per lavoratrici e lavoratori generali. Per un settore particolare e delicato in crescita come quello del trasporto persone e merci, l’opzionalità di poter decidere invece il contrario, di rimanere più a lungo ovviamente con gli esami e le visite abbassate ai due anni rispetto ai cinque per chi ha sopra 65 anni», ha aggiunto il titolare del dicastero.
Patente a 70 anni, l’ok dell’AN.BTI
Quella dell’innalzamento – su base volontaria – dell’età pensionabile a 70 anni per i conducenti di bus e truck è una storica battaglia dell’AN.BTI (l’associazione nazionale bus turistici italiani, facente parte di Confcommercio). E la proposta del segretario della Lega è stata accolta con il plauso del presidente AN.BTI Riccardo Verona, che ha dichiarato: «Accogliamo con grande soddisfazione l’iniziativa del Ministro Salvini di consentire agli autisti del trasporto merci e persone che ne fanno esplicita richiesta e che dimostrano totale idoneità fisica e psichica, di restare al volante fino a 70 anni. È una proposta di assoluto buonsenso che AN.BTI-Confcommercio sostiene da tempo e che oggi assume un valore ancora maggiore davanti alla drammatica carenza di conducenti».
«Non stiamo parlando di obbligare qualcuno a lavorare più a lungo – sottolinea Verona – ma di dare una possibilità a chi, anche una volta raggiunti i requisiti pensionistici, è ancora perfettamente idoneo, ha esperienza e dimostra autonoma volontà di continuare a svolgere in sicurezza un mestiere che considera una vera missione. La pensione resta una scelta personale e questa misura non deve essere strumentalizzata né confusa con l’età pensionabile che resta un percorso assestante ed assolutamente autonomo».
«Per noi la sicurezza viene prima di tutto e ci teniamo a precisare che già oggi, gli autisti dell’autotrasporto persone, sono chiamati ad una visita annuale rigorosa e completa a partire dal compimento del sessantesimo anno di età. Tale misura, che auspichiamo verrà presto concretizzata, porrebbe l’Italia al passo degli altri principali Paesi Europei, dove, da anni, esiste il solo vincolo dell’idoneità e non esiste alcun limite di età per la guida professionale nell’autotrasporto e, nei pochi casi ove esiste, vede questo limite temporale fissato proprio a 70 anni. Questa discrepanza tra le regole italiane e quelle degli altri Paesi Europei, ha altresì fatto nascere e incentivato negli ultimi anni pratiche particolari che hanno spinto gli autisti giunti al limite dei 68 anni a trovare soluzioni esterne pur di avere l’opportunità di continuare a guidare sulle nostre strade contribuendo alla formazione di quadro confuso e nebuloso che siamo certi, questa misura, riuscirà e dissipare a vantaggio delle aziende Italiane, degli autisti e della sicurezza di tutto il comparto Nazionale».
Nel 2024 AN.BTI denunciava già la mancanza di oltre 7.500 autisti, con un’età media della categoria superiore ai 55 anni; nel giugno 2026 la stima dell’associazione è arrivata a 8.000-10.000 conducenti mancanti solo nel trasporto persone.
«Abbiamo bisogno di tempo per formare una nuova generazione di autisti – conclude Verona – e gli autisti più esperti possono essere fondamentali in questa fase di transizione. Dare loro la possibilità di restare al volante fino a 70 anni, magari impegnandoli nell’ultimo segmento della loro carriera in tratte meno probanti e in ruoli di ausilio e formazione, significa tutelare le imprese, accompagnare i giovani e garantire un servizio essenziale per il Paese affidandosi a mani esperte e sicure».
