Odori, conflitti e mancanza di procedure. Cosa succede davvero a bordo bus
È vero, il tema sembrerebbe più adatto al periodo estivo. Ma, poiché questi articoli fotografano in modo oggettivo la vita degli autisti, la stagionalità diventa un dettaglio secondario rispetto a un problema “avvertito” da molti conducenti del noleggio e del Tpl. Può infatti capitare che a bordo qualcuno si lamenti non per una lite o […]

È vero, il tema sembrerebbe più adatto al periodo estivo. Ma, poiché questi articoli fotografano in modo oggettivo la vita degli autisti, la stagionalità diventa un dettaglio secondario rispetto a un problema “avvertito” da molti conducenti del noleggio e del Tpl. Può infatti capitare che a bordo qualcuno si lamenti non per una lite o un’incomprensione, ma per odori fastidiosi e persistenti che invadono l’abitacolo, rendendo difficile il viaggio per tutti.
Dal posto guida la sensazione è di imbarazzo e, soprattutto, di pochi o nessun strumento per intervenire. L’autista non è un assistente sociale, anche se l’esperienza maturata negli anni porta spesso a intuire le situazioni e a sdrammatizzare con un sorriso o poche parole, nel tentativo di allentare le tensioni.
Diritto a viaggiare e convivenza a bordo
Nel Tpl la regola base è chiara – o almeno dovrebbe esserlo -, chi ha un titolo di viaggio valido va trasportato. Anzi, è richiesta ancora più attenzione verso chi vive situazioni di difficoltà. Trovare l’equilibrio tra diritto alla mobilità e convivenza non è semplice. La sintesi ricorrente tra i conducenti è brutale ma non del tutto errata: “Se mi rispetti ti rispetto, se non mi rispetti la corsa si conclude”. Una frase che va però contestualizzata, perché chiedere all’autista anche la capacità di valutare caso per caso rende il ruolo ancora più complesso. Da qui l’importanza delle cabine isolate.
Molte aziende di Tpl indicano chiaramente nei regolamenti il divieto di comportamenti che disturbano gli altri viaggiatori, così come il trasporto di oggetti molesti come le casse acustiche, l’uso del vivavoce o parlare a voce alta. Se la carenza di controlli è spesso legata alle risorse disponibili, diventa comunque complicato gestire situazioni quotidiane come più passeggini sullo stesso bus o il dover spiegare a giovani genitori che, quando i bambini urlano, andrebbe quantomeno tentato un contenimento. Un aspetto segnalato da colleghi in diverse zone d’Italia.
Sia nel Tpl sia nel noleggio, molti autisti segnalano anche il problema degli odori. Non sempre si tratta di comportamenti volontari, talvolta infatti, sono legati a patologie. Il nodo, riferiscono i colleghi, è che in alcuni casi l’odore è talmente pungente da compromettere la continuità del servizio. Qualcuno, consapevole del problema, indossa una mascherina, ma il tema resta delicatissimo se rapportato al diritto alla mobilità. Nel frattempo, tutto ricade sulla frustrazione del conducente, chiamato comunque a proseguire la corsa. Senza contare un effetto collaterale, cioè quello di un disagio che può spingere altri utenti ad abbandonare il mezzo pubblico a favore dell’auto privata.
“Ma allora si può far scendere?”
Non esistono poteri automatici per far scendere una persona per un disagio olfattivo. Norme e regolamenti intervengono su ciò che è oggettivamente pericoloso o disciplinarmente rilevante, ade sempio l’ ubriachezza, i comportamenti molesti, i rischi per la sicurezza, ma non su situazioni così “sfumate”. L’assenza di indicazioni chiare può però generare conflitti a bordo, con ricadute negative sull’immagine e sulla qualità del servizio.
La responsabilità del capogruppo
Diverso è il caso delle gite organizzate o dei viaggi di gruppo. Qui entra in gioco una figura spesso sottovalutata, quella del capogruppo. Non è un giudice, ma può e deve prevenire problemi prevedibili, tutelando il gruppo e l’autista. Un ruolo che, troppo spesso, non viene esercitato.
Manca una procedura
Quando un problema operativo non è regolato, diventa un conflitto destinato a durare per tutto il viaggio. Chi guida non chiede di giudicare le persone, ma di poter contare su un protocollo minimo a cui fare riferimento.
Emblematico il caso, frequente nei servizi turistici, del trasporto di oggetti ingombranti, come monopattini elettrici, valigie fuori misura, colli pesanti. Su autobus gran turismo è consentito portare a bordo solo piccoli bagagli personali, mentre valigie, oggetti voluminosi o potenzialmente pericolosi devono essere sistemati esclusivamente nella bagagliera. Regole note e spesso richiamate anche dal Codice della Strada, ma applicate in modo disomogeneo. Il risultato è paradossale, e chi le fa rispettare, passa per il “cattivo”, mentre chi chiude un occhio alimenta confusione e conflitti. Regole chiare e condivise, invece, tutelerebbero tutti, passeggeri, autisti e aziende.
Cosa dice il Codice della Strada
Il Codice della Strada non elenca nel dettaglio quali bagagli possano salire a bordo di un autobus, ma stabilisce principi generali vincolanti per tutti. Gli articoli 168, 169 e 141 impongono che qualsiasi oggetto trasportato non comprometta la sicurezza, non ostacoli la guida, non intralci corridoi, porte o uscite di emergenza e non costituisca pericolo in caso di frenata. Ne deriva che a bordo sono ammessi solo bagagli piccoli e gestibili, mentre oggetti ingombranti, pesanti o potenzialmente pericolosi devono essere sistemati in bagagliera. Su questa base giuridica si innestano i regolamenti aziendali, che non sono arbitrari ma applicano e rendono operativi i principi fissati dal Codice, valido su tutto il territorio nazionale.
di Gianluca Celentano







