Sull’onda dell’iniziativa pilota del 2022, parte la seconda edizione del progetto “Giovani Meccanici” sviluppato da MAN Truck & Bus Italia in collaborazione con Unhcr e destinato ai giovani immigrati e rifugiati. L’obiettivo resta quello di formare nuove figure tecniche per il settore automotive, dando una prospettiva di integrazione sociale e lavorativa ai giovani esuli.

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Il successo della prima edizione di “Giovani Meccanici MAN”

Nonostante i numerosi premi e riconoscimenti ricevuti per l’iniziativa, i
risultati della prima edizione del progetto “Giovani Meccanici MAN” erano
tutt’altro che scontati, se consideriamo non solo le difficoltà di base, ma la
generale assenza di esperienza in iniziative di questo genere. Dei 12 ragazzi
selezionati e avviati al progetto durante l’estate dello scorso anno, sono ben
5 quelli che hanno completato con successo il percorso formativo e che
all’inizio di quest’anno sono stati inquadrati all’interno delle officine MAN di riferimento con un contratto di apprendistato. Un sesto, fuori quota per l’età, ha trovato comunque un impiego presso un’altra officina MAN, mentre gli abbandoni lungo il percorso formativo sono da addebitare a varie cause, dal trasferimento in un’altra nazione di tutta la famiglia d’origine alle difficoltà con la lingua e quindi con l’apprendimento, fino alla verifica che quello non era il lavoro a cui aspiravano.

Giovani Meccanici MAN 3

“Giovani Meccanici MAN” 2023

Proprio con l’esperienza e le criticità evidenziate nella prima edizione, è stato sviluppato il nuovo progetto che presenta tante novità. In primis la decisione di creare tre indirizzi professionali distinti, quindi non solo meccanici, ma anche magazzinieri e accettatori, e poi di aprire la selezione anche alle ragazze.

Ma ci sono tanti altri cambiamenti significativi, a cominciare dalla
durata che è stata raddoppiata portandola da sei mesi a un anno, con una verifica intermedia per individuare le vocazioni attitudinali e quindi indirizzare il proseguimento dello stage verso una delle tre specializzazioni. Ma già dopo i primi tre mesi scatterà un aumento del contributo economico perché, è importante ricordarlo, per tutta la durata dello stage l’allievo riceve una regolare retribuzione. Importanti innovazioni sono state introdotte anche nei percorsi formativi affiancando fin da subito alla preparazione tecnica corsi di lingua e altri momenti aggregativi. Lo stesso numero totale di partecipanti è stato ridotto per riuscire maggiormente a fare gruppo e creare coesione tra i vari ragazzi coinvolti.

Il via ufficiale della nuova edizione è fissato per il 18 aprile 2023, giorno in cui i ragazzi selezionati si ritroveranno presso la MAN Academy di Verona per un simbolico passaggio di consegne con chi ha terminato con successo la prima edizione e che hanno già intrapreso un percorso professionale con un contratto di apprendistato di varia durata presso i MAN Center di Milano Ovest, Bologna e Forlì e alle officine delle Concessionarie Alpi Service di Alba e Quadri Industrial di Cavenago di Brianza.

Il progetto “Giovani Meccanici MAN” è stato insignito nel corso degli ultimi mesi di vari premi e riconoscimenti tra cui il “Premio Eccellenza Duale 2022, categoria alternanza/stage”, promosso dalla Camera di Commercio italo germanica patrocinato dall’Ambasciata tedesca di Roma e la partecipazione al Premio Welcome dell’Unhcr.

Giovani Meccanici MAN 2

La storia dell’edizione 2022

«È stata un’esperienza umanamente e professionalmente davvero straordinaria – racconta Marco Petrarca, Service Quality and Training Manager di Man Truck and Bus Italia nonché responsabile con il suo Team del progetto – un momento di coinvolgimento e crescita non solo per i ragazzi, ma per tutta la nostra rete assistenziale e per i formatori della MAN Academy. Proprio questi ultimi si sono trovati a confrontarsi con situazioni inedite: infatti di solito i corsi sono pensati per personale già con un’ottima base di competenze, invece in questo caso i ragazzi erano completamente digiuni di conoscenze tecniche o, quasi peggio, ne avevano su tecnologie per noi obsolete. In pratica, si doveva partire dall’illustrare le nozioni di base di una catena cinematica moderna. È questa una delle criticità più significative con cui ci siamo confrontati, insieme ai più comprensibili problemi creati dalla scarsa conoscenza della lingua italiana».

Per conoscere direttamente l’esperienza di uno dei partecipanti al primo progetto, abbiamo incontrato Sohayb Romaili che ha appena firmato un contratto di apprendistato di tre anni presso il MAN Center Forlì. Con un italiano ancora da migliorare, Sohayb ci racconta che è nato in Marocco 20 anni fa e fin da piccolo, dall’età di cinque anni, andava con il padre meccanico a lavorare tra Libia e Marocco spinto da una forte passione per la meccanica e il lavoro d’officina. È in Italia da un anno e sette mesi, scappato da una situazione tragica con guerre e una vita piena di difficoltà, tra la scarsità di lavoro e l’impossibilità di frequentare con continuità la scuola. È partito in barca con la famiglia dalla Libia approdando in Sicilia dopo una settimana di navigazione durante la quale non aveva minimamente idea di cosa gli potesse succedere. Aveva però un fratello che era già in Italia da 10 anni ed è grazie a lui, insieme alle associazioni di supporto agli immigrati, se gli è stato possibile trasferirsi a Forlì dove ha conseguito la licenza media e ha iniziato un percorso scolastico professionale che gli ha permesso di venire a conoscenza del progetto “Giovani Meccanici MAN”. Ha iniziato a parlare italiano solo da sette mesi e la lingua resta la principale difficoltà nella vita come nel lavoro; la capisce ma fa ancora fatica ad esprimersi. Quindi, l’emozione era tanta sia durante il primo colloquio, sia quando gli è stata comunicata la partecipazione al progetto MAN. Però si è trovato subito a proprio agio sia con i compagni sia con il programma di formazione, anche se, ci confessa, a volte ha dovuto ricorrere ai consigli del padre. Quello che gli piace di più è smontare il motore e il suo sogno è quello di diventare un meccanico ancora più esperto.

Marco Petrarca ricorda in modo particolare il primo incontro con Sohayb
Romaili: «Quando si è presentato al colloquio, è arrivato accompagnato dal
fratello maggiore perché non parlava italiano, ma aveva indosso le scarpe
antinfortunistiche comprate per l’occasione. Il fratello si è fatto sempre
garante dell’impegno di Sohayb e spesso ci siamo sentiti perché voleva
sapere se si applicava e si impegnava in officina, ci teneva che il fratellino
facesse bella figura. Sohayb abita dalla parte opposta di Forlì rispetto al MAN Center che raggiunge in bicicletta, ma è sempre stato puntuale e non ha mai fatto un’assenza. Anche rispetto alla lingua, si è distinto nel gruppo per aver sempre chiesto di sua spontanea volontà di seguire il corso d’italiano e di completarlo nei tempi previsti. Sohayb rappresenta, e per fortuna non è il solo, il percorso e il successo virtuoso di questo progetto e personalmente sono orgoglioso che MAN gli abbia dato questa possibilità».

Sonia Tassini è la psicologa che ha affiancato Marco Petrarca nei colloqui di
selezione
: «La prima edizione del progetto si è rivelata un’esperienza virtuosa che ha unito profit e no-profit in un mutuo dialogo e interscambio di risorse umane, esperienze, valori, relazioni, culture e obiettivi condivisi. All’inizio il mio augurio era quello che questo progetto non fosse solo un’opportunità di inserimento lavorativo, ma soprattutto un’esperienza relazionale, un’opportunità di dare uno sguardo nuovo verso il mondo della migrazione. E così è stato perché, sorprendentemente, si sono creati solidi legami tra i dipendenti delle officine e i formatori con i beneficiari del progetto, aiutandoli a orientarsi rispetto al loro percorso migratorio, professionale e di vita».

Fondamentale nella selezione dei candidati è il contributo dell’UNHCR,
l’Agenzia ONU per i rifugiati, come spiega il suo funzionario Andrea De
Bonis
: «L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, da anni
impegnato nel supporto all’integrazione dei rifugiati in Italia, ha collaborato con piacere nella realizzazione della seconda edizione del progetto di MAN, riconoscendone il valore ed avendo avuto modo di apprezzare il successo della prima esperienza. Riteniamo il lavoro uno step fondamentale per il percorso d’integrazione dei rifugiati, non solo perché garantisce ad essi un reddito che li renda autonomi dall’assistenza, ma anche perché il lavoro restituisce ad ognuno di loro quel ruolo sociale perso con la fuga dal loro Paese di origine. A questo fine l’impegno delle imprese private è fondamentale e il progetto di MAN rappresenta un esempio, una buona prassi che speriamo possa essere replicato presto da altre aziendE».

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