di Gianluca Celentano, conducente bus

L’argomento della “patente a 18 anni” ha suscitato diverse polemiche sul piazzale e parlando con i colleghi le idee non sono molto chiare. A dir la verità, al momento, è poco chiaro anche il  disegno di legge, ma andiamo per gradi…

Grazie al contributo video, Andrea Onori di UNASCA, l’Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica, spiegherà la normativa, ma prima è necessario resettare qualche pregiudizio sui giovani seppur oggi l’operazione può essere un po’ imbarazzante.

Presentare tutti gli aspetti di un mestiere

Molti giovani non conoscono la professione o la conoscono solo di riflesso, osservandola senza capirla. Altri invece rifiutano a prescindere un mestiere al servizio della persona, preferendo un impiego in ufficio o nell’industria. Le attuali barriere sono l’investimento per le patenti e il CQC, attualmente acquisibili solo al 24° anno di età, un età dove molti di loro sono già all’interno del mondo del lavoro, magari con contratti precari.

Il mestiere dell’autista oggi non è più un lavoro precario, rappresenta una stabilità lavorativa e una garanzia seppur siano le responsabilità e le retribuzioni basilari a essere messe in discussione.

Tuttavia, come voi, ho conosciuto molti giovani dotati di buonsenso, quindi, giudicare senza conoscere la reale maturità e responsabilizzazione del giovane, è un po’ pretestuoso. Chi si avvicina all’autoscuola per conseguire un titolo professionale non è uno sprovveduto, forse è solo spaventato della novità. Chi ha fatto il servizio militare al 18° anno di età, sarà testimone che i possessori della patente B erano i prescelti per il conseguimento della patente dell’autocarro e dell’autobus in base all’incarico assegnato dopo il primo mese.

Come mai ai tempi della leva militare i 18 anni non erano considerati pochi per condurre un Iveco 370? Un titolo, ricordiamo, convertibile in patente civile al compimento dei ventuno anni.

Risposte e non distrazioni dal problema

Sui piazzali si è convinti che la normativa preveda il conseguimento della patente dell’autobus senza passare prima dall’esame per la patente B. Se facciamo due conti con le tempistiche di studio e d’esame, ci accorgeremo che la tanto sospirata patente D con il CQC arriverebbe quasi alla soglia dei 19 anni, se non oltre…

L’aspetto poco chiaro che potrebbe non far approdare la norma (ricordiamo essere ancora un disegno di legge), risiede nel fattore anagrafico dei candidai, i quali, ad esempio, a 21 anni possono già conseguire l’abilitazione B Cap per il taxi. Più comprensibil,e invece, senza stravolgere le attuali normative di abilitazione e formazione, è l’arretramento di un anno dei limiti minimi di età per il conseguimento della patente D, cioè dai 21 ai 20 anni. Insomma un argomento tecnicamente molto complesso che deve trovare linee di condivisione europee.

Nessuna concorrenza

C’è un altro problema, forse più nascosto è un po’ individualista: il timore di una riduzione delle paghe per la concorrenza dei giovani autisti. Le cose però non sono così. Chi oggi non offre proposte lavorative interessanti continuerà a farlo anche in presenza dei giovani. Senza logorarsi inutilmente, oggi basta non lavorare in una realtà simile, dirigendosi in altre società o aziende. Infatti molte aziende e medie società stanno cominciando a concordare retribuzioni interessanti in base all’effettiva capacità ed esperienza del conducente. Inoltre, i giovani  portano dinamismo e nuove idee, altro aspetto importante in un settore per certi versi troppo arcaico.

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